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Dona spontaneamente un rene e innesca “catena di trapianti”: salva un bergamasco

In poche ore è stato trapiantato un rene, proveniente da Pisa, ad un 46enne. La moglie ha donato un rene, inviato a Bergamo.

Una catena di trapianti incrociati di rene da vivente in modalità cross-over è stata eseguita in questi giorni consentendo di donare e trapiantare quattro pazienti.

La catena-cross over è stata possibile grazie al secondo donatore samaritano che ha innescato questo effetto domino che ha permesso a 3 coppie di donare e ricevere un rene. La catena si è conclusa con il trapianto di un paziente iscritto nella lista d’attesa da cadavere.

Questo caso è di particolare rilevanza perché grazie alla donazione da vivente cross-over è stato possibile incrociare in successione tutti i donatori e i riceventi delle coppie – idonei al trapianto da vivente ma incompatibili tra di loro a livello immunologico o per gruppo sanguigno- creando una catena di donazioni e di trapianti.

Il primo anello di questa catena è stato un donatore da vivente samaritano, un singolo donatore che, senza alcun legame affettivo con i riceventi, ha deciso di donare un proprio rene a scopo di trapianto per salvare la vita di un paziente. Un gesto altruistico che in Italia è ammesso solo per il rene, e segue gli indirizzi espressi dal Comitato Nazionale di Bioetica del 23 aprile 2010 e dal Consiglio Superiore di Sanità del 4 maggio 2010, nel rispetto della legge n. 458/67 e del suo regolamento attuativo n. 116 del 16 aprile 2010.

Il donatore samaritano è stato inserito in un programma di carattere nazionale gestito dal Centro Nazionale Trapianti che prevede un iter specifico e scrupoloso per la valutazione clinica del donatore, la valutazione psicologico/psichiatrica e una valutazione di parte terza che, per la donazione samaritana, viene compiuta da una commissione nazionale. Superate queste tre fasi il donatore samaritano è stato considerato idoneo ed ha seguito il protocollo gestionale che prevede l’allocazione dell’organo donato nel programma crossover.

Per trovare la catena ideale tra queste 3 coppie è stato necessario progettare una combinazione basata su un primo livello di abbinamento tra donatori e riceventi eseguito dagli esperti del Centro Nazionale Trapianti. Il laboratorio di tipizzazione tissutale e immunologia dei trapianti del Centro Regionale Trapianti Lazio ha eseguito i test clinici dei campioni di siero dei riceventi con le cellule dei donatori confermando i cross match negativi e quindi l’idoneità della catena.

Martedì 5 Luglio alle 6 il secondo donatore di rene Samaritano d’Italia ha donato il proprio rene in un centro della Lombardia e da quel momento è partita una organizzazione complessa che ha riguardato 4 donatori (1 maschio e 3 femmine) e 4 pazienti (3 maschi e 1 femmina) che hanno ricevuto il trapianto.

Questa catena, durata 33 ore e mezzo, ha coinvolto il coordinamento nazionale (CNT), il coordinamento operativo (CNTO) nella gestione delle procedure di prelievo e trapianto, la Fondazione IRCCS Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e la Polizia di Stato.

Tre i centri in cui sono stati prelevati i quattro reni, tre i centri di trapianto che hanno ricevuto gli organi donati, 4 équipes e circa 55 persone coinvolte tra medici, infermieri, rianimatori, operatori della Polizia di Stato, che ha assicurato il rapido trasporto degli organi con personale della Polizia Stradale, percorrendo circa mille km, un processo seguito in diretta tramite il gruppo di Whatsapp creato dal CNT Operativo per un aggiornamento costante h24.

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