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Atalanta, cosa va e cosa no: condizione fisica ok, ma troppa confusione tattica

Gasperini si è assunto le responsabilità della sconfitta all'esordio contro la Lazio ma ancora deve trovare la giusta quadratura del cerchio: dettami tattici ancora da assimilare e i frenetici cambi di modulo hanno disorientato i giocatori.

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Lungi da mettere in discussione Gasperini dopo solo novanta minuti del calcio che conta, seppur di fronte ad una sconfitta sconcertante che ci sta ma non per come è avvenuta.

La società ha fatto una scelta, una seconda per essere sinceri e un giudizio complessivo oggi sarebbe comunque inopportuno. Fin dall’inizio si era messo in preventivo che il cambio della guida tecnica, con la proposta di un nuovo tipo di gioco, non sarebbe stata indolore.

Così è stato. Bergamo dovrà metabolizzare il “calcio balilla” di Gasperini, oppure rigettarlo. Tempo al tempo. Come sempre alla fine conteranno i risultati. Fu la stessa cosa, per chi ha memoria atalantina, quando a Bergamo vennero chiamati Heriberto Herrera, definito il ginnasta e prima ancora lo stesso Corrado Viciani. Erano entrambi i precursori del calcio corto, la corsa piuttosto che la tecnica, accompagnata da una grossa disciplina personale che pretendevano in campo e fuori. I tempi non erano maturi. Diversamente sono stati poi accettati Sacchi e in parte Zeman. Ma anche qui contarono i risultati e i fuoriclasse che Sacchi ha subito avuto dal primo Berlusconi, non Zeman, del quale ricordiamo con piacere solo il Pescara.

Domenica sera uscendo dallo stadio ho sentito gente dichiararsi soddisfatta per avere visto sette gol.

Sono sincero, non è il calcio nel quale mi riconosco. Si vinca o si perda. Ho una idea di gioco in cui gli interpreti sappiano in ogni momento mantenere la posizione. Non cambierei il modulo in cui credo per mettermi a specchio con l’avversario. Giocherei a tre dietro solo se gli interpreti a disposizione lo permettono. L’Atalanta di fatto al momento ha solo degli adattati.

Da Gasperini mi aspettavo questo. Domenica sera il mister ha finito per smentire se stesso e ho l’impressione che i giocatori fin dall’inizio non ci abbiano capito più niente.

Cosa piace di Gasperini e finora di questa Atalanta? La condizione fisica, seppur rapportata all’avversario, la Lazio, che nell’ultima settimana ha passato più tempo a litigare che ad allenarsi.

L’atteggiamento in conferenza stampa in cui accetta il dialogo e si prende responsabilità. Ammette che la squadra non ha equilibrio. Non poteva essere diversamente, eppure rimangono nella storia i post partita di Colantuono che qualcuno in qualche trasmissione locale ha già cominciato a rimpiangere.

Gasperini non convince invece per i frenetici cambi di modulo. In novanta minuti domenica sera abbiamo assistito a capannelli di giocatori che chiedevano indicazioni. Troppi quattro moduli di gioco in una partita, pur con il primo cambio favorito dall’uscita di Dramè. Troppa confusione tattica.

Non convince nemmeno la posizione in campo del Papuz Gomez. Non può giocare punta. Il che fa pensare che Gasperini cominci ad avvertire la solitudine di Paloschi.

Così come non convincono la rinuncia iniziale al giocatore più in forma, D’Alessandro, e la non chiara posizione in campo di Spinazzola, la scelta di Raimondi piuttosto che Masiello, finora sempre titolare nella difesa a tre. Aggravata dalle dichiarazioni del post partita “Masiello è solo un centrale”. Nel ruolo l’Atalanta ne ha quindi cinque senza contare Suagher. Da cui il titolare nella linea a destra, sarà il nuovo arrivato Konko.

Sportiello non è più Sportiello. Quanto hanno pesato le dichiarazioni dell’allenatore sulla serenità del giocatore?

A Gasperini dobbiamo dare tempo. E si sapeva. Quanto dipenderà come sempre dalla classifica e dalle scelte di mercato che si chiude dopo avere giocato anche la seconda di campionato.

L’impressione è che la rosa attuale sia meno competitiva della precedente. Ancor più con diversi interpreti con caratteristiche non proprio ideali per il 3-4-3 che Gasperini aveva in mente.

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