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“Big incedibili e obiettivo salvezza”: Percassi, è tutto vero ma lasciaci sognare un po’

Il "Bortolotti" con l’Eintracht e la gita a Leeds non possono bastare per un pubblico che avrebbe voglia di rivivere le glorie del passato. Servirebbe solo un po' di fantasia in più da parte della società, che, invece, punta solo a buttare acqua sul fuoco quando l'entusiasmo si accende

Tutto vero quello che ha detto Percassi. Dirò di più: dovrebbe esternare maggiormente.

Quello che la società tende a non fare. Servirebbe per evitare disinformazione, quella in cui spesso sono costretti a scivolare molti commentatori durante il periodo estivo. Non ci sono notizie, allora inventiamole.

Non voglio cadere nell’equivoco, solo fornire un’analisi meno semplicistica di fronte alle parole del presidente dell’Atalanta.

Non ci sono giocatori incedibili. Questa è la verità del mercato e non vale solo per l’Atalanta. Lo dico per chi grida, sbagliando, “non farò l’abbonamento”. La partita vista e poi commentata alla tv non è la stessa cosa. Mai.

Vale anche per chi, oggi, crede ancora al giocatore bandiera della squadra o della città. Resiste Totti, come ha saputo fare nella sua dimensione Bellini. Il resto è nei fatti, basti pensare a Higuain e a Pogba.

Il presidente contrasta con “Sportiello e Gomez sono incedibili”. E invece voleva dire, come ha poi spiegato, che se al giocatore arriva l’offerta di un ingaggio triplo, non c’è maglia che tenga.

I procuratori non hanno sentimenti, ma pensano al loro portafoglio. D’altronde le norme accettate dai presidenti hanno portato le società di calcio ad essere spesso supine dei procuratori.

Quindi se a Sportiello e al Papu viene il mal di pancia, prepariamoci nel migliore dei modi a monetizzare al meglio. Questo il messaggio di Percassi.

L’Atalanta lo ha fatto con de Roon e il giocatore ha accettato, anche se amava portare la famiglia in Città Alta. Lo farà da turista, con le sterline svalutate degli inglesi.

“Importante è mantenere la categoria”. Tutto vero, ma qui il Percassi uomo marketing non mi convince. Il tifoso lo premi, e lui ti premia con gli abbonamenti se alzi l’asticella. Parlare sempre e solo di mantenimento della categoria non porta adrenalina e nemmeno lo stadio pieno.

Oltretutto i valori della serie A degli ultimi anni ci hanno detto che almeno due squadre provenienti dalla categoria inferiore partono già ad handicap. Lo è stato l’anno scorso per Carpi e Frosinone, con la variante Verona come piace ricordare a Percassi. Ma nessuno dice che proprio la dirigenza veneta aveva fatto cassa senza reinvestire con saggezza.

A Bergamo con Sartori crediamo di non correre rischi. Non a caso fu scelto dando un elegante benservito a Marino.

Può non piacere dire ciò, sta nei fatti come pensare che anche quest’anno avremo almeno due squadre inferiori al gruppo, se guardiamo a Crotone e a Pescara, senza dimenticare che Zamparini ogni anno ci mette del suo per rischiare la retrocessione.

Giusto guardare al bilancio. Quello dell’Atalanta, chiuso al 31 dicembre 2015, è esemplare anche dal punto di vista della comprensione dei contenuti grazie ad una grafica sapiente. Tanto da scoprire che c’è un altro tesoretto disponibile, 10.371.433 cucuzzi derivanti da plusvalenze delle cessioni di Grassi e Maxi Moralez, evidenziati come eventi successivi alla chiusura dell’esercizio.

Alzare l’asticella potrebbe convincere certi giocatori a restare.

Oggi non possiamo parlare di Europa, ciò non vieta organizzare un “Bortolotti” più accattivante. Non lo è l’avversario prescelto, l’Eintracht Francoforte si è salvato vincendo lo spareggio salvezza con il Norimberga. E nemmeno andare in gita a Leeds, seconda divisione inglese.

Non servono sogni. Su questo tutti d’accordo. La concretezza di Percassi, gli investimenti di Zingonia come per lo stadio ci stanno bene se accompagnata da maggiore fantasia. E perché no, da altrettanta comunicazione.

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