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Carlo Vimercati: “Seguiamo l’esempio di Luciana Radici e il mondo sarà migliore”

Carlo Vimercati, presidente della Fondazione della Comunità Bergamasca onlus e commissario della Fondazione Cariplo Milano, ricorda Luciana Previtali Radici, l'imprenditrice e mecenate scomparsa lunedì a 90 anni.

Carlo Vimercati, presidente della Fondazione della Comunità Bergamasca onlus e commissario della Fondazione Cariplo Milano, ricorda Luciana Previtali Radici, l’imprenditrice e mecenate scomparsa lunedì a 90 anni, che della Fondazione della Comunità Bergamasca è stata leader.

La scomparsa di Luciana Previtali Radici rappresenta una grave perdita per il territorio bergamasco per via delle caratteristiche umane e professionali di cui è stata portatrice.

Nata da una famiglia di imprenditori che nel dopoguerra aveva iniziato a operare con l’intento di collaborare alla ricostruzione economica e sociale dl nostro Paese, con la sua azienda famigliare si era impegnata nella costruzione del patronato di don Bepo che diventò per Bergamo e la Bergamasca luogo di formazione al lavoro di giovani, quei giovani che poco dopo avrebbero costituito classe dirigente e asse portante per la nascita di imprese locali alla base del successo delle aziende bergamasche qui e in tutto il mondo.

Il matrimonio con Gianni Radici la portò a dare inizio a una grande famiglia alla cui coesione ha lavorato per l’intera esistenza.

Questa coesione ha portato alla nascita e al consolidarsi di un gruppo imprenditoriale, con Gianni Radici, che per numeri e consistenza ancora oggi è il più importante e più solido, con sede a Bergamo, con interessi in tutto il mondo, gruppo oggi diretto magistralmente dal figlio Angelo Radici con i fratelli Maurizio e Paolo e con un management all’avanguardia nel proprio settore.

Oggi migliaia di famiglie collaborano alle attività di Radici Group, famiglie a cui Luciana Previtali teneva come se fossero la sua famiglia. A significare che essere “industriali” può essere non solo un esercizio di accumulazione di capitali, ma sopratutto opportunità di benessere per una intera comunità, con un giusto beneficio per tutti coloro che collaborano a creare valore per l’impresa stessa.

In questo modo anche i collaboratori si sentono artefici di una realtà che offre una prospettiva di valore economico alla propria azienda e quindi di sicurezza per il mantenimento della propria famiglia.

Io credo che Luciana Previtali Radici abbia contribuito a creare a Bergamo il prototipo dell’imprenditore con una forte responsabilità sociale nei confronti della persona e delle necessità che le stanno intorno.

Figura di imprenditore sociale capace di creare aziende che riescono a radicarsi nella dinamica economica con profitto e continuità temporale sapendosi adeguare alle logiche del mercato in tutto il mondo, producendo bilanci solidi patrimonialmente e contabilmente. Quindi, dando una prospettiva positiva di vita a tutti i soggetti e i fattori che ruotano attorno a un’azienda.

Insomma non si può capire la propensione di Luciana Previtali Radici al mecenatismo e alla filantropia se non si mette in evidenza la dinamica della sua concezione dell’economia e della vita, culminata in un attaccamento alla propria azienda, alla propria famiglia, ai concittadini, soprattutto quelli più fragili.

Sono convinto che la scomparsa di Luciana Previtali Radici possa rappresentare un’opportunità per tutti di replicare l’esempio di una persona che ha lavorato tutta una lunga vita per migliorare la qualità dell’esistenza delle persone più deboli tra quelle che ha incontrato.

Se tutti attingeremo da questo esempio limpido credo che la convivenza tra le persone, a Bergamo e nel mondo, potrà trarne beneficio con una maggiore solidità economica e di coesione sociale.

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