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Bergamo, occupazione in ripresa ma la Cisl avverte: “Sono 10mila le famiglie povere”

La Cisl di Bergamo sottolinea con soddisfazione i 900 licenziamenti in meno rispetto a un anno fa ma chiede un'azione territoriale sulla povertà prima che il disagio produca disgregazione sociale.

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Crisi, occupazione, lavoro, povertà, welfare: cinque concetti giocoforza intrecciati nel lavoro del sindacato di questi tempi, alle prese con una situazione socio-economica che stenta a presentare condizioni costantemente positive.

Se da un lato, infatti, la rilevazione regionale dei dati sulla mobilità dell’ultimo trimestre presenta per Bergamo una situazione in miglioramento, permangono dati drammatici sulla povertà in provincia, condizione che dalla crisi occupazionale degli ultimi 8 anni ha avuto un sostanziale peggioramento.

Dall’ultima rilevazione regionale risulta infatti che nell’ultimo trimestre a Bergamo ci siano stati 232 provvedimenti di mobilità, contro i 613 del 2014 e i 1117 dello scorso anno. La situazione è positiva anche confrontando il semestre, con 1021 provvedimenti da gennaio a oggi invece dei 1487 dello stesso periodo del 2015.

La significativa riduzione del ricorso alla mobilità a Bergamo nel primo semestre dell’anno in corso “è un dato positivo che accogliamo con fiducia – sottolinea Giacomo Meloni, segretario territoriale della CISL di Bergamo -, soprattutto nella prospettiva che la faticosa ripresa in atto nel paese e nella nostra provincia si consolidi e si confermi, permettendo l’azzeramento dei licenziamenti e la crescita dell’occupazione. Ma il dato incoraggiante che riguarda la riduzione dei licenziamenti, non deve far dimenticare, come segnala il recente report dell’ISTAT, il drammatico dato sulla povertà”.

A Bergamo sono oltre 10.000 le famiglie in condizione di povertà assoluta, su 1 milione e 582 mila a livello nazionale.

La povertà, conseguenza della grave recessione degli ultimi anni ha raggiunto anche a Bergamo valori di estrema emergenza, con il rischio che la stessa emergenza se non si consoliderà nel 2016 una robusta e diffusa crescita economica, aumenti ulteriormente la sua gravità.

Da una lettura dei dati dei Centri di Primo Ascolto della Diocesi di Bergamo emerge che il numero di persone in difficoltà economiche che si sono rivolte agli sportelli parrocchiali negli ultimi anni sono quadruplicati, passando dai 900 del 2008 a oltre 3.500 del 2013.

Ad oggi, secondo i dati ISTAT, anche in provincia di Bergamo, la povertà aumenta tra i giovani sotto i 34 anni (l’8,3% contro il 6,7 di due anni fa) e tra gli stranieri (+ 1,7% la quota di popolazione scesa sotto la soglia di sussistenza).

C’è poi, naturalmente, la popolazione anziana: nella provincia di Bergamo vi sono infatti oltre 26 mila persone con reddito da pensione inferiore a mille euro mensili (lordi). Di questi, ben 11 mila sono sotto i 500 euro. Ad ora a poco, purtroppo, sono serviti gli interventi spot previsti da Regione Lombardia con il reddito di autonomia.

Serve un azione forte e concertata a livello territoriale, con la costituzione di un Osservatorio Provinciale sulla Povertà che possa produrre proposte e interventi mirati a ridurre e debellare la povertà, proposta questa che la CISL di Bergamo rilancia con forza al territorio, come pure l’adozione di un fondo territoriale”.

Crescita ed inclusione sociale “sono il binomio su cui si deve puntare uniti per vincere il fenomeno dilagante della povertà e dell’impoverimento, ripensando anche più adeguati interventi di welfare territoriale e di inclusione socio-lavorativa. Non sono permessi tempi lunghi – conclude Meloni -, prima che il disagio produca disgregazione sociale”.

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