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Cadavere carbonizzato ad Albino: l’omicidio dopo la festa, killer presi in Russia fotogallery video

Con l'arresto di Ivan Hromei lunedì 25 luglio si è chiuso il cerchio sull'omicidio di Vasyl Nykolyuk, trovato carbonizzato nella sua auto ad Albino nell'ottobre del 2015: un delitto efferato, a mani nude e per motivi futili.

Sono gli stessi investigatori ad ammettere che probabilmente l’omicidio di Vasyl Nykolyuk, operaio ucraino 33enne il cui corpo carbonizzato fu ritrovato nel bagagliaio della sua Opel Vectra in una stradina di montagna ad Albino l’11 ottobre 2015, era destinato a rimanere irrisolto: le modalità con cui era stato portato a termine e l’irriconoscibilità del cadavere non davano grossi appigli investigativi.

Cadavere in un'auto ad Albino, è giallo

E invece il cerchio sul delitto si è chiuso lunedì 25 luglio grazie alla fitta collaborazione tra l’autorità giudiziaria, i carabinieri della compagnia di Clusone e del nucleo investigativo di Bergamo, l’Interpol e le forze dell’ordine ucraine e russe: una sintonia fondamentale che ha permesso di incanalare subito le indagini nella giusta direzione, di seguire i due autori materiali dell’omicidio fuori dai confini nazionali e di intercettarli per otto mesi, di localizzarli e infine arrestarli in attesa dell’estradizione.

Un’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Antonio Pansa, che ha abbinato metodi tradizionali a elementi tecnologici come l’analisi del Dna da parte del Ris di Parma, fondamentale per dare un nome alla vittima, e le intercettazioni telefoniche: elementi che avevano portato all’arresto di Vasyl Bilohan, 25enne ucraino fermato nella regione di Pskov in Russia lo scorso 26 maggio, e a quello di lunedì quando a finire in manette è stato il 28enne Ivan Hromei, anch’egli ucraino rintracciato a Mosca.

Sono loro i due autori materiali di un delitto efferato e dal movente futile, consumatosi senza l’ausilio di nessuna arma: un pestaggio a mani nude violentissimo, prima del tentativo di far sparire ogni traccia con l’incendio della macchina.

Lo scorso 11 ottobre la vittima e i due assassini, dopo aver cenato nell’appartamento di questi ultimi a Stezzano con la moglie di Hromei e una coppia di amici, avevano trascorso la serata in una discoteca di Curno: qui arrivano già a tarda ora e Nykolyuk, conosciuto per essere un attaccabrighe, ha una discussione con un buttafuori. Episodio irrilevante ai fini dell’indagine ma da cui partono tutti i fatti che poi porteranno al suo omicidio.

La compagnia si allontana alle 5 del mattino dal locale e fa rientro a Stezzano. Un viaggio burrascoso, ricostruito nei dettagli dalla moglie di Ivan Hromei, teste fondamentale: litigi e battibecchi che dalla macchina si spostano nell’appartamento di Stezzano dove si consuma il delitto.

Durante il pestaggio un solo attimo di ripensamento, da parte del più giovane degli assassini: Vasyl Bilohan esita e chiama un amico che, spaventato, chiede di parlare con la vittima, appurando come le sue condizioni fossero già quasi disperate. L’amico chiede ai due assassini di non andare oltre, consiglio che non verrà ascoltato: dopo l’omicidio Bilohan e Hromei puliscono a fondo l’appartamento dalle macchie di sangue, caricano Nykolyuk sulla sua Opel Vectra e si dirigono ad Albino, dove la incendieranno.

Le telecamere di sorveglianza dei Comuni tra Stezzano e Albino vengono scandagliate scrupolosamente dai carabinieri e incrociate con i tabulati telefonici: gli ultimi fotogrammi disponibili all’imbocco della stradina sterrata dove è stata rinvenuta l’auto bruciata, poi i due assassini ricompaiono alla fermata Teb di Albino dove prenderanno il tram per fare rientro a Bergamo.

I due lasciano immediatamente l’Italia: comprano i biglietti aerei per l’Ucraina nonostante uno dei due, Ivan Hromei, fosse stato raggiunto da un provvedimento di espulsione al quale era determinato ad opporsi: qui scatta la collaborazione con Interpol, autorità ucraine prima e russe poi che hanno concluso operativamente gli arresti.

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