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Verso Rio 2016, Ivan Pelizzoli e il bronzo di Atene: “Vi racconto la mia Olimpiade”

Il portierone ex Atalanta e AlbinoLeffe è stato insieme al nuotatore Emiliano Brembilla l'ultima medaglia olimpica bergamasca: "Quella che ho vissuto nel 2004 è stata senza dubbio l'esperienza più bella della mia carriera"

Un’esperienza straordinaria, un’emozione indimenticabile. E’ stata questa l’avventura olimpica vissuta da Ivan Pelizzoli dodici anni fa. Era l’Olimpiade di Atene 2004, era l’Italia Under 23 guidata da Claudio Gentile, uno dei tecnici più vincenti della selezione giovanile azzurra.

A difendere i pali, come fuoriquota, fu scelto il portierone bergamasco, ai tempi numero uno tra i più forti in Europa.

Quella 2003-’04 fu infatti una stagione da incorniciare per Pelizzoli: super con la maglia della Roma e fresco vincitore del premio “Saracinesca d’oro” grazie alle sole 14 reti subite in 31 partite disputate in serie A. Numeri da capogiro che portarono Gentile a preferire la candidatura dell’ex atalantino a quella di Marco Amelia.

Ivan Pelizzoli

“Giocare un’Olimpiade è qualcosa di unico e indimenticabile – spiega a Bergamonews Ivan Pelizzoli -. E’ un vero peccato che l’Italia mancherà a questa edizione brasiliana, una sconfitta per il nostro movimento calcistico che può e deve arrivare a disputare certe manifestazioni”.

Quella di Atene 2004 fu un’avventura entusiasmante per il numero uno bergamasco, protagonista della scalata alla medaglia di bronzo anche con i due rigori parati: “Incrociare l’Argentina in semifinale fu una vera e propria sfortuna – commenta -. Loro erano davvero troppo forti, per noi e per tutte le altre squadre del torneo. Oserei definirli imbattibili, quasi: Mascherano, Tevez, D’Alessandro, Heinze, Burdisso, Kily Gonzales. La loro, nonostante la giovane età, era una schiera di campioni più o meno affermati”.

“La nostra Italia, invece, era una squadra fatta di grandi promesse ben lontane, però, dalla consacrazione – continua Pelizzoli -. Avevamo ottimi difensori come Barzagli, Chiellini, Bovo, Moretti, centrocampisti che poi sarebbero arrivati al top mondiale come Pirlo e De Rossi. E in attacco un Gilardino che segnava a raffica. Non partivamo coi favori del pronostico, ma Gentile puntò sul gruppo e ci diede una determinazione unica, decisiva. Forse, se avessimo beccato l’Argentina in finale sarebbe stata un’altra storia, ma in semifinale non ci fu partita”.

“L’unico rammarico, come detto, è dato dal fatto che ci siamo trovati di fronte un’Argentina troppo forte – spiega ancora Pelizzoli -. Ma di quella esperienza ricordo solo cose belle, positive. Il villaggio olimpico è qualcosa di speciale, si respira un’aria magica. Posso dire senza dubbio che quella di Atene è stata l’avventura più bella della mia carriera”.

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