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Epurazioni nelle università turche, l’Unibg: “A rischio libertà di parola ed espressione”

Da venerdì scorso, dopo il fallimento del golpe, in Turchia è in corso una vera e propria epurazione: il bersaglio del governo Erdogan sono soprattutto rettori delle università, personale accademico, scuole pubbliche e giornalisti, tutti sollevati dai rispettivi incarichi e qualcuno addirittura arrestato.

Ferma condanna di quanto sta accadendo è arrivata anche da Bergamo dove il rettore dell’Università Remo Morzenti Pellegrini: “A seguito del tentato colpo di Stato in Turchia, circa 15.200 persone coinvolte nelle attività educative del Paese sono state sospese e l’intera governance di Atenei e Scuole è stata costretta alle dimissioni. L’Università degli Studi di Bergamo si unisce alla ferma posizione assunta dal Board dell’European University Association nel condividere che le misure appena adottate sul sistema scolastico e universitario siano non corrette e possano minare profondamente le libertà di parola, di espressione e di associazione che il sistema accademico ha sempre difeso e fatto proprie. L’Università degli Studi di Bergamo auspica altresì che in Turchia gli ideali di democrazia e libertà siano mantenuti e che sia garantita l’autonomia istituzionale e la libertà accademica per docenti e studenti”.

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