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Inghiottito dall’Adda, il testimone bergamasco: “Aveva il salvagente ma non è più riemerso”

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Lo ha visto mentre, dal ponte vicino al castello di Cassano d’Adda, si è tuffato nel fiume Adda per poi non riemergere restando così in balìa dalle correnti: ad avvertire i soccorsi per primo ci ha pensato il ciseranese Ermanno Pagnoncelli, che, durante l’accaduto, si trovava nella zona del “traversino”.

“C’erano circa 150 bagnanti sulla sponda del fiume nessuno si decideva ad avvisare i sanitari di quello che stava succedendo – ha dichiarato Pagnoncelli – Così, visto che il mio telefono era nello zaino, ho chiesto il cellulare ad una donna per poter allertare il 118, giunto sul posto circa 15-20 minuti dopo la chiamata. Quel tratto di fiume, poi, è uno dei più insidiosi, dove la corrente è particolarmente forte”.

Secondo la testimonianza dell’uomo, il 30enne rumeno che ora sta lottando tra la vita e la morte, si sarebbe tuffato assieme ad un altra persona. Entrambi, indossavano un salvagente a ciambella che, però, non ha riportato a galla il ragazzo di 30 anni mentre, l’altra persona, è riuscita a raggiungere in sicurezza la sponda.

Sul posto sono arrivati i sommozzatori di Treviglio e quelli dei vigili del fuoco che con i gommoni si sono subito messi alla ricerca del corpo. Sul posto anche delle ambulanze e l’elisoccorso di Milano messosi alla ricerca del corpo dall’alto.

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