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Centrali idroelettriche in Val Vertova: “Perché distruggere la bellezza che ci resta?”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che un lettore, Paolo Bertoni, ci ha inviato per esprimere tutto il suo malcontento che, da amante della Val Vertova, è nato dopo aver appreso la notizia della prossima costruzione di due piccole centrali idroelettriche tra lo splendido verde della Valle.

Ecco la lettera.

Ho saputo di un progetto, avanzato, di costruzione di due piccole centrali idroelettriche nella parte alta della Val Vertova. Il progetto prevede il prelievo di parte del flusso idrico per convogliarlo lungo condotti forzati (tutti da costruire ) i quali sfrutterebbero i salti naturali delle cascate per arrivare fino a due turbine destinate a produrre una modesta quantità di energia elettrica.

I manufatti sarebbero costruiti in calcestruzzo armato e i condotti sarebbero, parzialmente, interrati sotto la mulattiera che sale seguendo il corso del torrente. Viene inoltre garantito il ” rilascio del deflusso minimo vitale ” per la fauna ittica. Minimo. Vitale.

Sono un frequentatore assiduo di quei luoghi, non sono un fanatico ambientalista e neppure un ambientalista.

Sono un utilizzatore di energia elettrica.

So che mi serve e che deve essere prodotta, mi interessa come.

Non appartengo, non appartenevo e non apparterrò ad alcun comitato, partito, associazione, movimento.

Ho semplicemente avuto la fortuna di poter sentire la Val Vertova, intera, ad ogni ora del giorno e della notte, in ogni stagione.

Chiunque abbia messo un piede al di là della sbarra che chiude il passaggio alle auto e apre la mulattiera della Valle sa bene di cosa scrivo, senza bisogno di altre parole e immagino comprenda quanto un progetto del genere rasenti la bestemmia.

Per gli altri ho da fare un pressante invito ad una visita, magari intima, non domenicale.

Borges avrebbe trovato un Aleph nei cespugli vicino al torrente e c’è qualcosa di mistico nel rombo delle acque, limpide nel fresco, nel gelo del bosco, vivo, nei sassi della mulattiera.

C’è una lodevole associazione di volontari che si occupa di tenere pulito il greto ed il sentiero, di sfoltire la boscaglia quando è necessario, di ripristinare, dopo le non rare frane, le fontanelle delle numerose sorgenti potabili che sgorgano lungo il cammino.

Da maggio a giugno, dopo le nove c’è un mare (davvero sterminato) di lucciole, non di rado si incontrano volpi, tassi, caprioli e numerosi altri animali selvatici.

Le cascate e le pozze sono luminose di un incanto che purtroppo è sempre più difficile trovare altrove, ma che per fortuna in Val Vertova è rimasto, rimane.

L’aria frizzante ed i rumori degli alberi riconciliano con se stessi.

Andate a vedere con i vostri occhi per favore, verificate se vi pare il caso di barattare l’integrità di quel luogo, che è nostro, di tutti, con un pochino di corrente, fatemi sapere se mi sbaglio.

Ditemi perché dovrei sentirmi rasserenato dal pensiero dei manufatti in calcestruzzo piazzati lungo le balze di un meraviglioso torrente, perché dovrei convincermi che è una buona idea sbancare la mulattiera in una zona franosa e delicata, per interrare parzialmente i condotti. Forzati.

Aiutatemi a capire sulla base di quale logica dovrei accontentarmi del livello vitale minimo garantito, in un luogo meraviglioso che è una benedizione per la nostra già maltrattata terra di Bergamo.

Ribadisco a chi dovesse leggermi l’invito ad una visita, attenta, ad un rispettoso “ascolto” del luogo.

Perché possiate, magari, dirmi che mi sbaglio.

Perché possiamo vedere, sentire se è il caso di stare in silenzio, anche questa volta, ad aspettare che il calcestruzzo, armato per carità, copra un altro pezzo della pochissima bellezza che ci rimane.

Paolo Bertoni

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