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Foppolo, discese e risalite di una vicenda con troppe domande senza risposta fotogallery

Un Comune commissariato, una società indebitata, due seggiovie bruciate, le indagini per incendio doloso e la corsa contro il tempo per salvare la stagione invernale. Riavvolgiamo il nastro, ripercorriamo le tappe dell'inchiesta e proviamo a porre alcune domande alle quali non è ancora stata data risposta.

Un Comune commissariato, una società indebitata fino al collo, un’istanza di fallimento presentata dai lavoratori per il mancato pagamento degli stipendi (poi ritirata), due seggiovie carbonizzate, le indagini per incendio doloso e una disperata corsa contro il tempo per salvare la stagione dello sci invernale.

Fosse un libro o un film sarebbe un giallo con i fiocchi. Invece è quanto sta succedendo in questi mesi in alta Valle Brembana, e questi sono i primi capitoli di una sceneggiatura tuttora in divenire. Riavvolgiamo il nastro, ripercorriamo le varie tappe dell’inchiesta e proviamo a porre delle domande alle quali non è ancora stata data risposta.

IL CASO CARONA

Carona, sabato 14 maggio. Sei consiglieri su dieci si dimettono facendo cadere il Consiglio Comunale. Sono Tarcisio Migliorini, vicesindaco già dimissionario, Angelo Bagini e Giancarlo Pedretti per la maggioranza; Mauro Arioli, Giorgio Bianchi e Franco Musati per la minoranza.

E’ quì che tutto ha inizio. Il vaso di Pandora si rompe e i cocci portano a galla i primi interrogativi sulla Brembo Super Ski, la società di gestione degli impianti di risalita dei Comuni di Foppolo (75% delle quote), Carona (15%) e Valleve (10%).

L’amministrazione comunale era già in bilico dopo che, nella seduta consiliare del 7 maggio, il bilancio di previsione non era passato per il voto contrario, oltre che di due componenti della minoranza, anche di tre consiglieri di maggioranza. Cinque a cinque il voto finale con tutti i punti relativi al bilancio che erano rimasti sulla carta. Tra i punti contestati l’aumento di capitale per 560 mila euro in favore della Brembo Super Ski.

Il sindaco Gianalberto Bianchi, al secondo mandato dal 2010, va a casa e il commissario prefettizio Andrea Iannotta chiude il rubinetto degli investimenti. “Stavamo per dare denaro pubblico a una società che nel giro di pochi anni ha accumulato un passivo spaventoso, e lo stavamo dando senza chiarezza su Brembo Ski né pareri dalla Corte dei Conti – affermano i dissidenti -. Abbiamo sempre fatto domande e chiesto maggiore trasparenza sulle questioni societarie, ma ci hanno sempre sbattuto la porta in faccia. E’ mai possibile che una Srl non convochi un solo consiglio di amministrazione?” (leggi/leggi).

“Dicono così solo perché non vogliono gli impianti – ribatte l’ex sindaco -. Quello era un investimento necessario, finalizzato all’innevamento artificiale dell’impianto. Senza neve quì non si va avanti (leggi)“.

BREMBO SKI E I LAVORATORI NON PAGATI

La caduta di Carona è il primo capitolo di una vicenda intricata, al quale fa seguito, verso metà maggio, l’istanza di fallimento presentata dai lavoratori nei confronti della società. Si tratta di 49 dipendenti che lamentano stipendi in arretrato; nei casi limite, anche da più di un anno (leggi). Tra chi siede in biglietteria e chi spiana le piste, solo cinque-sei sono a tempo indeterminato, mentre gli altri vengono impiegati per circa 10 mesi o solo per la stagione: “Sono stati fatti altri investimenti e noi operai siamo finiti in fondo alla lista, dimenticati”, sostengono quelli che hanno deciso di rivolgersi al sindacato (guarda). Tra le altre cose, si parla di 600 mila euro spesi per l’acquisizione di un piano del complesso residenziale Belmont a Foppolo, in piazzale Alberghi.

A rappresentare i lavoratori c’è Tobia Perini della Cgil: “I dipendenti hanno deciso di andare per vie legali poiché l’accordo dell’1 marzo 2016 depositato alla Direzione territoriale del lavoro prevedeva l’impegno della società Brembo Ski a pagare gli arretrati in 10 rate mensili (da circa 50 mila euro l’una, ndr) da versare ogni giorno 15 del mese”.

Di queste rate, però, ne sono state versate soltanto due: “Quella di febbraio e quella di marzo”. Le due in concomitanza dell’apertura della stagione sciistica.

“L’accordo siglato a marzo – continua Perini – stabiliva che in caso di mancato pagamento o di ritardo, l’azienda avrebbe perso il beneficio di rateizzazione dell’importo”. La legge sancisce che non si può dichiarare fallimento quando l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati, risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare, è complessivamente inferiore a 30 mila euro. Ebbene: “Al 31 gennaio 2016, il debito della società Brembo Ski nei confronti dei soli lavoratori ammontava a circa 300 mila euro”.

L’INCENDIO DI QUARTA BAITA E MONTEBELLO

Qualche settimana di silenzio e poi il botto. Anzi, i botti. Nella notte tra giovedì 7 e venerdì 8 luglio bruciano le seggiovie di Quarta Baita e Montebello facenti capo proprio a Brembo Ski. Sui luoghi del rogo vengono trovati liquidi infiammabili, gasolio, fiammiferi, carta e tutto l’armamentario utile ad appiccare un incendio. E pure i segni del recente passaggio di una motocicletta.

