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Rock sul Serio, gran finale con Omar Pedrini: “Torno a Bergamo perché ci sono molto affezionato”

Sarà Omar Pedrini il protagonista del gran finale di "Rock sul Serio", festival musicale no-profit che ogni anno a Villa di Serio propone tanta buona musica. L'appuntamento è la sera di domenica 24 luglio.

Sarà Omar Pedrini il protagonista del gran finale di “Rock sul Serio”, festival musicale no-profit che ogni anno a Villa di Serio propone tanta buona musica. L’appuntamento è la sera di domenica 24 luglio: il concerto sarà l’occasione per ascoltare i suoi più grandi successi ma anche le canzoni del suo ultimo disco.

Che cosa proporrà a Rock Sul Serio?
“Sarà un best della mia carriera. Infatti, la tournée di cui è parte l’esibizione s’intitola “Omar Pedrini dai Timoria a oggi”. Sarà un viaggio lungo vent’anni spaziando dalle canzoni che ho scritto per i Timoria, quindi tutte, a quelle più recenti, dell’ultimo disco, “Che ci vado a fare a Londra?” – Storie dal pianeta blu””.

Ci sono brani a cui è più legato di altri?
“Sono legato a tutte le canzoni come se fossero dei figli e porto ognuna nel mio cuore. Sicuramente, per necessità di tempo, al concerto ne proporrò una selezione scegliendole considerando i feed-back che ricevo dal pubblico, in rete e sui social. Inoltre, canterò alcuni brani, magari meno famosi ma che adoro particolarmente, come “Lulù”. Il ventaglio di scelte è ampio e si rivolge a un pubblico eterogeneo per età. Infatti, mi fa sempre molto piacere vedere che tanti giovani cantano le mie canzoni. C’è, poi, chi non ha mai lasciato i Timoria e partecipa ai miei concerti, magari con i propri figli: dopo otto anni di silenzio sono tornato e la voce è circolata molto rapidamente. Aggiungo che sono molto felice di esibirmi a Bergamo, con cui ho un rapporto molto bello”.

Cioè?
“Sono contento di tornare a Bergamo. Nonostante la mia brescianità e il mio tifo calcistico per il Brescia Calcio, lì ho tantissimi amici e parenti: molti cugini e zie da parte paterna vivono in Valle Brembana. Bergamo è un città che ho nel cuore: sin da bambino ci venivo molto spesso, la considero la mia seconda casa e i bergamaschi mi perdonano il mio tifo calcistico.
La fidanzata storica di mio papà, Margherita, è di Albino, la città dei Verdena, forse la band che stimo maggiormente in Italia. Ricordo con molto affetto, inoltre, le tante giornate trascorse in Città Alta con Luigi Veronelli e i suoi discendenti, e sono legato da una profonda amicizia con Omar Fantini. Insomma, Bergamo ha avuto, ha e avrà sempre un ruolo molto importante nella mia vita”.

Molti ricordano il suo duetto con Francesco Renga a Bergamo nel 2011…
“È stato il momento in cui ci fu un riavvicinamento con lui: suonammo due volte, una a Bergamo e una Brescia, creando un grande eco. Non è un caso che furono scelte proprio queste due città per ospitare l’esibizione. Fu un esperimento, poi Renga ed io abbiamo fatto scelte artistiche diverse, intraprendendo strade differenti: io mi sono spostato sempre più verso il rock, sono tornato alle mie origini, mentre lui ha cercato nuove strade, indirizzandosi verso la musica melodica, e non ci siamo più incontrati artisticamente. Anche il vocal coach di Renga, il bravissimo maestro Maurizio Zappatini, è di Bergamo”.

E ha mantenuto buoni rapporti con Renga?
“Non direi buoni, ma nemmeno cattivi. Ci tolleriamo a vicenda: beviamo volentieri un caffè e facciamo due chiacchiere quando ci incontriamo. Non c’è rancore e abbiamo seppellito l’ascia di guerra, anche se rimangono le distanze artistiche. Certamente, quella dei Timoria è stata una grande esperienza, siamo stati tra i primissimi a credere in un progetto musicale di questo tipo: quando abbiamo cominciato, il rock italiano quasi non esisteva. Conclusa l’esperienza dei Timoria, nel 2004 debuttai da solista al Festival di Sanremo con la canzone “Lavoro inutile” e vinsi il premio speciale per il miglior testo, sembrava che la mia carriera stesse per esplodere. Un paio di mesi dopo, però, mi sono trovato in un letto d’ospedale, ho avuto diversi problemi di salute e sono stato fermo per otto anni, un periodo molto lungo”.

Ci spieghi.
“Ho subìto tre operazioni al cuore. Circa tre anni fa ho ricominciato: come tutti i bresciani e i bergamaschi, sono una persona che non molla mai, e ho tenuto duro. Sono riuscito a ricominciare, ho pubblicato un disco di successo e mi ha fatto molto piacere notare che la gente è tornata ad abbracciarmi. Colgo l’occasione per sottolineare che non bisogna mai mollare”.

Come nascono le sue canzoni?
“Spontaneamente. Non ho ancora imparato come nascono: mi pervadono e sono costretto a scriverle. Spesso comincio dalla musica e poi compongo i testi in modo più razionale per far capire con le parole alle persone di che cosa parlo”.

E secondo lei come è il panorama musicale italiano oggi?
“C’è tanta qualità nell’indie, ma il mercato discografico punta solamente su chi esce dai talent-show. Questo mi indigna molto e mi fa soffrire: va bene che ci siano i talent, ma negli ultimi dieci anni non c’è più nessuno che voglia investire sui nuovi talenti nei club, nei locali, nelle birrerie, nelle strade o nelle sale prove. Anche dai talent sono emersi dei talenti, ma il problema è che tutte le risorse vengono spese solamente in quel settore. Se io fossi un discografico, invece, ne diversificherei la destinazione, senza trascurare i gruppi rock e le band”.

Lei è molto presente sui social. Cosa pensa di queste nuove forme di comunicazione?
“I social sono molto importanti oggi. Io sono un uomo che sostiene lo slow food, la slow life e non sono mai stato un maniaco dei social: la gente preferisco guardarla negli occhi e annusarla. Anni fa, quindi, ero molto prevenuto, li consideravo dei nemici degli incontri umani, poi mi sono ricreduto. Sono stati molto utili soprattutto per un artista in difficoltà come ero io tre-quattro anni fa, un po’ dimenticato dopo otto anni senza pubblicare dischi. Avevo cominciato a dedicarmi al teatro, alla televisione, a scrivere programmi per la Rai e per Sky Arte, a dedicarmi alla docenza in università, ero pronto ad attuare il piano b, cioè non tornare a fare il cantautore ma essere un uomo di comunicazione, la mia vocazione. Ho capito, invece, che i social possono creare un bacino, un movimento e uno strumento di comunicazione e di opinione. Lo testimoniano i miei ultimi soprannomi”.

Quali sono?
“Quando ero ragazzo mi chiamavano “Il guerriero” poi, col tempo, “Zio rock” e in università a Milano “Professor rock”, mentre ora i ragazzi che mi aiutano a curare i miei social, Valentina e Giovanni, “Zio social” perché sono diventato pratico ad utilizzarli. Sui social anche un uomo analogico e in vinile come me oppure i ragazzini assuefatti dai talent possono ascoltare tanta musica indie di band che non passerà mai nei talent, ma ci sono e vanno sostenute. Io stesso, nel tornare ad avere un po’ di successo, ho investito subito su una band, gli Spleen: i componenti hanno 18 anni e saranno con me anche a Villa di Serio. Aprono i miei concerti e mi hanno conquistato dicendo che non parteciperanno mai i talent. Ho prodotto anche buona parte del loro futuro disco per aiutarli a trovare spazio e luce”.

Per concludere, quali sono i suoi progetti per il prossimo futuro?
“Sto lavorando al nuovo album, tra Italia e Inghilterra, Brescia, Milano, Londra e Manchester. Uscirà nel prossimo inverno e sarà preceduto, credo già a settembre, dal nuovo singolo”.

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