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Pietro Ghislandi: “Cari politici, lasciate la satira ai comici”

L'attore Pietro Ghislandi, dopo l'ennesima vignetta di Daniele Belotti segretario provinciale della Lega Nord contro l'assessore Giacomo Angeloni, chiede una tregua ai politici. Anzi, un passo indietro per lasciare spazio ai veri comici.

Daniele Belotti, segretario provinciale della Lega Nord, ha postato in Facebook una foto dell’assessore del Comune di Bergamo, Giacomo Angeloni, in versione imam. Alla foto ha aggiunto questa frase: “A forza di inchinarsi a La Mecca, tra poco l’assessore all’islam di Bergamo Giacomo Mustafà Angeloni cambierà il suo profilo facebook”.
E’ solamente l’ultimo fotomontaggio satirico che Belotti riserva ad Angeloni.

Abbiamo chiesto all’attore Pietro Ghislandi un commento sulla satira e la politica.

Cari politici, lasciate la satira ai comici,

Che nostalgia degli anni passati quando in televisione potevi “gustarti” momenti di vera comicità quando c’erano come ospiti i veri professionisti del settore che ti facevano ridere davvero.
Allora non c’era la tivù spazzatura, allora ti esibivi “dal vivo” senza rete come gli equilibristi che rischiano la vita scivolando dal trapezio. Negli anni ’80, quando ho cominciato a fare televisione, i talk show avevano come ospiti Alberto Sordi, Walter Chiari, Raimondo Vianello, Ugo Tognazzi, Enrico Montesano che non recitavano un copione ma improvvisavano le loro battute dando preziose lezioni di comicità ai professionisti del futuro.
Allora i veri “ospiti d’onore” erano i “signori comici” oggi invece al posto del comico c’è sempre un politico che passa da un canale all’altro, da una trasmissione all’altra.

Da anni ormai alcuni politici hanno rubato il ruolo ai comici, fanno le star nei varietà della De Filippi o sono opinionisti in trasmissioni di prima serata di Bruno Vespa.

I politici ultimamente fanno anche i vignettisti senza, però, fare troppo ridere.

Mi ricordo quando ero ragazzo negli anni ’70 e vedevo gli uomini politici in tivù soltanto nella trasmissione “Tribuna politica”. Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Giorgio Almirante allora non cercavano il protagonismo in tivù ma facevano solo i politici rischiando anche la propria vita.

Il comico è un “artigiano del sorriso” che vive del proprio lavoro senza i soldi pubblici.

Cari politici perché non smettete di fare i comici evitando di andare in tivù a rubare il mestiere a chi lo sa fare?
Siete già strapagati dai cittadini per il vostro normale lavoro mentre invece i comici devono guadagnarsi da vivere con il loro talento e la loro innata ironia. Far ridere è il mestiere più difficile del mondo e non è alla portata di tutti.

Cari politici, alcuni di voi da troppi anni ormai, fanno “ridere” involontariamente tutti gli italiani per la loro arroganza, incompetenza e immodestia. Forse sarebbe il caso, per questi signori, che si decidessero a lasciare spazio ai veri comici.

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