La deduzione logica, anche perché due sono le stazioni bruciate nelle stesse ore, è che si tratti di un’azione premeditata, voluta e quindi dolosa. Il sostituto procuratore di Bergamo Gianluigi Dettori apre un fascicolo contro ignoti, disponendo il sequestro degli impianti di risalita di Foppolo divorati dalle fiamme. In fumo vanno le due basi, un motore, le cabine di comando e i quadri elettrici.

Chi è stato? Le ipotesi si sprecano, anche se nessuna sembra convincere realmente gli inquirenti. E’ stata opera di un lavoratore disperato? Oppure le fiamme sono state provocate appositamente per andare a battere cassa con l’assicurazione? O ancora: qualcuno ha maturato interessi particolari sull’area in questione? Mistero era e mistero, per ora, rimane. Quel che è certo, è che la stagione invernale è in serio pericolo: scatta la corsa contro il tempo.

SALVIAMO LA STAGIONE INVERNALE

Mercoledì 13 luglio, nella sede della Comunità Montana a Piazza Brembana, i 37 sindaci della valle si riuniscono per studiare una soluzione (leggi). Come in un domino, i roghi rischiano di affossare non solo Foppolo e l’alta valle, ma anche tutti quei Comuni che di riflesso godono dell’indotto determinato dal turismo legato allo sci. Da Branzi in giù, per intendersi. L’obiettivo è farsi trovare pronti per l’inverno. Dell’estate neanche se ne parla.

Il sindaco di Foppolo Giuseppe Berera, in carica dal 2004, invoca a gran voce l’aiuto della valle, che a sua volta chiede quello della Regione. Arriva la cavalleria: dal Pirellone prestito da 2,5 milioni di euro, restituibili in vent’anni, per la realizzazione della nuova cabinovia a Foppolo (leggi). Una somma alla quale si aggiungono i 2 milioni raccolti tra privati (si parla di un accordo verbale, ma chi siano questi privati si sa?) e i 750 mila euro del Bim (Bacino imbrifero montano). Quanto basta a coprire l’investimento che si aggira tra i 5 e i 6 milioni di euro.

Nel frattempo, colpo di scena: Una decina di giorni prima dell’incendio si scopre che i lavoratori hanno ritirato l’istanza. A salvare la Brembo Ski dal baratro del fallimento è la Fenix Italia Srl, società di Brescia che acquisisce dai lavoratori il 30% del credito per un importo di circa 150 mila euro complessivi (leggi). Una società che sembra occuparsi della produzione e vendita di calzature: “Non è altro che una società che ha una quota di partecipazione nella Foppolo Teleriscaldamento”, spiega il sindaco Berera, anticipando anche l’ingresso in società di un manager esterno che farebbe da direttore generale. Il profilo è quello di Vittorio Salusso, piemontese, attualmente alla guida della stazione della Lorica Ski Area in Calabria. Un peso massimo, dicono, nel settore dello sci italiano, responsabile unico della realizzazione delle infrastrutture montane per lo svolgimento dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006.

Le cose, però, precipitano di nuovo la sera dell’8 agosto, quando i sindaci si riuniscono in Comunità Montana per votare lo sblocco dei 750 mila euro provenienti dal Bim. Nonostante le differenti prese di posizione, la delibera passa: 20 i voti favorevoli su 37. Decisivi quelli dei primi cittadini leghisti e del centrodestra. Sette gli assenti, 9 quelli che hanno lasciato l’aula in segno di protesta. Astenuto dal voto, invece, il commissario prefettizio di Carona. A dir poco contrariati i primi cittadini di Averara, Bracca, Dossena, Isola di Fondra, Moio de’ Calvi, Roncobello, San Giovanni Bianco, Ubiale di Clanezzo e Valnegra. A scaldare gli animi, anche l’ipotesi di recuperare le seggiovie danneggiate quando in precedenza si era sempre parlato di installare una nuova cabinovia. Un’ipotesi, quest’ultima, che comporterebbe un esborso economico di gran lunga inferiore (1,5 milioni) e un lasso di tempo più ristretto (leggi).

Al netto del voto, risicato ma favorevole, l’ultima parola spetta comunque al Consiglio direttivo del Bim, che non è detto assicurari i 750 mila euro a fondo perduto. A tal proposito, maggiori novità si avranno entro il 12 settembre, in attesa che il piano d’investimento sia più chiaro.

E ora? Mercoledì 31 agosto si apriranno le buste dalle quali uscirà il nome dell’azienda che si sarà aggiudicata il bando per la gestione degli impianti. Voci di corridoio parlano di un testa a testa tra i marchi Leitner e Graffer, anche se in gara ce ne sono altre.

Restano però ancora molti gli interrogativi. Ad esempio: è normale che durante un’inchiesta per incendio doloso degli enti pubblici stanzino milioni di euro? Nella delibera che fissa le condizioni del mutuo agevolato di Finlombarda, inoltre, il progetto da finanziare non è in in alcun modo dettagliato, ma solo sinteticamente descritto. E ancora: perché gli impianti di risalita sono in mano a tre Comuni così piccoli, con tutte le problematiche che ne possono derivare? Branzi e gli altri paesi limitrofi, pur godendo dei benefici del comparto neve, perché non hanno mai partecipato economicamente? E di Brembo Ski, che ne sarà? Sopravviverà o si deciderà di creare una società ex novo? Ma, soprattutto, la madre della domande era ed è sempre una: chi e perché ha bruciato quegli impianti?.

Commenti

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  1. Scritto da Pluto

    Non sarebbe il caso di affidare tutto alla DIA?
    E magari anzichè continuare a spendere soldi dove non nevica più e costa l’iradidio a sciare, mettersi a piantare alberi e creare una foresta che sarebbe apprezzata da molta più gente e con meno costi?