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Cannabis, in aula il ddl legalizzazione, Garattini: “Legge inutile e che fa confusione”

Lunedì 25 luglio, per la prima volta, il Parlamento italiano ha discusso una proposta di legalizzazione della cannabis. "Una legge inutile e che rischia di creare confusione", sostiene lo scienziato bergamasco Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" .

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Lunedì 25 luglio, per la prima volta, il Parlamento italiano ha discusso una proposta di legalizzazione della cannabis. Sostenuto da 221 parlamentari, che si sono costituiti in un intergruppo (troppo pochi per raggiungere la maggioranza di 315), il testo presentato da Roberto Giachetti (Pd), contiene le “Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati”. Il provvedimento sarà tuttavia ridiscusso il prossimo autunno a causa dei circa duemila emendamenti a carattere soppressivo, 1300 dei quali presentati dal partito Area Popolare.

Sull’argomento abbiamo raccolto due pareri: uno favorevole, ed è quello di Pia Locatelli, parlamentare bergamasca (leggi), e uno contrario, ed è quello dello scienziato bergamasco Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”: “Si tratta di una legge inutile – commenta Garattini -. Inutile perché di droghe ce ne sono molte, ne vengono prodotte sempre di nuove e legalizzandone una non si risolverebbe certo il problema”.

La legge prevede la possibilità di detenere per uso ricreativo fino a 5 grammi di marijuana, 15 nel privato domicilio, e di coltivare sul terrazzo di casa un massimo di cinque piantine. Sulla falsariga del modello spagnolo nasceranno i “cannabis social club”: associazioni i cui membri (maggiorenni e non più di 50), possono contare su 5 piante a testa e consumarne all’interno i prodotti. La vendita verrà regolamentata in regime di monopolio di Stato, più rigido di quello del tabacco, e il consumo sarà vietato in tutti i luoghi pubblici, sia al chiuso che all’aperto, con la conseguenza che si potrà fumare solo in casa o nei circoli. Nessuna attenuazione delle sanzioni per quanto riguarda il Codice della strada, mentre il 5% dei proventi derivanti dalla legalizzazione sarà destinato alla prevenzione contro la droga.

Elementi, questi, che tuttavia non convincono Garattini: “Così facendo i giovani al di sopra dei 18 anni avranno facilmente accesso all’utilizzo della cannabis, proprio come succede per alcol e tabacco”. Secondo lo scienziato non reggono nemmeno le argomentazioni di chi sostiene che una liberizzazione toglierebbe introiti alla microcriminalità e alla mafia: “Trovo ingenuo pensarlo. Nella relazione introduttiva alla proposta di legge si fa riferimento ad un livello di tassazione per la cannabis pari a quello del tabacco, che incide per il 75% sul prezzo di vendita al pubblico. Ne consegue che il prezzo “legale” non sarebbe assolutamente competitivo rispetto a quello del mercato nero”.

Tra i fattori di rischio, inoltre, vi sarebbe anche la possibile confusione tra l’uso terapeutico della sostanza e quello ricreativo: “due concetti agli antipodi e che vanno trattati separatamente. Il rischio – secondo Garattini – è che dietro l’alibi della terapia moltissime persone cerchino di giustificare un consumo che di terapeutico non ha nulla”.

“Non sono per il proibizionismo – conclude Garattini – piuttosto per l’educazione. Ma non vedo come questa sia possibile, visto che lo Stato produce e specula su qualcosa che danneggia fortemente la salute. Manovre importanti per contrastare le morti da tabacco, ad esempio, non se ne vedono, proprio per l’evidente conflitto d’interessi”.

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