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Moschea occupata e sequestrata, la Lega: “Nessun dialogo”; Palafrizzoni: “Sì al culto, ma nessun atto di prevaricazione” fotogallery

Moschea di via Cenisio occupata nel pomeriggio di venerdì 22 luglio da un gruppo di musulmani. Lo scoppio di un incendio e l'evacuazione della moschea. Le forze dell'Ordine hanno identificato i musulmani che non hanno rispettato l'ordinanza del Comune di Bergamo. L'edificio è stato posto sotto sequestro.

Lunedì 18 luglio l’ordinanza del Comune di Bergamo che vieta la preghiera in strada ai musulmani in via Cenisio. Quattro giorni dopo, venerdì 22 luglio, nel giorno di preghiera una quarantina di persone, contrarie da febbraio al presidente del centro islamico Mohamed Saleh, ha occupato la moschea. “Vogliamo un luogo dove pregare” hanno protestato i seguaci del gruppo di Imad El Joulani.
El Joulani aveva ricevuto i fondi dalla Qatar Charity Foundation per creare un centro culturale islamico, tra via Serassi e via San Fermo. Un cantiere poi sequestrato il 27 dicembre 2015 per irregolarità.
Verso le 17.30 è scattato l’allarme per un incendio divampato nei locali. Sul posto, oltre ai carabinieri e alla polizia, sono giunte anche le squadre dei vigili del fuoco e 118. Tutte le persone che erano all’interno della moschea sono state evacuate.
Una volta in strada il gruppo di musulmani ha deciso di pregare, le forze dell’ordine hanno preso le generalità delle persone che hanno trasgredito all’ordinanza del Comune di Bergamo.

LA PRESA DI POSIZIONE DI PALAZZO FRIZZONI
Immediata la presa di posizione dell’assessore Giacomo Angeloni, con delega ai rapporti con le comunità religiose: “Abbiamo provato a trattare fino alle 9 di questa stamattina, siamo dispiaciuti che la scelta sia stata quella di disattendere le leggi ed entrare nella moschea, la situazione è ben gestita dalle Forze dell’Ordine, nei prossimi giorni ci saranno degli aggiornamenti. Resta fermo il fatto che un’azione di questa natura non favorisce di certo l’impegno dell’amministrazione comunale nell’individuare un’area per il loro culto. Le Leggi che vanno rispettate. È desolante che gli islamici bergamaschi non comprendano che le loro liti interne sono una perdita di tempo per l’obiettivo per assicurare loro gli adeguati spazi per il culto”.

“Il diritto di culto non può essere negato a meno che non si voglia sovvertire la Costituzione vigente. Al tempo stesso, atti di prevaricazione e di arroganza non possono essere permessi né concepiti”: commenta così Sergio Gandi, vicesindaco di Bergamo e assessore alla sicurezza, l’episodio avvenuto nel pomeriggio di venerdì 22 luglio in via Cenisio.
“Il rispetto delle regole – continua Gandi – sta a cuore prima di tutto a questa Amministrazione che sin dal suo arrivo ne ha fatto un riferimento ineludibile. Ci sono regole complesse da far rispettare perché attengono a diritti che la Costituzione garantisce (il diritto di culto) e hanno a che fare con questioni delicatissime di ordine pubblico che non possono prescindere da un rapporto costante, continuativo e stretto con Prefettura, Questura e forze dell’ordine, con cui l’Amministrazione si è costantemente tenuta in contatto, concordando ogni passaggio.”

“Il disagio dei residenti e di tutti i cittadini, di fronte a fatti gravi come quelli odierni, va affrontato con equilibrio e non con gli slogan di qualche partito alla facile ricerca di consensi. A meno che non si voglia rischiare di generare effetti peggiori dei fatti che si vogliono reprimere. Il diritto di culto non può essere negato a meno che non si voglia sovvertire la Costituzione vigente. Al tempo stesso, – prosegue Gandi – atti di prevaricazione e di arroganza non possono essere permessi né concepiti. Non è un caso che l’Amministrazione comunale abbia riaffermato questi concetti nell’ordinanza adottata qualche giorno fa.

È molto semplice: nessuno deve pregare per strada e nessuno può permettersi di violare la proprietà altrui o di compiere atti di violenza pensando di essere assolto dalle leggi vigenti e dagli obblighi che tutti i cittadini rispettano. La magistratura, insieme alle forze dell’ordine, sta vagliando i comportamenti posti in essere oggi e adottando i provvedimenti conseguenti. Per prima l’Amministrazione ha interesse che le decisioni delle autorità competenti siano improntate al massimo rigore. Certamente, aggrava la situazione il fatto che una legge fatta dalla Regione Lombardia costringa queste comunità all’abusivismo ed all’esasperazione.”

“Chiudere al dialogo tout court anche nei confronti di chi si è sempre ben comportato non ha alcun senso. I responsabili vanno perseguiti, ma il dialogo non può interrompersi. Anche perché da domani i problemi sul tappeto rimangono gli stessi, gli stessi lasciati irrisolti – come molti altri che abbiamo ereditato – dalla Giunta Tentorio che ci ha preceduto. Che – conclude Gandi – di fronte a questi fenomeni non ha mosso un dito.”

