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Dopo il caso Grena, azione legale per un equo risarcimento alle vittime della strada

Studio 3A intraprende una complessa azione legale per tutelare il diritto a un equo risarcimento per Giorgio Grena, rimasto invalido al cento per cento ma che ha ricevuto molto meno del dovuto perché il massimale non era sufficiente.

Com’è noto, la legge stabilisce che ogni veicolo circolante sia obbligatoriamente assicurato affinché, in caso di incidente, il danneggiato venga messo nelle condizioni di ottenere il giusto risarcimento.
Proprio per garantire questo diritto, è stato istituito il Fondo di garanzia per le vittime della strada, che ha il compito di intervenire tutte le volte che in un sinistro stradale viene coinvolto un mezzo non assicurato o un mezzo che non viene identificato.
Il fondo agisce per mezzo di compagnie assicuratrici “designate”, che cambiano a seconda della regione. Ma perché questa forma di tutela, sulla base dello stesso principio, non si estende anche nei casi laddove la copertura assicurativa c’è ma non è sufficiente a risarcire tutti i danni?

A sollevare la problematica la famiglia di Giorgio Grena e Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, che, per il tramite del proprio servizio legale, intraprenderà un’azione legale pilota con lo scopo di sottoporre la questione all’attenzione della Corte Costituzionale.

Giorgio Grena

La materia è tutt’altro che di lana caprina e riguarda da vicino tanti danneggiati: un caso emblematico è quello, appunto, del giovane bergamasco Giorgio Grena. Il ragazzo, che risiede a Foresto Sparso, che all’epoca dei fatti aveva solo 22 anni (oggi ne ha 28) e che è balzato all’onore delle cronache nazionali per un “risveglio” miracoloso, il 15 maggio del 2010 rimane coinvolto come terzo trasportato in un terribile incidente sull’autostrada A4 Milano-Venezia, nel territorio comunale di Grassobbio.

Grena siede sul sedile del passeggero di una Mini One D condotta da G. M., oggi 47enne, di Adrara San Martino, il quale, viaggiando in seconda corsia, per una distrazione o un colpo di sonno (il sinistro è successo alle 4.45 del mattino), urta una Fiat Punto che procede in prima corsia, e a causa dell’impatto entrambe le vetture invadono una piazzola di sosta tamponando con violenza un autoarticolato che è fermo. Il bilancio è tragico: il conducente della Punto muore in seguito alle gravissime lesioni riportate, mentre Grena viene trasportato all’ospedale in condizioni disperate, in prognosi riservata. Resterà per 58 mesi, quasi cinque anni, in stato vegetativo con minima coscienza, fino al suo “sorprendente” risveglio che ha commosso tutti, il 31 marzo del 2015, primo giorno della Settimana Santa: un autentico miracolo. Oggi Giorgio ha ripreso l’uso della parola, ma la sua invalidità rimane comunque pesantissima e totale, al cento per cento.

Sulla dinamica dell’incidente non sussistono dubbi: la perizia disposta dalla Procura di Bergamo ha chiarito le responsabilità in capo al conducente della vettura che trasportava il giovane, G. M., e la compagnia di assicurazione, la Ubi Assicurazioni Spa, ha dato regolarmente seguito al risarcimento. Il problema è che il massimale di due milioni e mezzo di euro, il tetto minimo che vigeva all’epoca, non è bastato per risarcire interamente i familiari della vittima e tutti i feriti (anche il passeggero della Punto e il conducente del mezzo pesante hanno riportato lesioni, sia pur di minore entità).

Giorgio Grena

Nella ripartizione della somma, come autorizzato dal Tribunale di Bergamo, sezione staccata di Grumello del Monte, il 20 febbraio 2012, a Giorgio Grena è stata riconosciuto un importo di gran lunga inferiore rispetto al danno complessivo, comprensivo di invalidità permanente, mancato guadagno e spese di futura assistenza.

La mamma del ragazzo, Maria Rosa Vigani, che è stata nominata amministratrice di sostegno del figlio, attraverso il consulente personale Simone Pinton, si è quindi rivolta a Studio 3A per far valere i propri diritti e ottenere giustizia. “Qui non si tratta di un capriccio – sottolinea il Presidente di Studio 3A, dott. Ermes Trovò – Rispetto all’entità integrale del risarcimento dovuto manca quasi la metà, danaro di cui la famiglia ha necessità assoluta per curare e assistere adeguatamente Giorgio, che avrà bisogno di essere seguito per tutto il resto della sua vita”.

Dunque, per dare una risposta alle legittime aspettative dei familiari del ragazzo, e anche per porre rimedio a una situazione generale di palese incoerenza giuridica, Studio 3A ha deciso di richiedere comunque il risarcimento della somma mancante al Fondo di garanzia per le vittime della strada intraprendendo una complessa azione legale nei confronti della mandataria del Fondo, che nella fattispecie è Generali Italia. Studio 3A si farà carico anche di tutte le spese di giudizio.

La causa presuppone la dichiarazione di incostituzionalità dell’articolo 283 del D.Lgs n. 209/2005, laddove non ha previsto che, nel periodo tra l’11 maggio 2005 e l’11 giugno 2012, fosse posto a carico del Fondo il risarcimento del danno biologico permanente conseguente ad un sinistro stradale nel caso in cui il massimale assicurativo non fosse sufficiente a ristorare integralmente il danneggiato del danno subito: l’obiettivo è quello di portare la questione all’attenzione della Corte Costituzionale, riservandosi anche la possibilità di adire la Corte di Giustizia europea.

Giorgio Grena

Le due date non solo casuali. La direttiva CEE dell’11 maggio 2005 aveva previsto l’innalzamento del massimale minimo a 5 milioni di euro per sinistro, riconoscendo sette anni di tempo a tutti gli Stati membri per adeguare l’obbligatorietà del nuovo massimale: all’epoca l’importo minimo di copertura era di appena un milione, del tutto inadeguato a risarcire integralmente i danni subiti dalle vittime dei sinistri, specie quelli gravi con ripercussioni sul diritto all’integrità della persona.

Lo Stato italiano si è preso tutti e sette gli anni di tempo che la Comunità Europea aveva dato per adeguarsi alla direttiva, ottemperando all’obbligo praticamente all’ultimo giorno utile, l’11 giugno 2012 appunto. Di riflesso, si è aperto un ampio periodo di grave vuoto di tutela delle vittime dei sinistri stradali, in particolare quanti hanno subito gravi lesioni alla salute. Un vuoto solo parzialmente attenuato dal temporaneo innalzamento del massimale a due milioni e mezzo a partire dall’11 dicembre 2009, che sta penalizzando pesantemente Giorgio Grena e la sua famiglia e che si è tradotto in una manifesta violazione dell’articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute come “diritto primario e assoluto” dell’individuo, nonché di plurimi pronunciamenti della Corte Costituzionale, la quale ha stabilito che non si possono porre limiti alla tutela risarcitoria per i diritti e gli interessi giudicati fondamentali dalla stessa Costituzione.

Un primo importante passo è già stato compiuto: il giudice tutelare del giovane, con decreto del 18 luglio 2016 firmato dal Presidente del Tribunale di Bergamo, dott. Ezio Siniscalchi, ha autorizzato la madre a promuovere questo audace giudizio, che in autunno sarà formalmente avviato, per Giorgio e per tutte le vittime e i danneggiati che scontano questa grave lacuna normativa.

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