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Papa Francesco: “E’ santa, ma continueremo a chiamarla Madre Teresa”

Francesco presiede la Concelebrazione davanti a una folla imponente: oltre 120 mila persone gremiscono piazza San Pietro, via della Conciliazione e le strade attorno al Vaticano.

«Beatam Teresiam de Calcutta sanctam esse decernimus et definimus ac sanctorum catalogo adscribimus». Alle 11,19 di domenica 4 settembre 2016 Papa Francesco proclama santa per tutta la Chiesa cattolica Madre Teresa, «la santa dei bassifondi di Calcutta», la quale soleva dire: «Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo» perché aveva come missione nella vita quella di amare e servire i più poveri tra i poveri; di raccogliere per strada chi non ha un tetto, un letto, il cibo; di dedicarsi ai moribondi di Calcutta, ai lebbrosi, ai malati di Aids, ai bimbi sieropositivi.

La sua canonizzazione è uno dei grandi eventi dell’Anno Santo straordinario della misericordia.

Francesco presiede la Concelebrazione davanti a una folla imponente: oltre 120 mila persone gremiscono piazza San Pietro, via della Conciliazione e le strade attorno al Vaticano: sono arrivati da tutto il mondo «per la matita nelle mani di Dio» – come si definiva – ma soprattutto dall’Albania, la terra delle origini di Agnés Gonxha Bojaxhiu, e dall’India, la terra della sua straordinaria vita. Con Bergoglio concelebrano 70 cardinali, 400 vescovi e oltre 1.700 sacerdoti. Tantissimi i volontari.  Tredici i capi di Stato e di Governo, tra i quali il primo ministro dell’India.

L’annuncio di Francesco è sommerso da un uragano di applausi quando proclama santa «la generosa dispensatrice della misericordia divina» che si è resa disponibile a tutti «attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata», che ha donato la vita a tutti quegli ultimi che sono sempre di più: «Si è impegnata in difesa della vita proclamando incessantemente che “chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero”. Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il “sale” che dava sapore a ogni sua opera, e la “luce” che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la povertà e sofferenza».

La missione di Madre Teresa ha attraversato le periferie delle città e quelle esistenziali, e oggi – dice Francesco abbandonando i fogli scritti – continua la sua «testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri. Oggi consegno questa emblematica figura di donna e di consacrata a tutto il mondo del volontariato: lei sia il vostro modello di santità! Penso che, forse, avremo un po’ di difficoltà nel chiamarla santa Teresa: la sua santità è tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda che spontaneamente continueremo a dirle: “Madre Teresa”. Questa instancabile operatrice di misericordia ci aiuti a capire sempre più che l’unico nostro criterio di azione è l’amore gratuito, libero da ogni ideologia e da ogni vincolo e riversato verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione».

Teresa diceva: «Forse non parlo la loro lingua, ma posso sorridere». Francesco chiede che si porti «nel cuore il suo sorriso per donarlo a coloro che incontriamo durante la vita, specialmente a quanti soffrono: così apriremo orizzonti di gioia e di speranza a tanta umanità sfiduciata e bisognosa di comprensione e di tenerezza».

Francesco è categorico: «Non esiste alternativa alla carità. Quanti si pongono al servizio dei fratelli sono coloro che amano Dio. La vita cristiana non è un semplice aiuto fornito nel momento del bisogno. Se fosse così sarebbe un bel sentimento di umana solidarietà che suscita un beneficio immediato, ma sarebbe sterile perché senza radici. L’impegno che il Signore chiede è quello di una vocazione alla carità. A Dio è gradita ogni opera di misericordia, perché nel fratello che aiutiamo riconosciamo il volto di Dio che nessuno può vedere (Giovanni 1,18). E ogni volta che ci chiniamo sulle necessità dei fratelli, noi abbiamo dato da mangiare e da bere a Gesù; abbiamo vestito, sostenuto, e visitato il Figlio di Dio (Matteo 25,40). Insomma, abbiamo toccato la Carne di Cristo», come diceva sempre Madre Teresa.

Francesco si rivolge al mondo del volontariato e ripete le parole dell’apostolo Paolo al suo discepolo Filemone: «La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, poiché il cuore dei credenti è stato confortato per opera tua». E aggiunge: «Quanti cuori i volontari confortano; quante mani sostengono; quante lacrime asciugano; quanto amore è riversato nel servizio nascosto, umile e disinteressato! Questo lodevole servizio dà voce alla fede – dà voce alla fede! – ed esprime la misericordia del Padre che si fa vicino a quanti sono nel bisogno. Chi serve gli ultimi e i bisognosi per amore di Gesù non si aspetta né ringraziamenti né gratifiche. Come il Signore mi è venuto incontro e si è chinato su di me nel momento del bisogno, così anch’io vado incontro a Lui e mi chino su quanti hanno perso la fede o vivono come se Dio non esistesse, sui giovani senza valori e ideali, sulle famiglie in crisi, sugli ammalati e i carcerati, sui profughi e immigrati, sui deboli e indifesi nel corpo e nello spirito, sui minori abbandonati a sé stessi, così come sugli anziani lasciati soli».

Dopo la Messa il Papa offre a 1.500 persone in difficoltà un pranzo, a base di pizza napoletana, nell’ario dell’«Aula Paolo VI». Gli invitati sono poveri, soprattutto delle case-dormitori delle Suore di Madre Teresa e provengono da tutta Italia: da Milano, Bologna, Firenze, Napoli e da tutte le case di Roma. Hanno viaggiato di notte per partecipare alla canonizzazione e al pranzo. Il pranzo sarà servito da 250 Suore di Madre Teresa, 50 Fratelli della Congregazione maschile e da altri volontari. La pizza è stata preparata da una pizzeria napoletana con un organico di 20 persone e con la propria attrezzatura mobile.

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