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Lega: “Le strutture religiose che in Bergamasca ospitano profughi paghino l’Imu”

Il Carroccio raccoglie duemila firme in sei mezze giornate in città per dire no alla costruzione della moschea e prepara l'offensiva a livello provinciale contro la Caritas.

Una raccolta firme per dire no alla moschea, contrasto alla concessione della cittadinanza ai migranti e affondo sulle strutture religiose che ospitano i profughi: è un attacco a tutto tondo quello sferrato dal segretario provinciale della Lega Nord Daniele Belotti e dal capogruppo del Carroccio in consiglio comunale a Bergamo Alberto Ribolla sui temi dell’integrazione e dell’accoglienza.

La prima iniziativa, quella della raccolta firme, è stata messa in campo dalla metà di aprile alla metà di giugno: sei mezze giornate in piazza con i gazebo, 4 sul Sentierone e 2 allo stadio, nelle quali hanno sottoscritto la petizione duemila cittadini bergamaschi. L’obiettivo è quello di “dimostrare a Giorgio Gori e alla sua Giunta la contrarietà dei bergamaschi all’attuazione del cosiddetto ‘Piano B’ sulla moschea, dopo che è fallito il progetto in via San Fermo ma anche di chiedere un referendum per chiedere che siano gli stessi bergamaschi a decidere su un eventuale centro islamico”.

“Vogliamo precisare – hanno sottolineato gli esponenti del Carroccio – che non si tratta di firme online: sono prese di persona e verificate, nessuno può metterle in dubbio. Partiamo dalla provata inaffidabilità di tutta la Comunità Islamica che in via San Fermo voleva costruire il centro islamico più grande d’Italia su un’area di 7mila metri quadrati e con i soldi del Qatar, Stato che notoriamente finanzia i fondamentalisti. Nonostante ciòsi è pensato al piano B, dove i metri quadrati sono diventati addirittira 10mila e in un’area ancora oscura per noi della città, sulla quale vorremmo fosse fatta chiarezza”.

Ribolla e Belotti

Un altro fronte della battaglia della Lega Nord è quello dell’accoglienza, in particolare quella fatta dalle strutture religiose: “Abbiamo fatto alcune verifiche sulla Caritas e sull’esenzione Imu – sottolinea Belotti – A Bergamo, Casazza, Rota Imagna, San Paolo d’Argon, Sedrina e Vedeseta vengono utilizzate strutture religiose per ospitare profughi: chiediamo che vengano fatti accertamenti e venga applicata l’aliquota massima come per gli alberghi. Succede che a Casa Amadei in via San Bernardino l’Imu non si paga dal 2013 e lo stesso succede a Vedeseta e a Casa San Giuseppe a Sedrina, ormai diventati immobili ricettivi. Le strutture religiose a fine sociali è giusto che abbiano agevolazioni: se invece hanno cambiato destinazione e diventano fonte di guadagno e di spaccature nelle comunità è giusto che paghino l’aliquota massima. Porteremo questa richiesta nei consigli comunali”.

Ferma opposizione anche sulla concessione delle residenze (“Fenomeno esclusivamente bergamasco” sottolinea Belotti) e sull’iniziativa lanciata da Ance che, in accordo con la Prefettura, ha messo ha disposizione corsi professionali gratuiti ai profughi: “Un cittadino normale per parteciparvi spende dai 110 ai 1000 euro: decine di migliaia di muratori a Bergamo sono a casa e per loro i costruttori non si sono interessati. È l’ennesima umiliazione: basta con questo buonismo esasperato”.

LA PRECISAZIONE DEL COMUNE DI SEDRINA
“Riguardo alla richiesta di pagamento Imu per la struttura di accoglienza che si trova a Botta di Sedrina – puntualizza il sindaco di Sedrina Stefano Micheli – l’Amministrazione comunale di Sedrina ha richiesto agli uffici di verificare quanto previsto tra l’altro da una sentenza di fine 2015 della Corte Costituzionale relativamente all’esenzione dal pagamento dell’Imu ai soli immobili destinati al culto. A riguardo delle verifiche in atto da parte degli uffici avevamo informato già alcuni mesi fa, ed in più occasioni anche la minoranza, in sede di Consiglio Comunale”.

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