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Da Bergamo alla giungla del Camerun: con un frigorifero Emanuele cambierà la loro vita fotogallery

Emanuele Minicuci, 24enne bergamasco residente a Redona, è partito per Bangang, un villaggio nel nordovest del Camerun dove non ci sono acqua potabile ed energia elettrica: porterà con sé un frigorifero fotovoltaico e insegnerà agli abitanti a costruirselo.

Portare un frigorifero nella giungla, dove acqua potabile ed energia elettrica sono ancora un miraggio: poteva sembrare una missione impossibile e se non fosse stato per uno studente di Redona probabilmente sarebbe rimasta tale. Emanuele Minicuci di anni ne ha solo 24 ma il suo progetto, nel quale ha creduto fortemente, cambierà per sempre la vita degli abitanti di Bangang, un villaggio nella giungla nel nordovest del Camerun.

Un progetto finanziato dal Politecnico di Milano, con la collaborazione della ONG Acrest (African Center for Renewable Energy and Sustainable Technologies).

Tutto nasce nell’ambito di PoliSocial, programma di impegno e responsabilità sociale del Politecnico di Milano dove Emanuele studia architettura: un anno fa, durante un tirocinio nello studio del professor Capolongo e affiancato dalla professoressa Maddalena Buffoli, ha inventato un modulo frigorifero che funzionasse a energia fotovoltaica e fosse costruibile con materiali poveri. Così era riuscito a centrare in pieno l’obiettivo del progetto Spark del Politecnico che aveva l’obiettivo di portare la sanità dove la corrente non è ancora arrivata.

“Il team di lavoro del Politecnico ha affidato a me il progetto perchè sapevano della mia abilità con il legno – racconta Emanuele – Si tratta di una scatola di dimensioni 120x120x120, con 30 centimetri di parete e un volume refrigerato da 250 litri all’interno: funziona con un sistema di refrigerazione alimentato da energia fotovoltaica messo a punto dai ricercatori del Politecnico Maddalena Buffoli, Luigi Piegari, Chiara Tognoli e Maria Pilar Vettori coordinati da Claudio Del Pero, docente di Fisica”.

Proprio insieme al professor Del Pero, Emanuele sabato 23 luglio si è imbarcato a Linate per raggiungere via Parigi Douale, l’aeroporto principale del Camerun: da lì, dopo un viaggio di 8 ore, l’arrivo nel villaggio di Bangang dove verrà piazzato un modulo da 4 frigoriferi per un totale di 2000 litri.

“La parte difficile – spiega Emanuele – è stata fare un ragionamento con materiali poveri di quella zona del Camerun ma che ovviamente io non avevo a disposizione qui in Italia: calcolare la trasmittanza, studiare la coibentazione del frigorifero. Alla fine ho trovato un particolare tipo di bambù che, invece di avere canne vuote, all’interno ha una specie di midollo: la parte rigida della canna viene usata per costruire la scatola esterna mentre questo midollino fa da isolante. In questo modo tagliando una sola pianta posso assolvere a tutte e due le funzioni”.

Il costo del modulo fotovoltaico si aggira attorno ai 150 euro, unica spesa al netto della lavorazione del legno: “In Camerun è molto sviluppata l’agricoltura: il frigorifero sarebbe acquistabile inizialmente solo dai commercianti che in quel modo potrebbero portare al mercato i propri prodotti per più di un giorno. Ma soprattutto per la conservazione delle medicine: per lo stesso motivo a febbraio un modulo rivisitato del frigorifero è stato spedito ad Haiti per le popolazioni terremotate”.

La preparazione per il viaggio in Africa non è stata delle più semplici: per le vaccinazioni in particolare, necessarie per prevenire febbre gialla, ebola e malaria, ma anche nell’organizzazione dei bagagli.

Avevamo a disposizione 46 chili di valigia e uno zaino: la scelta ovviamente è stata quella di imbarcare tutto il materiale di ferramenta che ci servirà per il taglio e la lavorazione del legno e per la costruzione del modulo in loco. Nello zaino ho messo 3-4 cambi: non so se basteranno per le due settimane di permanenza visto che in questa stagione il Camerun è tormentato dalle piogge”.

Al seguito della spedizione anche delle istruzioni cartacee su come costruire il modulo frigorifero: l’obiettivo più grande della missione di Emanuele e del professor Del Pero è, oltre a quello di fornire un primo fondamentale aiuto alla popolazione locale, quello di insegnare loro come costruirsi il tutto da sé.

Altro obiettivo non proprio semplicissimo: “In quella zona la popolazione è sostanzialmente bilingue: parlano un pessimo inglese e il francese, che nessuno di noi però conosce. Ci faremo aiutare un po’ da alcuni meccanici americani che operano nella stessa zona per l’Onu e potranno farci da interpreti e un po’ ci arrangeremo a gesti. Avrò un vero e proprio team al seguito: impareranno a tagliare il legno e a costruire la struttura, poi a montare il pannello fotovoltaico”.

Potete seguire il percorso di Emanuele e l’evoluzione del progetto cliccando qui.  

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