TREMAGLIA, FRATELLI D’ITALIA: “NON CI SONO MARGINI DI DIALOGO”
“L’episodio odierno in via Cenisio è di una gravità inaudita e segna un punto di non ritorno: la radicalizzazione dello scontro tra le fazioni di musulmani che ruotano attorno al centro culturale dato alle fiamme ha raggiunto un livello assolutamente intollerabile”, dichiara Andrea Tremaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia, riguardo gli ultimi avvenimenti riguardanti il centro culturale islamico. “Già in passato avevamo sottolineato come, data l’attuale situazione internazionale, fossero assolutamente necessarie forti garanzie prima anche solo di intavolare una discussione con le eterogenee comunità islamiche presenti sul nostro territorio. A questo scopo occorre il più ampio coordinamento e mi auguro che il Comune di Bergamo richieda l’intervento di tutte le autorità competenti, a tutti i livelli, il prima possibile.”
“Ho perciò già parlato dell’accaduto con l‘Assessore Regionale Beccalossi, recentemente incaricata dal Governatore Maroni di coordinare tutte le attività contro la radicalizzazione dell’Islam. L’Assessore mi ha informato che a brevissimo chiederà a tutti i sindaci lombardi una mappatura dei centri culturali islamici presenti sul territorio, soprattutto per evitare episodi come quello odierno: auspico che il Comune di Bergamo sappia essere in prima fila in questa operazione atta anzitutto a garantire la sicurezza dei cittadini. Occorre ribadire che prima di ogni dialogo e confronto è necessaria la condivisione delle regole base della convivenza, della civiltà, del rispetto e della legge: condizioni senza le quali dialogare è impossibile”, conclude Tremaglia “Lo spettacolo terribile di oggi purtroppo ci dimostra come queste condizioni al momento evidentemente non esistano”.

RIBOLLA, LEGA: “NESSUN DIALOGO CON QUESTE PERSONE”
Dopo i gravissimi fatti di questa mattina, con i disordini fuori dalla moschea di via Cenisio e lo sfondamento delle porte di ingresso, e dopo l’incendio di oggi pomeriggio, l’unica cosa che si può affermare è che questa gente non è benvenuta a Bergamo! – dichiara Alberto Ribolla, capogruppo della Lega Nord in Consiglio Comunale a Bergamo.
I residenti di via Cenisio ed i cittadini bergamaschi tutti sono stanchi di dover subire le loro lotte interne, i loro capricci, gli atti intimidatori, i disordini ed ora anche un incendio che poteva mettere a repentaglio anche la salute dei residenti delle case vicine. Ricordiamo, inoltre, che il rispetto delle nostre regole, le più banali regole di civile convivenza, per gli islamici è un optional: dagli schiamazzi notturni, all’occupazione abusiva del suolo pubblico, agli stabili abusivamente trasformati in luoghi di culto fino ad un immobile, quello di via S. Fermo, posto sotto sequestro per mancate autorizzazioni (come già successo in via dei Cabrini, seppur per differenti motivazioni).
Da brivido anche le parole di uno degli esponenti islamici che, riferendosi agli esponenti dell’altra fazione che hanno sfondato le porte della moschea, ha dichiarato: “Queste persone non fanno parte del nostro gruppo – ha tuonato Mohamed Saleh -. È gente pericolosa, simile a quelli che compiono attentati. È ora che l’amministrazione Gori si svegli e chiuda ogni dialogo con questa gente! Si occupi della sicurezza dei suoi concittadini e non del fantomatico diritto di culto di una religione, l’Islam, che non ha nessun accordo con lo Stato Italiano e che è mandante di continui attentati terroristici”.

L’ASSESSORE REGIONALE, BECCALOSSI: “EPISODIO GRAVISSIMO, SI PUNISCANO I COLPEVOLI”

“Le notizie che giungono da Bergamo evidenziano, se qualcuno aveva ancora bisogno di conferme, che il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni bene ha fatto a chiedere la massima
attenzione e rigore verso il tema della radicalizzazione dell’Islam. Purtroppo qualcuno continua a ignorare che in Italia e nei Pesi democratici ci sono delle Leggi che vanno rispettate”.  Lo afferma Viviana Beccalossi, assessore regionale al Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo e Città metropolitana incaricata dal presidente Maroni a valutare ulteriori azioni connesse al contrasto del radicalismo islamico, apprendendo dai media che oggi a Bergamo un gruppo di persone ha forzato gli accessi del centro islamico di via Cenisio per protestare contro la chiusura della struttura e contro l’ordinanza che vieta di pregare all’esterno intralciando il passaggio.

“Purtroppo – conclude Viviana Beccalossi – più passa il tempo e più la situazione si fa critica e complessa. Ci sono soggetti che pretendono diritti senza osservare i doveri. Prove di forza come
quelle avvenute a Bergamo sono inaccettabili e mi auguro che le Forze dell’ordine non si facciano condizionare da un ormai latente razzismo al contrario e applichino con severità la legge
senza far sconti a nessuno”.

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