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Moschea coi fondi del Qatar, il pm Pugliese chiude l’indagine “Truffa aggravata”

Il pm Carmen Pugliese chiude l'inchiesta sui fondi del Qatar Charity per la realizzazione di un centro islamico in via San Fermo. Denari che avrebbero creato una frattura insanabile tra le due anime della comunità islamica bergamasca. A questo si aggiunge la preoccupazione del senatore Giacomo Stucchi: "La Fondazione Qatar Chairity è stata riconosciuta dal governo degli Usa come uno dei soggetti finanziatori di al-Quaeda".

Il fumo che esce dalla moschea di via Cenisio pare un incendio, ma le vere fiamme che stanno consumando la comunità islamica ardono altrove. Il pubblico ministero Carmen Pugliese ha concluso le indagini sui fondi del centro islamico di via San Fermo per “truffa aggravata” a carico del cardiologo giordano Imad El Joulani. Già ad inizio luglio lo stesso pm Pugliese “aveva rigettato l’istanza per il dissequestro” dei conti della Associazione Comunità islamica di Bergamo costituita proprio da El Joulani, già presidente del Centro culturale islamico di via Cenisio.

Conti che custodivano circa di 2,8 milioni di euro dei quasi 5 elargiti dalla Qatar Charity Foundation per realizzare un centro culturale a Bergamo. Due milioni e 200mila euro sono stati spesi per acquistare l’immobile in via San Fermo. Si deve partire da qui, da questa inchiesta, da questi denari per comprendere la spaccatura insanabile che sta vivendo la comunità islamica di Bergamo. Da una parte i musulmani che si sono da tempo integrati e che fa capo all’egiziano Mohamed Saleh, prima numero due di El Joulani e ora presidente del Centro culturale islamico di via Cenisio. Dall’altra, l’Associazione Comunità islamica di Bergamo che ha come riferimento El Joulani. Proprio El Joulani aveva incontrato in Svizzera nel gennaio del 2012 dall’imam del Qatar, Ahmad Al Hammadi – almeno secondo la ricostruzione dei fatti nella memoria degli avvocati Enrico Mastropietro e Ruggero Troiani che difendo El Joulani – confidando il suo sogno di costruire una moschea a Bergamo.

La generosità dell’imam non si è fatta attendere e tra il maggio 2013 e il febbraio 2014, nove mesi in tutto, in sette trance la Qatar Charity Foundation aveva versato su un conto di una banca di Bergamo la bellezza di 4 milioni e 980mila euro. Dall’arrivo di quel denaro inizia i problemi che consumano il centro culturale islamico di Bergamo. Tra il presidente El Joulani e il suo vice Mohamed Saleh nasce una frattura sulla destinazione dell’immobile da acquistare. Dopo alcuni immobili di Lallio, Boccaleone e via Baioni a Bergamo la scelta di El Joulani cade su via San Fermo. El Joulani sostiene che i finanziatori abbiamo sempre saputo e visto dove erano destinati i soldi. Per Saleh si tratterebbe di un inganno, sfociato in una denuncia anche da parte dell’Ucoi (Unione delle comunità islamiche italiane). A fine dicembre 2015 scattano i sigilli del sequestro sul cantiere di via San Fermo.

Il divario tra le due anime della comunità musulmana di Bergamo si amplia quando a febbraio Saleh decide di chiudere il centro di via Cenisio per lavori di ristrutturazione, ma soprattutto perché i seguaci di El Joulani protestano in strada proprio fuori dalla moschea.
Per il Ramadam, il Comune di Bergamo, individua due aree diverse per non far scontrare i due gruppi.

Sullo sfondo rimane l’inchiesta che deve portare alla luce la verità. E un dubbio che tormenta gli animi di tutti innescato nientemeno che dal senatore Giacomo Stucchi, presidente del Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), che in un’interpellanza al Governo chiede di intervenire e fare chiarezza sulle intenzioni della comunità islamica e sull’origine dei fondi messi a disposizione per la realizzazione della moschea.
“Siamo preoccupati della vicinanza della Qatar Charity a esponenti dell’islam più radicale – afferma Stucchi -. La Fondazione Qatar Charity è stata riconosciuta dal governo degli Usa come uno dei soggetti finanziatori di al-Quaeda e nel 1997 lo stesso Osama Bin Laden ricevette del denaro da parte di questa Ong”.

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