BergamoNews.it - Quotidiano online di Bergamo e Provincia

Bourifa e la squalifica a Schwazer: “Combatta fino in fondo se è innocente”

Migidio Bourifa, maratoneta italo­marocchino che risiede a Bergamo da molti anni, quattro volte campione nazionale nella sua disciplina, commenta a Bergamonews la vicenza Schwazer: "Fiducioso nella giustizia sportiva, nonostante ci siano diversi punti oscuri sulla vicenda del test incriminato".

Pesantissima e, almeno a suo dire, inattesa la condanna a 8 anni di squalifica ricevuta dal marciatore altoatesino Alex Schwazer, classe 1984, in seguito a un esame delle urine effettuato il 1° gennaio 2016.

Già allontanato dalle competizioni prima delle Olimpiadi di Londra 2012 per uso di EPO (farmaco che aumenta la produzione di globuli rossi, migliorando la resistenza agli sforzi), il marciatore si dichiara innocente e, come scrive sui social, non si aspettava una pena così pesante, poiché la maxi udienza di Rio dei giorni scorsi, durante la quale ha esposto una gran quantità di documenti a suo favore, in particolare schede powerpoint e test, “non sembrava andata poi così male”, motivo per cui l’atleta azzurro, oro olimpico nei 50km a Pechino 2008, ha continuato a sperare fino alla fine, sapendo che Rio sarebbe stata comunque la sua ultima competizione a cinque anelli.

Il Tas ha deciso, nonostante gli sforzi dell’imputato e dell’allenatore Sandro Donati, paladino della lotta al doping, di accogliere completamente le richieste dell’Iaaf, la federazione internazionale di atletica, non concedendo alcuna attenuante e dando anzi molto peso ai precedenti, ponendo di fatto fine alla carriera del condannato, a cui resta solo la possibilità di fare ricorso al tribunale federale svizzero.

Proprio la condanna precedente fa riflettere Migidio Bourifa, maratoneta italo­marocchino che risiede a Bergamo da molti anni, quattro volte campione nazionale nella sua disciplina, che ci dice: “Sarei molto dispiaciuto se fosse di nuovo colpevole, poiché significherebbe che non ha imparato nulla dai suoi errori”.

Il campione Bourifa si dichiara “fiducioso nella giustizia sportiva, nonostante ci siano diversi punti oscuri sulla vicenda del test incriminato”.

E a Schwazer suggerisce: “Se è convinto della sua innocenza, faccia ricorso e lotti fino alla fine per dimostrarla”.

Il maratoneta bergamasco d’adozione accenna apertamente a “punti oscuri”: ma quali sono di preciso i fatti che suscitano perplessità nella vicenda Schwazer?

Prima di tutto ci sono dubbi sull’anonimato della provetta, che dovrebbe essere contrassegnata solo da un codice durante la permanenza in laboratorio, mentre sul foglio allegato al campione di urina era indicato il luogo del prelievo, il paesino di Racines, dove Schwazer abita e che conta meno di 4400 abitanti, lasciando dunque pochi dubbi su chi potesse essere l’atleta posto sotto controllo.

Questo fatto diventa ancora più strano se si prende in esame un altra parte del documento dove, riguardo sempre al luogo del controllo, si scrive “non indicato”.

Un secondo punto di domanda è il tempo passato tra l’arrivo delle urine, avvenuto il 2 gennaio, e l’inizio dell’esame, datato 14 aprile. Stupisce anche che i controlli effettuati siano già di secondo livello, di norma utilizzato per campioni già risultati sospetti ad una prima analisi, e che la positività, riscontrata il 26 aprile, sia stata ufficializzata e comunicata alla Iaaf solo più di due settimane più tardi, il 13 maggio.

Non ha spiegazione neanche il fatto che gli esami siano stati fatti prima del rientro dalla prima squalifica, ma che i risultati abbiano tardato tanto da non impedire il rientro dell’atleta, consentendogli di vincere l’8 maggio la 50km ai mondiali a squadre di marcia di quest’anno e di qualificarsi per Rio 2016, a seguito dei quali non è stato eseguito il test in contesto agonistico.

Tutti questi interrogativi lasciano dunque perplessa l’opinione pubblica, che è profondamente divisa tra chi approva la severità del tribunale sportivo, mettendo in evidenza i precedenti dell’altoatesino, come fanno gli stessi atleti Gianmarco Tamberi (salto in alto) e Elisa Di Francesca (scherma), e chi parla invece di sentenza già scritta, basandosi sulle stranezze nei controlli e, come fa l’allenatore Donati, sulla crescita importante di Schwazer avvenuta in questi anni passati lontano dalle competizioni, che ha trasformato un ragazzo abbandonato a se stesso e senza un adeguato allenatore in uno sportivo consapevole, coerente e affidabile, che ha messo tutto l’impegno possibile negli allenamenti, pur non avendo la certezza di partecipare ai Giochi.

Molti pongono anche l’accento sul confronto con la vicenda di Yulia Efimova, argento nei 200 rana a queste olimpiadi, esclusa per doping e poi riammessa in extremis nonostante la precedente squalifica di 16 mesi per lo stesso motivo. Fa riflettere però il trattamento ricevuto dalla nuotatrice russa da parte di pubblico e avversari, che la sommergono di fischi all’entrata in vasca e sul podio e la criticano profondamente nelle interviste, e che probabilmente sarebbe stato riservato anche al nostro marciatore se fosse stato ammesso alla competizione e avesse disputato una buona gara.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.