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Il fratello è morto in ditta: “Loculo troppo alto e io, disabile, non posso portargli fiori”

Oltre al dolore per la tragica morte del suo ultimo familiare rimasto, deve fare i conti con un loculo posto troppo in alto considerando la sua disabilità. Enrico Donati, 57enne di Calcio, sta conducendo una battaglia per ottenere una posizione della bara del fratello più consona alla sua invalidità a una gamba.

La vicenda ha inizio il 27 giugno scorso a Santa Giustina in Colle (in provincia di Padova), dove all’interno della ditta “Tecno Poultry Equipment Spa” Fabio Donati, un operaio 47enne di Villongo che lavora per conto della “General Service Srl” di Sarnico, sta pulendo alcuni pannelli fotovoltaici sul tetto del magazzino.

All’improvviso, per cause ancora al vaglio degli inquirenti, mette il piede su un pannello che si spezza: l’uomo cade nel vuoto da un’altezza di dieci metri e muore sul colpo a causa delle gravi lesioni riportate nella caduta al suolo.

Dopo l’esame autoptico, i cui risultati non sono ancora arrivati, qualche giorno più tardi viene celebrato il funerale del 47enne, originario di Calcio ma da anni residente nel paese della Valcalepio, dove conviveva con una donna.

“Ha sempre amato Villongo, molto più che Calcio dove negli ultimi anni veniva solo per passare a trovare me – racconta il fratello Enrico, ancora scosso per quanto accaduto – . Per questo abbiamo deciso di seppellirlo là. Sono sicuro che lui avrebbe voluto così”.

Dopo le pratiche in Comune, Donati scopre che al fratello è stato assegnato un loculo in quarta fila. Un po’ troppo in alto per la sua situazione personale: “Ho un’invalidità fisica del 70%, a causa di un’encefalite alla gamba sinistra e in parte al braccio sinistro che risale a quando ero bambino. Oltre a una grave frattura all’anca. Per questo per me è impossibile già solo trasportare una delle pesanti scale che si trovano al cimitero. Figuriamoci salirci per raggiungere il loculo dove si trova la bara di Fabio”.

Per questo Donati ha presentato una richiesta al Comune, corredata da certificato medico che attesta la sua disabilitò, per ottenere lo spostamento della lapide del fratello: “Per me significa molto anche solo poter toccare la sua foto per salutarlo quando vado al cimitero, oppure portargli un mazzo di fiori. Sono l’unico parente che ha ancora in vita”.

Un desiderio che però deve fare i conti con il rigido regolamento comunale di Villongo, di fronte al quale il sindaco Maria Ori Belometti non intende concedere alcuna deroga: “La regola che abbiamo stabilito prevede una disposizione a serpente delle tombe, ossia dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso – spiega il Primo cittadino – . Purtroppo nel recente passato abbiamo fatto alcune eccezioni e da lì si è innescato un meccanismo in cui tutti chiedevano spostamenti, presentando anche certificati medici piuttosto strani. Per questo ho deciso di non fare più strappi alla regola. Mi dispiace per la situazione del signor Donati. Posso solo suggerirgli che ci sono anche le tombe a terra, costano di più ma in questo modo non avrà problemi”.

Un diniego allo spostamento di fronte al quale Donati non intende arrendersi: “Non capisco proprio l’atteggiamento del sindaco – conclude – , se in passato sono stati commessi errori di valutazione non capisco perchè ora non si possano più concedere deroghe a chi realmente ne necessita. In ogni caso proseguirò la mia battaglia, se dovesse essere necessario anche a livello legale”.

 

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