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Al Filagosto i Tre allegri ragazzi morti: “Con il nostro ultimo disco, un inno alla creatività”

Al Filagosto arriva una delle formazioni storiche del panorama indipendente italiano: i Tre allegri ragazzi morti. Saranno protagonisti di un concerto la sera di giovedì 4 agosto al festival musicale che ogni anno a Filago propone tanta buona musica.
Il gruppo, che porterà sul palco l’energia che da oltre vent’anni lo contraddistingue, sarà munito delle immancabili maschere di teschio, ispirate all’immaginario del mondo dei fumetti e disegnate dal cantante, Davide Toffolo, fumettista e illustratore,
Per saperne di più, abbiamo intervistato Enrico Molteni, bassista dei Tre allegri ragazzi morti.

Cosa proporrete al Filagosto?
Al concerto presenteremo il nostro nuovo disco, “Inumani”, ma proporremo anche tante altre canzoni precedenti. Sul palco saremo in cinque: accanto a me, Davide Toffolo (voce e chitarra) e Luca Masseroni (voce e batteria), ci saranno Andrea Maglia (chitarra), che da anni si esibisce insieme a noi, e Monique Mizrahi (chitarra acustica, harango e ukulele), con noi quest’estate.

Perché avete intitolato l’album “Inumani”?
Il titolo fa riferimento ad alcuni supereroi mascherati dei fumetti americani della Marvel per i quali tutti noi, ma soprattutto Davide Toffolo, il cantante, che è anche disegnatore, abbiamo sempre avuto una forte fascinazione. Anche il nome del gruppo è nato da un libro a fumetti scritto da Davide Toffolo nel 1994, “Cinque allegri ragazzi morti”, che diventano zombies. Le nostre canzoni si intrecciano con le avventure di quei personaggi e siamo legati a quell’immaginario. Le maschere che indossiamo nei nostri concerti sono un altro richiamo al fumetto.
La parola “inumani”, poi, ci piaceva molto per il suono e perché, per come l’abbiamo scritta, si legge quasi allo stesso modo da entrambi i lati, ed è anche la caratteristica grafica di tutto l’album.

E che temi affronta il disco?
Non c’è un argomento solo, non è un concept: le canzoni sono abbastanza varie e legate a diversi temi. Parliamo della creatività, di come i telefonini siano entrati nella nostra vita in maniera prepotente, un’altra canzone parla di Milano e di come viene percepita dall’estero, mentre altre ancora d’amore.

Bortolotti

Crede che la tecnologia sia troppo pervasiva?
Sono una delle persone colpite dalla tecnologia, sempre attaccato al telefonino e non posso criticare chi è come me. Sono curioso, mi piacciono i progressi tecnologici, anche se bisogna sicuramente stare attenti a far sì che non diventino una droga e non creino dipendenza: bisogna trovare il tempo per mangiare e per sorridere. Non essendo un nativo digitale, posso vedere come è il mondo oggi alla luce di come era prima, quando le nuove tecnologie non erano così sviluppate.

E secondo lei è meglio ora?
Si, i vantaggi derivanti dallo sviluppo tecnologico sono molti e hanno semplificato parecchi aspetti della vita: ad esempio, il navigatore ci conduce nella direzione desiderata, col telefonino possiamo contattare chi vogliamo in qualsiasi momento e in ogni luogo in cui ci troviamo; inoltre, possiamo ascoltare tutta la musica del mondo tenendola in tasca. Certamente, in metropolitana capita di vedere tutte le persone attente a digitare sul proprio cellulare, ma a ciò non corrisponde automaticamente una riduzione della socializzazione: ad esempio, quando i telefonini non erano così diffusi, molti sul treno leggevano libri anziché chiacchierare con chi avessero accanto. In certi casi la distrazione è comprensibile, mentre in altri, ad esempio a tavola o quando è il momento di scambiare due parole con qualcuno, è più spiacevole: è questione di prenderne coscienza.

Arcobaleno 5 agosto

Passando all’altro argomento, com’è secondo lei oggi Milano?
Il nostro gruppo è di Pordenone, ma negli anni abbiamo avuto la possibilità di vivere Milano, di conoscerla bene e di trascorrervi molto tempo. Credo che in questo momento sia la città italiana più viva e più vivace per proposta culturale. In questi anni, in linea di massima, è migliorata: solitamente ci si lamenta sempre di tutto, ma ritengo che in questo caso ci sia anche qualcosa di buono da raccontare.

Che cosa pensa di Expo?
Ero tendenzialmente favorevole all’inizio e lo sono ancora. Non sono riuscito ad andarci, quindi non posso criticarlo, ma ho visto che ci sono state tante ricadute positive: sono state riqualificate alcune zone della città e hanno aperto diverse attività. Non sono un politico: parlo da semplice visitatore, cittadino osservatore.

Tornando al disco, quanto è disumana la nostra società oggi?
Mi piace considerarla umana: ogni tanto mi stupisco nel vedere come, nella media, gli uomini riescano ad andare d’accodo. Chiaramente, esistono anche casi contrari, ma l’essere umano è fondamentalmente sociale.

Air Algerie

La cronaca non manca, però, di episodi negativi.
Secondo me gli aspetti positivi sono superiori: magari le persone si schierano dalla parte del duro o del cattivo ma alla fine prevale l’aiuto verso chi si trova in difficoltà. Gli episodi negativi succedono, ma sono frutto di un’assenza di pensiero abbastanza rara.

Nei vostri lavori precedenti spesso avete fatto riferimento a Pasolini: cosa l’ha colpita?
Abbiamo vissuto nel suo paese e abbiamo approfondito la sua figura, ciò che ha scritto e i suoi film per capire il suo pensiero. Mi ha colpito lo sguardo critico che aveva sulla società, forse quello che oggi manca, una capacità di analisi rara: era sia un poeta sia un interprete dei tempi, un gigante della cultura. Una figura così in questo momento in Italia non c’è e se ci fosse potrebbe aiutare a comprendere cosa accade attorno a noi.

Per concludere, verso quale direzione musicale vi state muovendo?
Negli ultimi anni abbiamo scoperto la musica etnica. Siamo nati come gruppo prettamente punk, rock punk, e col tempo abbiamo allargato il nostro repertorio a diversi generi musicali, dalle sonorità dub al reggae e al folk.

Avete collaborato anche con Jovanotti: com’è andata?
Ci scriveva messaggi per complimentarsi dei nostri lavori e nel 2013 ci ha invitato ad aprire alcuni suoi concerti negli stadi: ci siamo conosciuti ed è nata anche la collaborazione per il nostro nuovo disco. Con lui condividiamo la ricerca e l’attenzione per generi musicali diversi.

E quali sono i progetti per il prossimo futuro?
Quest’estate suoniamo molto. Concluso il tour estivo, cominceremo i concerti invernali. Il sogno nel cassetto, invece, è quello di fare uno di quei tour americani con trenta date consecutive per tutta l’America: mi piacerebbe molto, chissà.

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