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Qui Bergamo a voi Macerata, Micheli porta in scena i profughi: “Eroi del nostro tempo”

Francesco Micheli, direttore del Macerata Opera Festival che si apre oggi, dedica questa stagione al tema del Mediterraneo: “È un mare che negli attuali fatti di cronaca è diventato palcoscenico tragico come all'opera, dove le persone in scena non hanno mica scelto di essere eroi così come i tanti profughi che sono costretti a lasciare la loro terra”.

C’è tutto l’amore per l’Uomo nella 52ª edizione del Macerata Opera Festival che si apre venerdì 22 luglio nella città marchigiana. Il tema scelto e che fa da filo conduttore è “il Mediterraneo” inteso come mare, come luogo di passaggio, di possibilità per gli uomini in cerca di una terra promessa. Se la cronaca ogni giorno ci aggiorna di sbarchi intrisi di speranza e di tragedie, con persone che affondano sulle carrette del mare, è l’Arte a riportare – anche in un clima di festa come può essere un festival lirico – a ricordare che dietro questo esodo ci sono storie di uomini e donne.

Francesco Micheli

Uomini e donne che “diventano eroi” per il direttore del Macerata Opera Festival, il bergamasco Francesco Micheli che, non a caso, ha scelto “Otello” e “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi e “Norma” di Vincenzo Bellini come colonna portante della 52ª stagione del Mof. (leggi qui il programma)

“Abbiamo sempre dato un tema alle opere che compongono il nostro cartellone – spiega Francesco Micheli, bergamasco e direttore anche della Fondazione Donizetti –. Otello, Il Trovatore e Norma sono capolavori molto diversi ma accomunati da un comune sentimento che ha spinto il librettista e il compositore a disegnare questi capolavori che tendenzialmente mettono in scena personaggi scandalosi e controcorrente e che quindi lanciano temi che non si esaurirono agli anni dei debutti. Da Otello opera che non poteva non esserci, visto che festeggiamo nell’anno shakespeariano, a Il trovatore e Norma. In scena ci sono personaggi migranti. C’è la rom Azucena, c’è il nordafricano Otello e la barbara Norma. I barbari sono generalmente intesi sono quelli che lasciando le loro ‘cosiddette’ case ed invadono i nostri territori. Il paradosso nell’opera di Bellini è che il romano che invade i galli. È incredibile come Bellini e Verdi, i compositori delle tre opere che mettiamo in scena e i loro librettisti, hanno veramente la capacità di cogliere quei temi che nella vita ci fanno innamorare od odiare, nell’opera li fanno cantare. È un Mediterraneo palcoscenico come vediamo ahimè negli attuali fatti di cronaca palcoscenico tragico come all’opera, dove come le persone in scena non hanno mica scelto di essere eroi così come i tanti profughi che sono costretti a lasciare la loro terra”.

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“Il Mediterraneo si fa personaggio – prosegue Micheli – il cui temperamento contribuisce alla materializzazione dell’inquietudine che regna sovrana sullo sfondo della tragedia, e scenario di delitti passionali nel dramma della gelosia per antonomasia. In Otello è mare in tempesta, abisso dell’inquietudine che regna sovrana sullo sfondo della tragedia, scenario di delitti passionali nel “dramma della gelosia” per antonomasia. Norma ci porta lontano dal mare, poiché è ambientato in terra gallica, ma il compositore Vincenzo Bellini è un orgoglioso siciliano che porta cantabilità latina e tragedia greca nelle parole dei druidi e dei galli che combattono contro i roani. Ne Il Trovatore, è forte il tema della tragica movimentazione di popoli intorno al mare nostrum, con terre di difficile convivenza tra zingari e potere medievale aragonese”.

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Il Macerata Opera Festival si è aperto giovedì 21 luglio con Massimo Bray, già Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e oggi direttore dell’Istituto Treccani, che ha tenuto una lectio magistralis sul tema Mediterraneo, chiude il suo cartellone con una serie di concerti: domenica 24 luglio è la volta di Goran Bregovic e della sua Wedding & Funeral Orchestra, giovedì 11 agosto sarà la volta di “Medea. Da Cherubini a Pasolini” con lo stesso Micheli in scena, mentre domenica 14 agosto sarà la volta di Ezio Bosso con “The 12th Room Tour” a salire sul palcoscenico dello Sferisterio.
Ci sono poi una serie di attività culturali che fanno da cornice al festival. Macerata e Bergamo unite da uno stesso direttore dell’ente lirico: Francesco Micheli. E con lui una squadra di professionisti che stimola il territorio a fare rete, dalle scuole alle aziende, dai Rotary agli enti pubblici.

Una città che fa festa e pensa attorno all’opera, oltre a farsi protagonista. Basti pensare che il distretto del cappello che ha il suo cuore tra le colline di Montappone e Massa Fermana dove lavorano oltre l’80% delle aziende, hanno partecipato non solo economicamente ma anche materialmente alle scene. Il distretto produttivo del cappello che raggruppa 14 aziende – alcune di loro arrivano a fatturare fino a 5 milioni di euro all’anno e a produrre fino a 2 mila cappelli al giorno – coinvolge circa 300 persone, ha partecipato alla realizzazione dei costumi di Norma con una serie di intrecci che si posano sulle tuniche realizzate da Daniela Cernigliaro.

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Sempre tra i produttori c’è Giovanni Fabiani che ha realizzato le calzature per il primo atto della protagonista di Norma, il soprano Maria José Siri. Un dettaglio: Fabiani, che esporta il 98% della sua produzione di calzature all’estero, inserisce in ogni scatola il programma del Macerata Opera Festival. Come a sottolineare che il bello del Made in Italy affonda le sue origini su un territorio ricco di cultura e che è un prestigioso biglietto da visita nel mondo. Un territorio di imprese, quello marchigiano, che è sostenitore e protagonista dell’attività dello Sferisterio.

“Bergamo e Macerata hanno diverse affinità – conclude Micheli – e anche sul fronte del coinvolgimento del territorio abbiamo dei buoni segnali sul fronte bergamasco. Bisogna solamente attendere”.

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