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Vatileaks: assolti Nuzzi e Fittipaldi, condannati Balda e Chaouqui

Il tribunale della Città del Vaticano ha deciso di assolvere i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, per "incompetenza di giurisdizione". Condannati, invece, Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda.

Un processo che si doveva fare. Anche i laicisti più radicali, che sdottoreggiano su tutto e su tutti, hanno ammesso che si è fatto tutto correttamente e che il Vaticano non si sognava di tappare la bocca alla stampa italiana. Giuseppe dalla Torre, presidente del Tribunale vaticano il 7 luglio 2016 legge la sentenza del processo iniziato a fine novembre 2015 «per appropriazione e divulgazione illecita di documenti riservati», il cosiddetto «Vatileaks 2».

Giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi
«Il Tribunale, rilevata la sussistenza radicata e garantita dal Diritto divino della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di stampa nell’Ordinamento giuridico vaticano, considerato che lo svolgimento processuale, la cui istruzione si è perfezionata solamente nel dibattimento, ha evidenziato che i fatti contestati agli imputati sono avvenuti al di fuori del proprio ambito ordinario di giurisdizione, tenuto conto che gli imputati non rivestono ai sensi del Diritto penale la qualificazione di pubblici ufficiali, né sono a essi equiparati, dichiara il proprio difetto di giurisdizione». La sentenza quindi non entra nel merito se ci siano state pressioni o meno dei giornalisti per avere i documenti riservati.

Mons. Ángel Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui
«In relazione a Vallejo Balda, tenuto conto che le risultanze processuali evidenziano la sussistenza di elementi costitutivi in reato, di cui art.116 bis del Codice penale (“Chiunque si procura illegittimamente o rivela notizie o documenti di cui è vietata la divulgazione…”, n.d.r.), considerate le aggravanti e le attenuanti, condanna l’imputato alla pena di 18 mesi di reclusione. In relazione a Chaouqui, valutato che le risultanze processuali non evidenziano sufficientemente che l’imputata abbia rilevato notizie o documenti di cui è vietata la pubblicazione, ma dimostrano il concorso nel reato commesso da Vallejo Banda, la condanna alla pena di 10 mesi di reclusione. Sospende l’esecuzione della pena per 5 anni.
Condanna Ángel Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui al rifacimento delle spese processuali». Vallejo Balda e la Chaouqui sono assolti dal reato di associazione criminale per non aver commesso il fatto. Assoluzione piena per Nicola Maio, ex collaboratore di mons. Vallejo Balda, il quale resta in semilibertà: non può uscire dal Vaticano ma può comunicare, in attesa di capire se verrà presentato o meno appello.

Processo che si doveva fare
Pacato e profondo, come sempre, il commento del gesuita Federico Lombardi, direttore della sala Stampa vaticana e direttore emerito di «Radio Vaticana»: il processo «si doveva fare perché c’è una legge promulgata per contrastare le fughe di notizie. Si è sviluppato il sistema giuridico e penale vaticano per renderlo più completo e metterlo all’altezza delle esigenze odierne di contrasto dell’illegalità. Non si possono dichiarare intenzioni e stabilire norme e non essere coerenti nel metterle in pratica, perseguendo chi non osserva le leggi. Si doveva fare per dimostrare la volontà di combattere con decisione le manifestazioni e le conseguenze scorrette delle tensioni e polemiche interne vaticane, che si riflettono troppo frequentemente all’esterno tramite indiscrezioni o filtrazioni di documenti ai media, creando un circolo e un contesto ambiguo e negativo. Questa è una “malattia”, come direbbe Papa Francesco, da combattere con determinazione».

«Di diritto divino la libertà di stampa»
Era giusto affrontare anche il problema del ruolo e della responsabilità o meno dei giornalisti. Merita annotare, con sorpresa, che la sentenza del Tribunale vaticano definisce «Diritto divino la libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di stampa». Ma la professione giornalistica – aggiunge padre Lombardi – «può avere dei limiti da rispettare se vi sono in concorrenza altri beni importanti da tutelare».
Libertà di stampa non significa libertà di insulto o di denigrazione delle persone, delle istituzioni, della religione. Quello vaticano non è stato un processo contro la libertà di stampa. Aggiunge Lombardi: «Benedetto XVI aveva ritenuto giusto che la giustizia facesse il suo corso nei confronti del suo maggiordomo fino alla sentenza».
Il processo vaticano ha rispettato le leggi e procedure, le esigenze del diritto e della difesa degli imputati. Il tempo complessivo del processo è stato breve se si tiene conto dei circa due mesi impiegati per la perizia informatica: il rinvio a giudizio è del 24 novembre e le udienze sono state 21. Conclude padre Lombardi: «Ci si augura che, nonostante la tristezza che ogni reato e la vicenda processuale necessariamente causano, se ne possano trarre le conclusioni e le riflessioni utili per prevenire il ripetersi di situazioni e vicende simili».

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