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Treviglio, pugno duro del sindaco contro i furbetti della mensa: in calo del 67%

Procede a pieno regime la battaglia condotta dal sindaco di Treviglio Juri Imeri contro i nuclei familiari insolventi nei confronti della Gemeaz, la società che fornisce i pasti alle mense scolastiche. Il pugno duro del primo cittadino leghista mette d'accordo anche le minoranze.

Procede a pieno regime, e con dei primi risultati eccellenti, la battaglia condotta dal sindaco di Treviglio Juri Imeri contro i nuclei familiari insolventi nei confronti della Gemeaz, la società che fornisce i pasti alle mense scolastiche.

Dal giro di vite annunciato dal sindaco lo scorso luglio, e con esso l’ultimatum per i pagamenti in sospeso fissato per il 26 agosto, i genitori degli studenti che avevano un conto in sospeso con Gemeaz hanno subìto un calo drastico del 67,3%, passando da 315 a 103. Inoltre, nel corso dell’operazione, sono stati anche recuperati circa 60 mila euro dal totale degli arretrati. Tuttavia, la questione non è del tutto chiusa: sono infatti ancora in corso i tentativi di ridurre ulteriormente il numero di debitori che potranno ricorrere, se necessario, alla rateizzazione delle somme dovute.

Il provvedimento, intanto, piace anche alle minoranze, le quali, esprimono parere positivo nei confronti del pugno duro mostrato da Imeri:

Gianluca Pignatelli, consigliere di Forza Italia, ha dichiarato: “E’ giusto che chi può pagare contribuisca al costo della mensa. In ogni caso non bisogna mai penalizzare i bambini che non sono di certo colpevoli. Sarà interessante, comunque, verificare i dati. Probabilmente – ha concluso – non si doveva arrivare ad accumulare un così ampio debito negli anni scorsi”.

Dal Partito Democratico, invece, Erik Molteni ha fatto sapere che: “Bisogna entrare nel merito della cosa distinguendo, anzitutto, i furbetti da coloro che hanno delle reali criticità. Non so può fare di tutta l’erba un fascio: i primi andrebbero colpiti senza se e senza ma mentre, per i secondi, sarebbe necessario l’intervento dell’assistenza sociale”.

“Chi ha indebitamente utilizzato il servizio senza pagarlo pur avendone facoltà – spiega invece Emanuele Calvi del Movimento Cinque Stelle – ha ovviamente danneggiato i cittadini che devono affrontare quest’onere vivendo, magari, una difficile situazione economica personale e, paradossalmente, danneggiando esclusivamente i bambini che pagano colpe di concittadini irresponsabili. La cosa per me fondamentale, è che non siano i bambini a subire il danno maggiore”.

Poi aggiunge: “La nostra proposta di portare il pranzo da casa ha avuto un’effetto sull’amministrazione: ricordiamo che l’apertura, anche se parziale, al pasto da casa è stata conseguente alla delibera regionale presentata dal M5S e approvata a gennaio dopo la relativa raccolta firme”.

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