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Guerra al burkini? Nel 2009 la piscina della Curia di Bergamo riservò una vasca alle donne musulmane

Non è nuova la guerra al burkini. E non è solo francese. Nel 2009, ben 7 anni fa, il gestore di una piscina di Verona aveva invitato una donna musulmana col suo col costume molto coprente a cambiarsi, facendola di fatto allontanare. Allora Bergamonews verificò che a Bergamo, però, c'era chi andava in controtendenza anche su questa limitazione.

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Non è nuova la guerra al burkini. E non è solo francese. Nel 2009, ben 7 anni fa, il gestore di una piscina di Verona aveva invitato una donna musulmana col suo col costume molto coprente a cambiarsi, facendola di fatto allontanare.

Allora Bergamonews verificò che a Bergamo, però, c’era chi andava in controtendenza anche su questa limitazione. Era la piscina Siloe, di proprietà della curia. Vi riproponiamo l’articolo datato 19 agosto 2009.

Sa di tuffi e di donne, di costumi (da bagno) e religione la polemica che divampa nella calura post-ferragostana. Al centro un neologismo e un “niet” che fan discutere. Il neologismo è il burkini, una sorta di bikini stile burka, insomma un costumino creato appositamente per le donne islamiche che non vogliono o non possono mostrare il loro corpo e la testa. Il “niet” è quello dei gestori della piscina di Verona che hanno invitato la nuotatrice musulmana a mettersi un costume regolamentare, con certificazione di sicurezza, facendo di fatto scappare la donna dall’impianto rinfrescante.

Decisione peraltro applaudita dal sindaco di Verona, Flavio Tosi: “Così conciate si bagnino a casa loro”. E criticata invece dall’allenatore della supercampionessa di nuoto Federica Pellegrini, Alberto Castagnetti, che evidenzia come i costumi degli atleti oggi siano quasi più castigati del burkini. Sull’onda della vicenda veronese si sono scatenati i commenti di sociologi, psicologi, politici, stilisti e sportivi perfino, tutti a dire la loro sul significato del burkini: abito insano? oltraggio ai costumi di casa nostra? maschilismo da combattere per “liberare” le donne islamiche? scelta da rispettare e applaudire?

Così ne è nato un caso, il classico “caso” estivo. Un caso e una discussione a cui Bergamo non partecipa. Per un motivo molto semplice: qui si è fatta prevenzione. Da mesi la piscina Siloe, di proprietà della Curia orobica, ha infatti attuato una scelta diversa: per un’ora e mezza alla settimana, il giovedì mattina, la vasca è riservata alle donne musulmane. La piscina viene chiusa a chiave, non possono entrare maschi, tranne bimbi fino a 7 anni, e le amanti di tuffi e bracciate si possono dedicare al loro sport senza doversi coprire. Nuotano dunque, tranquille e serene, con i costumi da bagno stile occidentale: testa scoperta, braccia scoperte, gambe scoperte. Una soluzione che non ha creato problema alcuno e che per ora, con l’estate, è sospesa perché la psicina Siloe funziona solo d’inverno. Una soluzione che potrà essere ripetuta da settembre, quando l’impianto riaprirà, se le donne islamiche chiederanno di poter proseguire l’attività.

Mentre l’Italia litiga e discute, Bergamo, o almeno una parte di Bergamo, dà una risposta.

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Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    e se una mussulmana il giovedi è impegnata e vuole andare in piscina il venerdi?quella trovata di 7 anni fa di fatto obbligava la mussulmana di turno ad andare in piscina tranquillamente solo per 1,5 ore a settimana in un giorno prestabilito da altri,tutto questo in nome della libertà…….liberta di seguire un obbligo imposto da altri,un po come seguire un obbligo imposto dalla loro religione