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Grande Guerra, Pillola 86: Romani 1916, la battaglia continua nel Sinai

Anche nella Prima Guerra Mondiale il Canale di Suez assunse grande importanza: a Romani, nel 1916, tedeschi e ottomani attaccarono i britannici ma furono costretti alla ritirata fino ad El Arish.

Il canale di Suez fu, anche nella prima guerra mondiale e non solo nella seconda, un obiettivo strategico di primaria importanza, nell’economia del conflitto: sostanzialmente, la principale differenza tra le due guerre consiste nel fatto che, nella prima, l’alleato dei tedeschi era l’impero ottomano e, perciò, la minaccia contro Suez proveniva da est, ossia dal Sinai, mentre, nella seconda, gli alleati erano gli italiani e l’attacco proveniva da ovest, vale a dire dalla Libia.

Le forze britanniche in Egitto non erano particolarmente numerose, anche perché lo sforzo principale della Gran Bretagna avveniva a difesa della Mesopotamia e del suo prezioso petrolio: quindi, in teoria, una spedizione militare che, attraversato il deserto del Sinai, puntasse ad occupare le sponde del canale non appariva per nulla fantascientifica al comandante tedesco, che era il prudente ed abile Kress von Kressenstein.

Il piano era semplice e, all’apparenza, destinato al successo: sfruttando i rinforzi che erano giunti, in seguito alla resa della Serbia, Kressenstein si proponeva di occupare la sponda orientale del canale di Suez, piazzarvi la propria artiglieria pesante e, con quella, interdire il transito delle navi britanniche provenienti dall’oceano Indiano.

Un attacco, da parte delle truppe ottomane, c’era già stato nel febbraio del 1915, ed era stato respinto dai difensori: nel corso del 1915, la battaglia di Gallipoli aveva assorbito le energie tanto degli uni quanto degli altri, producendo, nel settore di Suez una duratura stasi delle operazioni: nell’estate del 1916, invece, i tempi sembravano maturi per una ripresa delle ostilità.

All’inizio dell’anno, il comandante britannico, Murray, aveva deciso di creare una linea di difesa avanzata in Palestina, a circa 160 chilometri dalle sponde del canale, gettando, contemporaneamente un binario ferroviario ed un piccolo oleodotto: adibì a questa operazione truppe tanto inglesi quanto ANZAC, che, però, procedettero assai lentamente, essendo attardate dal procedere dei lavori complementari, cui dovevano garantire protezione.

Nel frattempo, Kressenstein aveva deciso di anticipare il suo attacco verso Suez, pianificato per l’autunno, per le favorevoli congiunture legate al collasso serbo: nel giugno del 1916, circa 16.000 soldati, tra turchi ed arabi, si ammassarono a ridosso del confine Palestina-Sinai, in attesa dell’arrivo di mitragliatrici e cannoni pesanti, per attaccare.

Non si deve commettere l’errore di considerare velleitaria un’operazione che prevedesse l’utilizzo di organici pari a poco più di una divisione, confrontando queste cifre con quelle degli altri fronti, in cui 16.000 uomini rappresentavano una massa d’urto irrisoria: per quel settore si trattava di un quantitativo consistente, sebbene Murray potesse contare su due divisioni e mezza, schierate su posizioni fortificate, poco ad ovest del nodo ferroviario di Romani, a una trentina di chilometri dal canale.

Le cose, per gli ottomani, cominciarono sotto cattivi auspici, perchè i britannici individuarono e distrussero molte delle riserve d’acqua che erano state preparate ai margini settentrionali del deserto del Sinai: questo rese, ovviamente, molto più penosa la situazione degli uomini di Kressenstein.

A metà luglio, le forze ottomane, comunque, si schierarono poco lontano da Romani, sempre attendendo l’arrivo dei grossi calibri. Alla fine, per sfruttare la netta superiorità numerica nel settore, Kressenstein ordinò di attaccare la cittadina, nella notte fra il 3 ed il 4 di agosto del 1916: le truppe ottomane, inizialmente, occuparono buona parte del centro urbano, a fronte di una scarsa resistenza britannica che, però, si fece via via più decisa ed accompagnata da violenti contrattacchi, quando a Romani cominciarono ad affluire i rinforzi che Murray inviava dai vari punti del suo schieramento.

Le forze di Kressenstein furono costrette ad abbandonare le proprie conquiste e a ritirarsi ulteriormente, tormentate, tra l’altro, dalla scarsità di acqua potabile, al prezzo di circa 4.000 perdite, la maggior parte delle quali rappresentata da prigionieri.

La ritirata si arrestò un centinaio di chilometri più ad ovest, ad El Arish: da allora non venne più effettuato alcun diretto tentativo di attacco al canale di Suez. Nonostante l’evidente insuccesso, le autorità ottomane parlarono di quella di Romani come di una vittoria.

Viceversa, gli inglesi, che avevano perduto circa 1.100 uomini nella battaglia, avanzarono poi fino ad El Arish, conquistandola nel dicembre del 1916, fino ad eliminare qualunque presenza ottomana nell’intera penisola del Sinai.

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