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Niente Rio per Chatbi, per la Fidal Bergamo “il doping si vince con la cultura”

Doping e sport, due realtà che vanno troppo spesso a braccetto. Anche a Bergamo, con l’atletica orobica scossa dalla notizie dell’esclusione dalla spedizione olimpica di Rio2016 di Jamel Chatbi (bergamasco ma tesserato per la Riccardi Milano) colpevole di aver “saltato tre controlli antidoping nell’ultimo anno”.

Doping

Addio sogno olimpico, dunque, per l’atleta italo-marocchino di Cividino, che giovedì 28 luglio avrebbe dovuto partecipare alla conferenza stampa pre-olimpica con gli altri due bergamaschi impegnati a Rio, Marta Milani e Matteo Giupponi.

Nel caso specifico di Chatbi l’esclusione dalla spedizione olimpica è scattata non per un controllo risultato positivo a sostanze proibite, ma a causa di tre test antidoping saltati nell’ultimo anno.

Il tema doping, però, torna d’attualità per il movimento bergamasco.

“I ragazzi quando scoprono storie di doping faticano a calarsi nella realtà, hanno un atteggiamento di credo-non credo che li lascia per un attimo in un mondo tutto loro – spiega Dante Acerbis, presidente della Fidal bergamasca -. La prima reazione generale porta a dire ‘io non c’entro, ne sono fuori’, ma è sbagliato. Tutti devono sapere, pensare, capire perché potrebbe capitare, prima o poi, di incontrare durante la carriera un cattivo consigliere che ti porta sulla strada sbagliata. Cascarci è un attimo”.

“Ai miei ragazzi dico sempre: pensateci, ma non restare indifferenti – continua Acerbis -. E denunciate quando sapete, perché la denuncia in questi casi è fondamentale”.

“I giornali in tutta questa storia giocano un ruolo primario: parlino di più di tutte quelle attività che le società del territorio fanno ogni giorno per tenere i ragazzi lontano dal doping. E non mettano in prima pagina solo le vittorie, ma anche la quotidianità delle realtà locali. E’ proprio questa che crea voglia, cultura sportiva, aggregazione, e lo sport – conclude il presidente di Fidal Bergamo – è soprattutto questo”.

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