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Accoglienza ai cittadini stranieri, il grido dei sindaci e la credibilità dello Stato

Angelo Capelli, Segretario provinciale bergamasco di Lombardia Popolare e consigliere Regione Lombardia, interviene sull'accoglienza ai cittadini.

Angelo Capelli, Segretario provinciale bergamasco di Lombardia Popolare e consigliere Regione Lombardia, interviene sull’accoglienza ai cittadini.

La stragrande maggioranza dei fuggiaschi stranieri – lo sappiamo – non sono certamente dei profughi o dei richiedenti asilo, ma migranti economici non beneficiari quindi di protezione internazionale; disperati alla ricerca di un futuro migliore per sé e la famiglia. Al netto perciò dalle indispensabili procedure di accertamento da parte delle Commissioni prefettizie, resta comunque il tema grave dell’accoglienza, che ci urge la drammaticità del momento, e quello della credibilità dello Stato in un territorio ospitale come quello bergamasco, dove il senso di giustizia è però molto avvertito.

Lo spauracchio che agita i sonni dei Sindaci bergamaschi in particolare è un bando pubblicato il 1 luglio sul sito della Prefettura di Bergamo e che si chiama prot. 33933/2016: “Nuova procedura negoziata in via d’urgenza per l’affidamento del servizio di accoglienza cittadini stranieri (ex art.63, comma 2, lett. C, d.lgs.50/2016)”. Dei 400 richiedenti protezione internazionale (18 marzo), il territorio di Bergamo ha dato finora la disponibilità ad accoglierne 152. Ad essi si aggiunge la necessità di trovare ospitalità per altri 70 (27 maggio) a causa dell’aumento dell’80 per cento dei flussi rispetto all’analogo periodo dello scorso anno (12 aprile), più una quota parte dei 1389 assegnati ancora alla Lombardia dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione (23 giugno). E la Prefettura comprensibilmente spinge.

Le lancette dell’orologio infatti scorrono velocemente ma la soluzione tarda ad arrivare. Da un lato stiamo assistendo anche quest’anno al balletto dei Sindaci “progressisti” che invocano apertura ad ogni costo ma che, per paura forse delle critiche, difficilmente dischiudono davvero le porte dei loro Comuni; e di quello dei Sindaci leghisti che protestano di non volere stranieri ad ogni costo ma che poi si trincerano dietro l’argomento che la loro zona ha già dato, vista la generosità di altri Colleghi che hanno mostrato una maggiore comprensione per la situazione drammatica dei profughi e vivo senso dello Stato, aprendo il loro territorio, a costo di inevitabili sacrifici.

Così ai Sindaci dei Comuni che già hanno un livello di ospitalità superiore al 3 per 1000, stabilito dal ministero, ed hanno già fatto la loro parte – coi problemi legati a quanti vengono dichiarati “diniegati”, che non si possono disconoscere –, prima di trovarsi di nuovo lasciati soli lanciano ora un grido d’allarme che dobbiamo assolutamente ascoltare, perché non è la solita manovra demagogica. Chiedono di essere esclusi dai bandi e dal turnover per rientrare nei parametri normali previsti dal ministero, ossia di non vedere rimpiazzati con altri migranti quelli partenti.

Domandano semplicemente che l’applicazione dei parametri tra popolazione residente e profughi ospitati non sia la “comoda” media tra i pochi che li hanno accolti e i tanti che non l’hanno fatto, ma che corrisponda ad una effettiva loro distribuzione sul territorio, che renda il più possibile equanime il peso delle quote. E, ove il rapporto è già saturo, che la decisione non preveda nuovi arrivi; ove invece saturo non è, per quanto fattibile, che la scelta prioritariamente alleggerisca il carico di chi supporta i numeri più grandi.
Angelo Capelli

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