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Scatole di tonno con etichette contraffatte: maxi sequestro anche in Bergamasca

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Ha coinvolto anche la provincia di Bergamo l’operazione della Guardia di Finanza, che – al termine di una complessa indagine condotta dalla Polizia giudiziaria – ha portato al sequestrato circa 8 quintali di tonno ad oltre 1000 esercizi commerciali, che – anche inconsapevolmente – avevano acquistato e, poi, immesso sul mercato confezioni di tonno rosso recanti indicazioni geografiche difformi dalla reale origine del prodotto inscatolato (tonno rosso di corsa mattanzato nelle tonnare della Sardegna).

L’operazione ha preso il via in Provincia di Cagliari e ha portato alla segnalazione all’A.G. di 5 persone che, in qualità di rappresentanti legali di società operanti nel settore della commercializzazione di prodotti ittici, anche a livello nazionale, si erano resi responsabili di violazioni plurime dell’art 515 c.p. (frode in commercio) e dell’art. 517 quater c.p. (contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari).

«L’ attività di servizio – spiega la Finanza – si è articolata in 2 distinte fasi. Nel corso della prima, la scorsa primavera, sono state sequestrate oltre 14.2 tonnellate di pesce, stoccate in quasi 35.000 confezioni pronte per essere immesse sul mercato, in frode al commercio, poichè riportanti sulle etichette di confezionamento delle indicazioni, sia organolettiche, che di origine, difformi da quelle caratteristiche e proprie del tonno effettivamente conservato. Nella seconda, previa attenta disamina della documentazione finalizzata all’individuazione dell’origine/destinazione del prodotto confezionato, individuati i rivenditori al dettaglio, si è intervenuti su scala nazionale, procedendo così al sequestro del prodotto illegalmente immesso in commercio».

Gli interventi hanno interessato ben 70 province, tra cui quelle di Sondrio, Monza, Como, Milano, Bergamo e Lecco. Le operazioni, condotte da 160 reparti territoriali della GdF, hanno portato al sequestro di oltre 82 chilogrammi di tonno, il cui ritiro – precisa la Finanza – non perchè «nocivo per la salute del consumatore», ma per «evitare che quest’ultimo sia erroneamente convinto di acquistare un prodotto “di nicchia”, non, nella circostanza, connotato dalle caratteristiche riportate sulla confezione di vendita».

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