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Don Rizzi: “Nell’anno del Giubileo, la comunità islamica di Bergamo trovi pace”

Pubblichiamo la lettera di don Massimo Rizzi, direttore dell’Ufficio per il dialogo interreligioso della Diocesi di Bergamo, che risponde al messaggio di Mohamed Saleh, capo del Centro culturale islamico di Bergamo. Nella lettera don Rizzi si candida ad incontrare le due parti avverse della comunità islamica bergamasca per cercare una pacificazione.

Pubblichiamo la lettera di don Massimo Rizzi, direttore dell’Ufficio per il dialogo interreligioso della Diocesi di Bergamo, che risponde a Mohamed Saleh, capo del Centro culturale islamico di Bergamo. Nella lettera don Rizzi si candida ad incontrare le due parti avverse della comunità islamica bergamasca per cercare una pacificazione.

Carissimo dottor Mohamed Saleh,
desidero innanzitutto ringraziarti per la lettera di cordoglio che mi hai inviato (leggi qui). La trasmetterò subito al nostro Vescovo, monsignor Francesco Beschi, affinché possa leggerla anche da Cracovia, dove è ora impegnato con i ragazzi bergamaschi che stanno vivendo la Giornata Mondiale della Gioventù con Papa Francesco.

Proprio il Santo Padre, alla luce degli orribili attentati in Europa e nel mondo e non solo dell’assassinio di padre Jacques a Rouen, ci ha ricordato che non è una guerra di religione “perché” – usando sue parole – “tutte vogliono la pace”. Nel nostro piccolo l’ho avvertito personalmente, sentendo la vicinanza della comunità islamica in questi giorni e dopo ogni attentato, segno concreto che i crimini di cui si macchiano certi sedicenti islamici non hanno nulla a che fare con i veri fedeli musulmani.

Mi lusingano le parole che hai utilizzato nella lettera, definendomi credente cattolico, che conosce l’islam meglio di tanti musulmani: بارك الله فيك, Dio ti benedica. È ben vero che nel mio soggiorno egiziano (ormai di lontana memoria, purtroppo), ho potuto far esperienza di quanto affermi, di una convivenza possibile e bella tra cristiani e musulmani. Insieme abbiamo seguito e commentato i fatti di piazza Tahrir, e siamo stati testimoni di una vicinanza reciproca tra uomini e donne di religioni diverse che insieme manifestavano e pregavano per la giustizia e la pace. Con questi scopi lavoro nella nostra Diocesi e provincia bergamasca.

Certo i fatti che continuano a susseguirsi a livello internazionale non ci aiutano, soprattutto di fronte all’opinione pubblica sempre più impaurita frastornata e attonita.

Permettimi un accenno anche ai fatti bergamaschi, che seguo con attenzione e apprensione. Mi piacerebbe provare ad abbassare i toni su quanto sta accadendo attorno al “caso moschea” a Bergamo. Non entro nel merito della questione (non so se è di mia competenza, e neppure se ne sono capace…), ma voglio ribadire, come già da tempo e in varie occasioni ho avuto modo di affermare, anche pubblicamente, che un luogo di culto (non solo per i musulmani, ma penso anche alle comunità sikh, al variegato mondo pentecostale…) sia un diritto civile fondamentale che, allo stesso tempo, garantisca inclusione e integrazione nella società, prime “armi” culturali con cui combattere il terrorismo.

Non posso non leggere con sofferenza e disagio quello che già a suo tempo ho definito come una fitna all’interno della comunità islamica bergamasca; i fatti dei giorni scorsi, e anche quelli dei mesi scorsi, nonché le narrazioni diversificate apparse sui giornali, rischiano di supportare inveterati pregiudizi nei confronti di tutti i fedeli musulmani e dar adito a nuovi (cosa che sappiamo bene e abbiamo già avuto modo di condividere) e non giovano certo a costruzione di un’immagine positiva dei musulmani all’occhio della cittadinanza; anzi non fanno altro che allontanare l’ipotesi di un luogo di culto in città.

Permettimi dunque di ribadire (come già detto tempo fa in un’altra occasione) la mia disponibilità ad un incontro tra le varie componenti della comunità, laddove lo riteneste opportuno. Noi cattolici celebriamo quest’anno il Giubileo della Misericordia: prego affinché nella comunità islamica si possa vivere questo tempo facendo reale esperienza di misericordia, si possano “perdonare le offese” e provare a lavorare insieme per il bene di tutta la comunità bergamasca, musulmani, cristiani, sikh, e anche i non credenti.
Con stima, cordiali saluti.

don Massimo Rizzi
direttore dell’Ufficio Dialogo Interreligioso della Diocesi di Bergamo

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