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“Bandiere rosse, Aquile nere”: la guerra civile italiana senza tabù nel romanzo di Guido Cervo

Bandiere rosse, aquile nere è un libro da leggere tanto per diletto quanto per informazione: l’ambiente è ricostruito con la consueta fedeltà cui ci ha abituato lo scrittore bergamasco Guido Cervo e ci invita a riflettere su di un momento fondamentale della nostra storia nazionale senza paraocchi ideologici.

Titolo: Bandiere rosse, Aquile Nere

Autore: Guido Cervo

Edizione: Piemme, 2016

Pagine: 708

Prezzo di copertina: 22 euro

Il tema, delicatissimo e controverso, della guerra civile italiana è stato a lungo relegato a sterili dibattiti tra addetti ai lavori, quasi sempre schierati su posizioni opposte ed inconciliabili: ancora oggi, in realtà, a distanza di più di settant’anni da quell’8 settembre 1943 che ne segnò l’inizio, certi argomenti, perlomeno in ambienti in cui la storiografia e la politica si intrecciano inestricabilmente, sono tabù.

Va detto che molto è stato fatto, per trasformare il dibattito storico su quel periodo drammatico in un civile confronto d’opinioni, piuttosto che in una rissa da bar, ma, per certo, affrontare, sia pure in un romanzo, determinate tematiche rappresenta una sfida, anche per uno scrittore di navigata esperienza e di mano felice come Guido Cervo.

Cervo, dopo aver descritto con successo gli anni di Roma, quelli del Medioevo e, avvicinandoci a noi, della Grande Guerra, è approdato, oggi, con il suo Bandiere rosse, aquile nere, ad un filone narrativo più complesso e, se vogliamo, rischioso, come quello, appunto, che ruota intorno alle scelte e ai destini degli uomini e delle donne coinvolti nella guerra civile.

La storia, quasi inevitabilmente, stante la volontà dello scrittore di ricostruire sempre gli scenari storici attraverso le parole e gli atti dei propri personaggi, si snoda intorno ai destini dei membri di una famiglia della buona borghesia milanese, a vario titolo protagonisti e, in qualche modo vittime, delle proprie scelte e del proprio schieramento, nel contesto di quel conflitto fratricida, che, a Milano, assunse carattere più estremo che altrove, nello scenario drammatico dei bombardamenti, degli attentati e delle rappresaglie.

Cervo ricrea quell’atmosfera plumbea e, in qualche misura, sospesa, abilmente: senza scadere mai nella retorica e senza trasformare, come è spesso accaduto, soprattutto in certe frange del Neorealismo di matrice partigiana, i suoi personaggi in caricature stereotipate.

La misteriosa combattente comunista, il giovane idealista che opta per la RSI, il disilluso ufficiale mutilato di guerra, sono persone vere: certo, ognuna rappresenta in maniera netta un carattere, ma questo è quasi inevitabile, se si vuole rendere la coralità di un popolo, in un frangente divisivo e tragico come fu la guerra civile.

E il messaggio positivo di Cervo, che pure esiste, è quello dei valori primigeni, della famiglia, dell’affetto, che sopravvivono perfino dove ‘pietà l’è morta’, a segnare la linea di demarcazione tra uomini e belve.

Bandiere rosse, aquile nere è un libro da leggere tanto per diletto quanto per informazione: l’ambiente è ricostruito con la consueta fedeltà cui ci ha abituato lo scrittore bergamasco. Ma è anche un libro che ci invita a riflettere su di un momento fondamentale della nostra storia nazionale senza paraocchi ideologici: Cervo sembra volerci dire che, all’interno della guerra civile italiana, c’erano, sicuramente, una parte giusta ed una sbagliata: ma che gli uomini che finirono per schierarsi su opposte posizioni erano persone come noi, con le loro illusioni e le loro contraddizioni, con il loro tanto di bene come di male.

E che non esiste un male assoluto, come non esiste un bene assoluto, ma esistono uomini malvagi ed uomini giusti, che, a volte, la storia mette alla prova. Questo, in definitiva, è l’aspetto che rende questo bel romanzo un’opera che merita una particolare attenzione, al di là dei suoi, anche notevoli, meriti letterari.

Perché un libro che non insegna nulla, è un libro che non serve a nulla.

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