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“Longaretti lungo un secolo”: la mostra per il compleanno di un grande del Novecento

"Longaretti lungo un secolo" è l'omaggio espositivo che la Fondazione Adriano Bernareggi ha pensato per il compleanno di Trento Longaretti, il prossimo 27 settembre. Una data che sarà onorata anche dal TTB, chiamato a partecipare ai festeggiamenti che si terranno, al pari della mostra, nello storico palazzo Bassi-Rathgeb sede del Museo Diocesano, in via Pignolo 76.

“Longaretti lungo un secolo” è l’omaggio espositivo che la Fondazione Adriano Bernareggi ha pensato per il compleanno di Trento Longaretti, il prossimo 27 settembre. Una data che sarà onorata anche dal TTB, chiamato a partecipare ai festeggiamenti che si terranno, al pari della mostra, nello storico palazzo Bassi-Rathgeb sede del Museo Diocesano, in via Pignolo 76.

Non poteva mancare in città, nell’ambito delle celebrazioni dell’arte e del ruolo istituzionale del maestro bergamasco, una grande mostra dedicata alla sua pittura su tela, a quella che è stata la ricerca espressiva condotta nel colore e nel confronto con la figurazione del Novecento.

Quarantadue opere, realizzate dai primi anni Trenta agli anni Duemila, selezionate con cura da Simone Facchinetti e Carlo Pirovano per qualità e pregnanza iconica, sintetizzano una parabola professionale e umana di tutta eccezione, capace di cogliere e restituire con evidenza e suggestione i temi e le sfide artistiche più importanti del Novecento pittorico.

I grandi temi longarettiani, che si concentrano sulla rappresentazione dell’uomo e del piccolo-grande mondo che lo circonda, saranno affrontati per macrosezioni: la figura della madre, centrale e prioritaria nell’universo simbolico dell’autore (tra le opere più significative “Tragedia di una madre, Vietnam”, 1965, e “Madre gotica”, 1979), la natura morta (la più antica del 1938, “Natura morta di Pasqua”, la più recente del 2008), gli autoritratti (otto in totale, dal 1932 al 2005), i viandanti, il tema per eccellenza dell’umanesimo poetico e ricco di pietas del pittore.

Una mostra, dunque, che “mette in scena la religiosità della vita secondo Longaretti, al di là di un’iconografia specificatamente religiosa”, come ha precisato don Giuliano Zanchi, segretario generale della Fondazione Bernareggi, spiegando che il direttivo del “Bernareggi” ha ritenuto per l’occasione di derogare al cliché del tema religioso, per ospitare diffusamente negli spazi espositivi opere di soggetto “profano”.
D’altra parte don Fabrizio Rigamonti, direttore dell’Ufficio Beni culturali della curia diocesana di Bergamo, ha sottolineato che la mostra è “un doveroso atto di riconoscenza per una ricerca paziente, capace di raccontare le vicende umane e drammatiche del ‘900 in un percorso coerente ostinatamente al riparo da lusinghe di mode passeggere”, un’arte “fedele a un’ispirazione antica, pura, quasi infantile, in cui i viandanti sono eletti a emblemi della precarietà cui è esposta la nostra traversata di uomini”.

“Si tratta di una scelta estremamente avara di opere”, hanno spiegato i curatori Carlo Pirovano e Simone Facchinetti “che mette a fuoco la continuità del lavoro di Trento con pezzi eccezionali”, a garanzia di una logica di servizio e documentaria, non di occasionalità legata “alla retorica dei cento anni”.

Dal canto suo, Trento Longaretti esprime gratitudine e commosso stupore (“sono iniziative per le quali non mi sento sempre adeguatamente preparato”) per le numerose manifestazioni artistiche che quest’anno lo vedono coinvolto, dalla mostra di disegni organizzata da Gamec all’ex Ateneo, alla promozione della sua opera pubblica a firma Gamec e Fondazione Credito Bergamasco, ai docu-film biografici di cui uno prodotto da Teamitalia e realizzato da Teresa Sala e un nuovo lavoro filmico del videoartista Alberto Nacci, alla mostra del fotografo Alberto Merisio “Trento Longaretti, un artigiano all’opera” allestita fino al 17 luglio all’Artilab di via Borgo Palazzo 93, solo per citare alcuni eventi in città.

Senza dimenticare la bella mostra allestita negli scorsi mesi a Seriate da ASAV sulla collezione d’arte raccolta da Longaretti in una vita di contatti, scambi, conoscenze, reciproche influenze con i grandi del Novecento, interessante documento degli spazi di vita, degli arredi, del gusto del “padrone di casa”.

E guardando indietro al proprio pluridecennale impegno per la committenza pubblica oltre che per la pittura di ricerca, Longaretti trae un bilancio complesso, quasi irrisolto, del proprio operato artistico: “In questi settant’anni di lavoro devo constatare che sono due i Longaretti: quello che davanti alla tela bianca segue l’invenzione e la libera ispirazione e quello che si trova coinvolto da un tema preciso al quale sono chiamato ad assolvere con un’opera commissionata. Il dramma viene dal fatto che le figure che mi venivano richieste, ad esempio per le chiese, sentivo di doverle trattare in modo molto eloquente, perché occorreva parlare alla gente, non ai competenti o ai collezionisti. Dal 1930 in poi ho fatto così tante cose che mi spaventa anche vedere il catalogo delle opere pubbliche”.

E il “professore”, come preferisce essere chiamato (e non “maestro”), lui che è stato insegnante per 25 anni all’Accademia Carrara oltre che direttore della Pinacoteca, “chiede scusa di questa duplice personalità”, di questo “diverso linguaggio” tra l’impegno pubblico e la ricerca in studio. Un’ambivalenza che, per chi ha confidenza con la sua pittura, oltre a non porsi come criticità, risulta espressione intelligente e sensibile di un lessico profondamente coerente e riconoscibile, rimodulabile – a seconda del compito – in termini di espressività cromatica e materica e di libertà formale e spaziale.

La mostra “Longaretti lungo un secolo” si correda di un catalogo edito con il contributo di Fondazione Credito Bergamasco con testi di Enzo Bianchi, priore della Comunità monastica di Bose e di Carlo Pirovano, storico dell’arte, e un’intervista di Simone Facchinetti, storico dell’arte, a Trento Longaretti.

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