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Grande Guerra, Pillola 90: a Guillemont sulla Somme si combatte la guerra d’assedio fotogallery

Oggi ha poco più di cento abitanti ma Guillemont era una vera e propria fortezza: i britannici deciso di adottare quella tecnica di stretta cooperazione tra la fanteria avanzante e l’artiglieria di supporto che sarebbe divenuta famosa col nome di “creeping barrage”.

Come già detto più volte, la semplice definizione di ‘guerra di posizione’ o di ‘guerra di trincea’ è del tutto riduttiva, per definire la prima guerra mondiale: buona, tutt’al più, per generalizzazioni scolastiche, ma assolutamente inaccettabile in un’analisi storico militare.

La Grande Guerra assunse connotazioni molto diverse, a seconda dei fronti e, addirittura, dei settori di fronte interessati dagli scontri: in questa varietà di situazioni, assume aspetto paradigmatico la battaglia combattuta dai britannici per conquistare il minuscolo villaggio di Guillemont, sulla Somme, in un’appendice della grande battaglia del luglio 1918. Nel corso della serie di attacchi, lanciati dal BEF senza quasi soluzione di continuità, per cercare di sfondare la linea della Somme, i britannici avevano cercato già diverse volte, senza successo, di impadronirsi di questo paesino della Piccardia, fino ad allora sconosciuto, tra Thiepval e Morval, ossia, per sua sfortuna, in pieno baricentro della grande battaglia.

Capita, a volte, che luoghi del tutto anonimi ed insignificanti geograficamente diventino famosi, perchè proprio lì due eserciti si sono scontrati: Waterloo, Solferino, Gettysburg. Su scala minore, questo è accaduto anche per Guillemont: se il suo nome, al pubblico italiano non dice nulla, esso è, viceversa, ben noto a quello britannico, così come il candido cimitero di guerra di Guillemont Road. Allo scopo anche di alleggerire la pressione dal fronte romeno, il comando britannico decise di fare un altro tentativo sulla Somme, agli inizi di settembre, puntando ad una serie di obiettivi, il più importante dei quali era proprio Guillemont.

In realtà, nel settembre del 1916, Guillemont, che oggi ha poco più di cento abitanti, poteva vantare una popolazione decine e decine di volte superiore: migliaia di soldati tedeschi, infatti, ne presidiavano le trincee e vivevano nel suo sottosuolo, come un popolo di formiche da guerra.

Guillemont era una fortezza: aveva tutte le caratteristiche di una gigantesca fortezza medievale, coi suoi fossati, le sue gallerie e perfino le sue torri: tunnel sotterranei, rifugi, un fitto reticolo di camminamenti e solidi centri di fuoco blindati. Questo aveva permesso ai germanici di respingere i numerosi violenti attacchi avversari, tra luglio ed agosto, sopravvivendo sottoterra allo spaventoso fuoco di saturazione britannico.

Esattamente come in un assedio tradizionale, gli inglesi dovettero, dunque, modificare le proprie concezioni tattiche, per adattarle al nuovo obiettivo. Contro le mura di un castello la cavalleria corazzata era del tutto inutile: allo stesso modo, contro il sistema fortificato di Guillemont era inutile bombardare per giorni e giorni un nemico che si trovava molti metri sottoterra e che, finito il tiro preliminare, si sarebbe presentato ai parapetti delle trincee pronto a combattere. Non potendo annientare i difensori con l’artiglieria, bisognava fare in modo che l’invasione delle fanterie li cogliesse impreparati alla difesa: si decise, perciò, di adottare quella tecnica di stretta cooperazione tra la fanteria avanzante e l’artiglieria di supporto che sarebbe divenuta famosa col nome di creeping barrage (letteralmente “sbarramento strisciante”), e che avrebbe trasformato il ruolo dei cannoni nelle battaglie successive.

In pratica, le batterie britanniche avrebbero dovuto allungare il proprio tiro, modificando di misure prestabilite l’alzo (25 yardes al minuto), in modo da adeguarsi alla velocità di avanzata delle fanterie, stendendo davanti a loro un tappeto di ferro e di fuoco che avrebbe preceduto di pochi metri le avanguardie all’attacco: questo avrebbe permesso di sorprendere gli avversari nei propri rifugi, prima che potessero raggiungere le proprie postazioni e di mettere in batteria le mitragliatrici.

A mezzogiorno del 3 settembre 1916, le truppe inglesi, supportate da un attacco francese all’estrema destra, partirono all’attacco dei propri obiettivi: High Wood e la ridotta Schwaben rimasero nelle mani germaniche, mentre Guillemont venne finalmente conquistato. I Francesi, dal canto loro, il 3 settembre, riuscirono ad occupare i villaggi di Clery ed Omiecourt e, il 4 , Bouchavesnes.

Intanto, dopo il successo iniziale, il BEF insistette per altri tre giorni nell’offensiva, fino ad occupare il bosco di Leuze, a cinque chilometri dalla linea di partenza del 1 luglio: pochissimo alla volta, le truppe britanniche stavano cercando di corrodere il colossale impianto difensivo avversario.

Secondo la propria inveterata abitudine di storpiare ironicamente i nomi stranieri delle località, i fanti britannici trasformarono il bosco di Leuze (in inglese Leuze Wood) nel Lousy Wood, il bosco schifoso: anche questa della toponomastica alterata dai soldati è una peculiarità interessante della prima guerra mondiale e concorre a farne quel fenomeno complesso ed affascinante che, ancora oggi, cattura l’attenzione di storici ed appassionati.

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