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Addio Luciana, regina madre sempre in trincea tra vittorie, dolore e bellezza

Lei era la Regina Madre. E’ la Regina Madre. La sua casa, in cima a San Rocco, quasi un eremo dove trasformare le idee in vulcano, in uragano di fatti, quelli che lei amava tanto, perché Luciana Previtali Radici quel vulcano lo trasmetteva.

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Lei era la Regina Madre. E’ la Regina Madre. La sua casa, in cima a San Rocco, quasi un eremo dove trasformare le idee in vulcano, in uragano di fatti, quelli che lei amava tanto, perché Luciana Previtali Radici quel vulcano lo trasmetteva, te lo buttava addosso, e lo sentiva tornare: “Credo che Leffe mi voglia bene, quando scendo in paese sento l’affetto della gente’, lo ripeteva sempre, lei che di Leffe non era, e ci teneva al suo cognome, Previtali da Bergamo con furore e con amore.

La famiglia Previtali era ‘sfollata’ in Valgandino, erano i tempi della guerra e le bombe fioccavano dappertutto. Meglio andarsene.

Papà Paolo Previtali aveva un’impresa di costruzioni, ha realizzato tra l’altro la Casa della Libertà, il Provveditorato agli Studi e anche l’obelisco-torre che dall’autostrada dà il benvenuto a Bergamo. La famiglia stava alla Malpensata “eravamo trenta cugini – raccontava quando parlava di quel pezzo di vita che ha segnato tutto il resto dei suoi anni – c’era un grande giardino”.

Frequenta la ragioneria al Vittorio Emanuele e all’inizio trova impiego come cassiera in banca.

Poi l’incontro con Gianni Radici a Leffe, anno di guerra, 1943, aveva 18 anni, era il suo primo amore, lui un anno e mezzo di più. Lei aveva due fratelli prigionieri di guerra, Marco, prigioniero dei tedeschi, Davide degli americani. Gianni aveva appena rilevato un’azienda a Leffe, con l’aiuto di papà Pietro, che aveva cominciato come tanti leffesi, facendo il commerciante, il copertino, poi a Milano aveva messo su un magazzino e alcuni negozi.

L’azienda andava male, Gianni la prende e comincia la produzione di coperte per i militari, coperte da casermaggio, si chiamavano così, e dà allo stabilimento il nome del padre, Tessitura Pietro Radici. Comincia così l’impero di Gianni Radici, il patriarca e di lei, Luciana, la Regina Madre e dei suoi sei figli, Paolo, Maria Grazia, Brunella, Angelo, Fausto e Maurizio.

Luciana di battaglie ne aveva fatte tante, a dispetto di quelli che dicono che quando si hanno i soldi è facile vincere, lei no, lei è sempre stata in trincea, anche quando si ammalò, anche il cancro a un certo punto si è stufato di questa donna, zuccona, testarda e viva che non ne voleva sapere di dargliela vinta, e lei il cancro lo ha trasformato in opportunità, associazioni, incontri, aiuti, che poi si sono allargati a molto altro, malattie rare, fondazioni.

E in mezzo la bellezza della vita e – perché no? – di quelle feste, di sorrisi, di quei cappellini che sfoggiava quasi con sfida nei confronti di chi la guardava con aria interrogativa: “A me piacciono le cose belle e tutti hanno un concetto diverso di bellezza, quindi di quello che pensano gli altri non mi preoccupo”.

Oppure quelle serate di beneficenza dove alla fine tutti crollavano distrutti e lei dimenticando tempo e orologi si fermava a bere un bicchiere di vino e chiacchierare con tutti.

In mezzo a tutto questo due punti fermi, due pezzi di cuore che combaciavano perfettamente, Gianni Radici, il padre dei suoi sei figli, il marito, il patriarca, il genio che ha trasformato il tessile in oro. E Fausto, che a un certo punto ha scelto un’altra vita, da un’altra parte, il campione di sci, l’imprenditore schivo e riservato, che ha deciso di andarsene così, senza clamori, ma che per Luciana non se ne è mai andato, e ogni volta, lì in quella casa che anche se immensa era arredata come un guscio, ogni cosa parlava di lui, foto, quadri, anche il giardino.

Ricordi da far diventare pezzi di carne. Lei coraggiosa e a volte permalosa, e a chi l’accusava di aver portato il tessile in Cina quando qui stava crollando tutto rispondeva “In Cina noi ci siamo andati 20 anni prima della crisi, e lì abbiamo impiantato stabilimenti chiavi in mano”.

Lei che guardava sempre oltre, anche adesso, anche a 90 anni, fuori dal tempo e senza tempo, creare e sognare non ha età, l’importante è farsi sempre domande, come raccontava lei ‘la stupidità è avere risposte per ogni cosa, la saggezza arriva dall’avere invece per ogni cosa una domanda’.

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