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Moro a processo, in tribunale: “Quel Marcello non sono io”

Marcello Moro, l'ex assessore al personale del Comune di Bergamo, giovedì 7 luglio si è presentato al tribunale di Bergamo in una delle udienze del processo che lo vedono protagonista.

Marcello Moro, l’ex assessore al personale del Comune di Bergamo, giovedì 7 luglio si è presentato al tribunale di Bergamo in una delle udienze del processo che lo vedono protagonista. È accusato – secondo la procura di Bergamo che indaga – di aver ricevuto una tangente di 50mila euro per i lavori di Sant’Agostino da parte dell’ex costruttore di Grumello, Pierluca Locatelli. