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Moschea occupata, il Centro Culturale Islamico: “Colpevoli vanno puniti, sbagliato associare i loro comportamenti alla religione” fotogallery

Il Centro Culturale Islamico di Bergamo invia una lettera di chiarimenti dopo la rivolta scoppiata in via Cenisio quando, nel primo pomeriggio di venerdì 22 luglio, un gruppetto di persone che si era ritrovato per strada a pregare, vista la chiusura che da qualche settimana ha interessato il Centro Islamico, ha forzato la porta della moschea entrando all’interno

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Il Centro Culturale Islamico di Bergamo invia una lettera di chiarimenti dopo la rivolta scoppiata in via Cenisio quando, nel primo pomeriggio di venerdì 22 luglio, un gruppetto di persone che si era ritrovato per strada a pregare, vista la chiusura che da qualche settimana ha interessato il Centro Islamico, ha forzato la porta della moschea entrando all’interno.

Una protesta organizzata per contestare da una parte la decisione del presidente Mohamed Saleh di chiudere il centro, costringendoli di fatto a rimanere per strada, e dall’altra l’ordinanza del Comune di Bergamo che prevede una multa da 100 a 200 euro proprio per chiunque intralci il passaggio pedonale su suolo pubblico o l’ingresso a edifici pubblici o privati. Già sabato 23 luglio il Comitato musulmani aveva redatto una lettera nel quale si dissociava dagli “atti illegali e commessi”, richiamando i fedeli alla calma e all’autocontrollo (leggi qui).

Ecco qui il nuovo comunicato:
1 – Siamo il Direttivo dell’unico centro islamico riconosciuto a Bergamo, composto da 16 etnie diverse unite dalla fede religiosa, gli unici ad aver sottoscritto accordi con il governo della città per la realizzazione del cimitero islamico ad utilizzo di tutti i musulmani; abbiamo sempre agito nella legalità anche nella vicenda della denuncia contro l’ex-presidente, pagando però un prezzo altissimo, che anche centinaia di musulmani onesti stanno pagando come noi, anche decine di persone che resesi conto dell’inganno e delle falsità che gli hanno raccontato si stanno rivolgendo a noi per avere finalmente le idee chiare e conoscere i fatti certificati dai documenti, persone però che temono ritorsioni.

2- Ciò che è successo venerdì scorso è stato causato dallo stesso gruppo di persone che da settembre 2015 ha creato disordini all’interno della moschea, coloro i quali all’inizio contestavano in modo non violento convinti che “il vento spirasse in loro favore”, ma dopo il sequestro del 22 dicembre 2015 dei conti correnti e dell’immobile di via S.Fermo sono diventati violenti prima con gli insulti e poi con provocazioni fisiche, intimidazioni al Presidente (danneggiamenti alle auto, minacce di morte) e a tutti i componenti del Direttivo, fatti già denunciati alle autorità, manifestando la loro totale mancanza di rispetto verso le regole e le leggi dello stato.

3- Tutti i dirigenti che hanno gestito il Centro dal 2000 sono rimasti insieme al presidente Saleh ed hanno all’unanimità preso la decisione di espellere l’ex-presidente e di denunciarlo all’autorità giudiziaria.

4- Tutto ciò che è successo in quei due mesi prima della chiusura del centro si è quindi spostato sulla pubblica via ed è sotto gli occhi di tutti per i fatti di venerdì ed anche dei mesi precedenti (occupazione della via violando la legge ed i diritti dei residenti, funerale in strada, fare i propri bisogni per strada, rifiutare le sale offerte dal Comune, ecc…).

5- La scorsa settimana avevamo esposto un avviso informando della ormai prossima riapertura della moschea, che iniziava con “La pace sia con voi”, informando i fedeli che chiunque volesse iscriversi all’associazione o accedere al Centro pur non essendo associato solo per la preghiera poteva farlo con l’unico onere di presentare un documento d’identità, escludendo solo le persone non gradite e già segnalate alle autorità.

6- I contestatori (sarebbe ora che si capisse che solo una minima parte di loro frequentava via Cenisio prima della denuncia, mentre la grande maggioranza, ingannata da false promesse o soltanto per appartenenza etnica è arrivata da ogni dove per sostenere gli altri) mettevano tra le loro richieste al primo posto il RITIRO DELLA DENUNCIA CONTRO EL JOULANI, cosa del tutto inaccettabile sia da noi che da parte dell’UCOII, oltre che un grave torto verso il donatore, perché la decisione è stata presa dopo lunghe e complesse consultazioni con tutte le parti in causa.

7- Dai filmati di venerdì si vedono cose che non possono essere tollerate e vanno punite penalmente: quando le forze dell’ordine li hanno costretti ad uscire a causa dell’incendio al piano superiore si vedevano persone sorridenti che si abbracciavano ed urlavano “Allah u akbar”; queste immagini le abbiamo già viste troppe volte, la religione non può essere abbinata a simili comportamenti.

8- Non si può istigare alla violenza e all’odio (leggi articoli stampa) ed il giorno dopo dissociarsi dai fatti compiuti; mettere la bandiera italiana e quella della pace mentre si abbatte una porta, si tagliano i fili elettrici dell’impianto d’allarme, si occupa una proprietà privata e si distruggono le immagini delle fotocamere, insultano le forze dell’ordine intervenute e rifiutandosi di mostrare i documenti.

9- Noi per primi non possiamo accettare e l’abbiamo dimostrato chiudendo il Centro a seguito di tali comportamenti, né tollerare, né scendere a compromessi con persone che violano ogni regola di comportamento civile oltre alle leggi dello stato, manifestando perfino arroganza verso le istituzioni cittadine che hanno tentato in ogni modo, così come abbiamo fatto noi di raggiungere un accordo pacifico.

10- Crediamo che la chiusura delle indagini da parte del P.M. Dott.ssa Pugliese e la conseguente accusa di “truffa aggravata” nei confronti dell’ex-presidente, possa servire a confermare quanto stiamo dicendo da molti mesi e tutto il nostro operato, ma si sa che non c’è nessuno più sordo di chi non vuol sentire e più cieco di chi non vuol vedere. 11- Noi siamo impegnati per la realizzazione di una moschea decorosa per i musulmani di Bergamo che è ormai indispensabile ma ribadiamo ancora una volta che deve essere realizzata con la benedizione di Dio, di chi dona il denaro e le buone intenzioni di chi la realizza, cioè senza inganni, truffe, violenze, bugie, diffamazioni, o non potrà mai essere un luogo di culto benedetto.

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