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Gandi fa la guerra al Pd? La polemica rimbalza tra giornali e social

Ha scatenato un serrato botta-e-risposta tra i democratici bergamaschi l'articolo di Filippo Merli su Italia Oggi dedicato al vicesindaco di Bergamo Sergio Gandi, additato come colui che fa la guerra al Pd.

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Ha scatenato un serrato botta-e-risposta tra i democratici bergamaschi l’articolo di Filippo Merli su Italia Oggi dedicato al vicesindaco di Bergamo Sergio Gandi, additato come colui che fa la guerra al Pd. Il gioco di parole per il quotidiano economico è tra il presunto guerrafondaio Gandi e il pacifista Gandhi. E lo spunto sono un paio di post che l’avvocato bergamasco, mai totalmente prono ai diktat di partito, ha lanciato su Facebook qualche giorno fa esponendo i propri dubbi sul referendum costituzionale.   

Ecco l’articolo in questione.

Si chiama Gandi. A discapito del nome, però, è un tipo piuttosto agguerrito. Soprattutto nei confronti di Matteo Renzi e del Pd. Sergio Gandi è vicesindaco e assessore al Bilancio del comune di Bergamo, amministrato dal primo cittadino ed ex spin doctor di Renzi, Giorgio Gori. Di recente, Gandi ha pubblicato su Facebook due articoli dai titoli espliciti.

Il primo: «Il Pd non c’è più: è quasi estinto, un comitato elettorale per potenti». Il secondo: «Renzi, trappole e menzogne».

Gandi è iscritto al Partito democratico dal 2007, ma non s’è mai convertito al renzismo.

Dopo le ultime critiche nei confronti del presidente del Consiglio, il vicesindaco è stato richiamato all’ordine dal segretario del Pd di Bergamo, Federico Pedersoli. «Da un assessore al Bilancio che ha beneficiato della rottura dei vincoli della legge di stabilità mi aspetto più riconoscenza per un governo che ha ridato respiro ai comuni», ha detto Perdesoli al Corriere di Bergamo. «Non solo critiche indirette postando articoli, peraltro infedeli, quanto meno sugli esiti della spending review. Sergio Gandi ingrato, è la battuta».

Gandi ha ammesso che, a volte, dimentica «di avere anche un ruolo istituzionale». Ma non si rimangia nulla. Anzi. «È un bravo assessore e un bravo ragazzo, però certe polemiche sarebbe meglio che le facesse all’interno del partito», hanno fatto sapere dal Pd. «Ma se l’interno del partito ormai non c’è più», ha ribattuto Gandi.

E ha proseguito: «Le direzioni nazionali si fanno in diretta streaming e alle riunioni provinciali che non prevedono discussioni sulle persone spesso sono ammessi anche i giornalisti. Poi mi rendo conto anch’io che, quando intervengo in rete, mi faccio prendere dalla passione politica».

Quella passione politica che ha spinto Gandi a postare sui social network link contro il Pd nazionale e il governo Renzi. «Ho pubblicato rimandi ad articoli di persone intelligenti come Gianni Cuperlo e Marco Meloni, due persone che sono comunque all’interno del Pd», ha sottolineato. «Io stesso sono molto leale e affezionato al Pd, al quale sono iscritto dalla fondazione, nel 2007».

«Bisogna riconoscere, però, che negli ultimi anni il partito si è sfarinato. Ci sono circoli che hanno chiuso e altri che si riuniscono pochissimo e, anche quando lo fanno, ci sono cinque persone», ha aggiunto il vicensindaco di Bergamo. «Noi che abbiamo responsabilità istituzionali, anche gente che sta lavorando bene come i nostri rappresentanti in provincia o al parlamento, dobbiamo prendere atto che, in questi anni, s’è creato un certo scollamento fra noi e la base degli elettori, e dobbiamo chiederci il perché».

È quel che si stanno chiedendo al Nazareno dopo i risultati deludenti ottenuti alle recenti elezioni amministrative, in cui il Pd ha perso centri importanti come Roma e Torino a favore di M5s.

«Io non appartengo a correnti, sono un libero pensatore», ha detto ancora Gandi. «Ho riconosciuto spesso, anche in consiglio comunale, i meriti del governo Renzi su tanti argomenti, perché ha fatto cose attese da anni. Ma mi riservo anche di avanzare delle critiche su cose che mi lasciano perplesso.

È il caso, per esempio, del Jobs Act e della riforma costituzionale». Sul referendum, Gandi ha spiegato che occorrerà votare «in modo responsabile, lasciando perdere certi romanticismi».

Quelli, semmai, andavano bene per l’altro Gandhi.

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