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“Io, ingegnere bergamasco, pronto a partire per Amatrice: un po’ tecnico e un po’ psicologo” foto video

Marco Locatelli, presidente della Commissione strutture dell'Ordine degli Ingegneri di Bergamo, ha dato la propria disponibilità a partire per le zone terremotate e consiglia: “Anche da noi serve prevenzione: più interventi strutturali e meno estetici”.

Dopo il sisma di mercoledì 24 agosto in centro Italia ha subito dato la propria disponibilità, tramite il Consiglio Nazionale Ingegneri, per andare a dare una mano: l’ingegnere Marco Locatelli, delegato protezione civile e presidente della Commissione strutture dell’Ordine, è un esperto di terremoti e nella sua lunga esperienza ha avuto modo di toccare con mano la devastazione portata da tali fenomeni a L’Aquila e in Emilia Romagna.

Il Soccorso Alpino in azione ad Amatrice

Ingegner Locatelli, quale può essere il contributo degli ingegneri in questa fase?

Innanzitutto bisogna specificare che non tutti gli ingegneri possono recarsi nelle zone terremotate: serve un’apposita formazione e la decisione spetta alla protezione civile. Come Ordine di Bergamo abbiamo organizzato corsi specifici che hanno formato 70 colleghi: in questo momento è difficile fare delle valutazioni sul posto, anche perchè le scosse continuano a susseguirsi e potrebbero compromettere l’agibilità degli edifici. Una volta sul posto dobbiamo attenerci ai criteri di agibilità stabiliti dalla protezione civile e fornire una prestazione oggettiva: rileviamo le caratteristiche del singolo edificio e compiliamo apposite schede sulle quali annotiamo i danni. In base a ciò dichiariamo l’immobile agibile, agibile con necessità di interventi o inagibile. Tutte le case in quella zona hanno dei dissesti, sta a noi capire quanto siano gravi e consigliare alcuni interventi.

Le immagini delle zone terremotate sono spaventose, alcuni paesi sono andati quasi completamente distrutti.

Il nostro lavoro di verifica, però, è molto più importante nei centri vicini dove i danni sono meno visibili e consistenti: inutile andare in una zona rossa dove è tutto crollato. Solitamente troviamo due tipi di persone: quelli che non vogliono assolutamente abbandonare la casa nonostante i danni e quelli che invece nonostante l’agibilità hanno paura e non vogliono rientrare.

Nella sua esperienza a L’Aquila che situazione ha trovato?

L’Aquila è stata per me un’esperienza molto toccante: l’aspetto tecnico viene sorpassato da quello emotivo e psicologico. Il 60% degli edifici lì era agibile: intervennero circa 1500 tecnici ma non così preparati come lo siamo ora.

Bergamo, nonostante si trovi in una zona a bassa sismicità, è all’avanguardia dal punto di vista della formazione.

Il nostro Ordine è stato uno dei primi a organizzare il corso con la protezione civile: insieme a Brescia la nostra provincia è quella che fornisce il maggior numero di tecnici volontari, o almeno quella che potenzialmente ne ha di più da inviare nelle zone di emergenza. Dal punto di vista tecnico e delle conoscenze il corso non aggiunge molto ma dal punto di vista operativo è fondamentale, bisogna imparare anche a relazionarsi con persone che potrebbero aver perso tutto.

La classificazione in zona sismica bassa mette Bergamo al sicuro?

Impossibile fare previsioni ma, statisticamente, è certo che prima o poi un terremoto arriverà: in Emilia un terremoto della stessa intensità di quello di quattro anni fa si era verificato 500 anni prima. Bisogna essere pronti e prevenire.

Ci sono zone che sarebbero più a rischio?

Sicuramente città alta e i borghi storici sono quelli più fragili da questo punto di vista, insiema ai quei fabbricati che sono stati soggetti negli anni a tanti interventi o modifiche interne come la demolizione di un muro. Ma le variabili sono davvero tantissime: dipende dalla profondità, dall’intensità, se sussultorio od ondulatorio.

E gli altri edifici di Bergamo sarebbero pronti ad affrontare un sisma?

Su quelli costruiti dopo il 2004, e ancor di più dopo il 2009, posso dire di sì: la normativa è stata migliorata e gli edifici hanno una protezione corretta. Fondamentale è la fase di progettazione: serve regolarità e comunione di intenti. È importante la concezione strutturale dell’edificio che, se corretta, può metterlo al riparo anche da terremoti più violenti di quelli previsti per la zona.

Sul resto del patrimonio esistente, invece, come si possono fare dei miglioramenti?

Sono tanti gli interventi che potrebbero migliorarne il comportamento: è logico che un edificio concepito in periodi di molto antecedenti alla norma sismica l’adeguamento diventa complicato se non con interventi consistenti. A volte anche impossibile.

Il suo consiglio qual è?

Prima di fare un intervento su una casa andrebbero valutati bene nel complesso tutti gli interventi di manutenzione, ordinaria o straordinaria, di cui avrebbe bisogno e definire a quel punto con un pool di tecnici preparati la cronologia degli stessi e un piano per arrivare all’obiettivo. Alcuni interventi di adeguamento sismico possono essere molto banali e inserirsi insieme, ad esempio, a quelli di efficientamento energetico. Parlando di costi, il consiglio è quello di privilegiare gli investimenti strutturali piuttosto che quelli estetici. Il discorso vale anche per le aziende che possono intervenire sui capannoni con dei vincoli degli elementi strutturali a costi basti e facilmente integrabili con altri interventi. Affidandovi a un professionista sarete sicuri delle conseguenze dei vostri interventi sulla casa.

A Bergamo gli ingegneri ricevono molto richieste di verifica o adeguamento sismico?

Diciamo che si va a periodi e l’aspetto emotivo spinge molto sulle richieste di adeguamento: dopo il terremoto in Emilia molte aziende hanno chiesto di apportare miglioramenti sui capannoni industriali sui quali è facile intervenire.

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