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Dalla Coppa Italia con la Stezzanese al record di Brusaporto: Di Costanzo, una vita di trionfi tra i dilettanti

Lo descrivono tutti come una persona buona, simpatica, dalla battuta sempre pronta. Un professionista serio, sempre attento al lavoro anche nei minimi particolari. E un grande allenatore, che si è fatto conoscere agli occhi degli appassionati di calcio dilettantistico bergamasco (e non solo) grazie al suo impegno, alla sua dedizione. E ai risultati che ha strappato.

Salvatore Di Costanzo, il 56enne bergamasco morto nel disastro ferroviario avvenuto martedì 12 luglio in Puglia, tra Andria e Corato, era uno dei volti più noti del calcio nostrano, quell’ultima fetta del mondo pallonaro in cui la passione la fa ancora da padrona.

Era un ottimo centrocampista. Negli ultimi anni ha giocato con la Vuemme, la storica formazione di Stezzano iscritta al campionato Figc Amatori, accanto all’amico Paolo D’Adda (presidente della Stezzanese) e a diverse vecchie glorie atalantine come Oliviero Garlini, Gianmario Consonni, Domenico Moro. In quella squadra ha militato anche l’ex AlbinoLeffe Massimiliano Maffioletti.

Con loro tanti successi nel campionato provinciale e due titoli nazionali sfiorati nelle finali di Ostia.

Salvatore Di Costanzo

Di Costanzo per diverse stagioni ha insegnato calcio ai più giovani, nel settore giovanile della Stezzanese. Poi, nel 2008-’09, dopo un anno da seconda guida, il grande salto al timone della squadra rossoblù grazie all’intuizione di patron D’Adda, che nel tecnico di Campagnola credeva fortemente. Tanto che nel 2010-’11 è persino arrivata la storica promozione che ha portato la Stezzanese per la prima volta in Eccellenza attraverso la vittoria della Coppa Italia di categoria.

L’agente commerciale è poi passato al Brusaporto di patron Giovanni Comotti, con il quale ha stravinto un campionato a dir poco pazzesco frantumando ogni tipo di record: per lui il 2013 è stato un anno d’oro con la promozione in Eccellenza e la prestigiosissima Panchina d’Argento del Memorial Mazza di Treviglio, il premio dedicato ai migliori tecnici del calcio orobico (quell’anno la vinse anche Stefano Colantuono e in passato vide premiato anche il campione del mondo Marcello Lippi).

Poi la breve esperienza nel campionato moldavo di Seconda divisione, con l’Ungheni, iniziata nell’estate del 2013 e finita poco dopo.

Nel 2014 il ritorno in Italia, sugli amati campi del calcio provinciale. Più precisamente a Verdellino, in Prima categoria (“Anche se lui poteva ambire a ben altri palcoscenici” ci ha rivelato il presidente della Verdellinese Duilio Armanni).

Di Costanzo da agosto avrebbe dovuto guidare il Casazza, in Promozione. “Aveva una voglia incredibile di iniziare questa avventura” ha rivelato Claudio Cambianica, presidente del club biancoblù che dopo anni di corteggiamenti era riuscito a strappare l’accordo col tecnico bergamasco.

Salvatore Di Costanzo

Di Costanzo, classe 1960, lascia la moglie Cinzia e i figli SaraMarco, anche lui conosciuto nel mondo del calcio provinciale, è stato anche allenato dal padre ai tempi della Stezzanese.

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