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Scirea, 27 anni dal tragico incidente stradale, ma il mito vive ancora

Era il 3 settembre del 1989 quando in un incidente stradale morì Gaetano Scirea, leggenda del calcio italiano che vestì le maglie di Atalanta e Juventus.

Era il 3 settembre del 1989 quando in un incidente stradale morì Gaetano Scirea, leggenda del calcio italiano che vestì le maglie di Atalanta e Juventus.

Scirea trovò la morte a Babsk, in Polonia, dove aveva appena visionato il Gornik Zabrze, avversario della Juve in Coppa Uefa. Aveva smesso la carriera di calciatore per iniziare quella di tecnico, come vice di Dino Zoff, e tra i suoi compiti c’era anche quello di prendere informazioni sui prossimi rivali dei bianconeri. Dall’incidente non riuscirono a salvarsi nemmeno l’autista e un interprete che viaggiavano con lui. La notizia della morte sconvolse il mondo del calcio italiano, che perdeva uno dei campioni del mondo di Spagna 1982.

Sette scudetti, due Coppe Italia, una coppa Uefa, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa, una Coppa Campioni e una intercontinentale, oltre ad aver vinto la Coppa del mondo nel 1982, riempiono il suo palmares.

I primi calci al pallone li tira nel gruppo sportivo “Serenissima” di Cinisello Balsamo, dove nella locale squadra di calcio a sette gioca come punta dal 1963 al 1967. L’allora dirigente della Serenissima San Pio X, Giovanni Crimella, nel 1967 lo porta alle giovanili dell’Atalanta, dove viene schierato inizialmente come ala destra, ruolo in cui grazie all’ottimo tocco di palla e l’eleganza nella corsa riusciva a segnare una grande quantità di gol; tuttavia la sua grande visione di gioco spesso lo portava ad accentrarsi, e per questo motivo col passare del tempo venne fatto giocare come centrocampista.

Quando ebbe l’età per giocare nella Primavera (mentre alternava il calcio con il lavoro da tornitore nell’officina dello zio a Cernusco sul Naviglio, occupazione che mantenne anche dopo l’esordio in Serie A), l’allenatore Ilario Castagner lo schierò regolarmente come libero di fianco allo stopper Antonio Percassi, futuro presidente dell’Atalanta. Scirea tuttavia non interpretò il nuovo ruolo nel modo tradizionale, ma divenne il vero e proprio organizzatore di gioco della Primavera neroazzurra, con frequenti inserimenti in mezzo al campo, fino alle soglie dell’area avversaria.

Gaetano Scirea esordì in Serie A il 24 settembre 1972 con il club orobico in Cagliari-Atalanta 0-0, partita in cui sostituì nella posizione di libero l’infortunato Savoia, impressionando molto per la sicurezza con cui giocò nel ruolo che solo da poco aveva iniziato a ricoprire. Nel corso del campionato nacquero varie discussioni in seno sia alla società bergamasca che sulla stampa sull’opportunità di impiegare Scirea come difensore nonostante le sue doti in mezzo al campo, anche per il fatto che lo stesso giocatore quando interpellato esprimeva la sua preferenza per il ruolo di mezzala. Dopo un’ulteriore partita da titolare (lo 0-0 casalingo contro il Napoli) Scirea perde il ruolo di libero, sostituito dal rientrante Savoia; dopo una sola partita (la sconfitta per 9-3 sul campo del Milan) riprese comunque a giocare da titolare, come libero o come mezzala a seconda delle necessità[.

Dopo aver disputato complessivamente 20 partite nella massima serie e 2 partite in Coppa Italia, restò a Bergamo anche la stagione successiva, che gli orobici disputarono in Serie B dopo la retrocessione per differenza reti dell’anno precedente. Nella prima giornata di campionato giocò la sua ultima partita da mediano con l’Atalanta, in una sconfitta per 1-0 sul campo del Como, ma già dalla seconda giornata per decisione del neoallenatore neroazzurro Heriberto Herrera venne schierato stabilmente come libero[28], disputando tutte e 38 le partite di campionato (con anche un gol segnato, il 12 maggio 1974 in una partita persa per 2-1 sul campo del Brindisi) e 10 partite in Coppa Italia, manifestazione in cui mise anche a segno una rete il 27 marzo 1974 in una partita vinta per 1-0 contro l’Inter nel girone di semifinale.

Grazie al canale privilegiato allora esistente tra Atalanta e Juventus, la società torinese, che già lo teneva sotto osservazione dall’esordio nella massima serie, lo acquistò dal presidente Bortolotti nell’estate del 1974 per 700 milioni di lire più i cartellini di Giorgio Mastropasqua, Gian Pietro Marchetti e la comproprietà di Giuliano Musiello

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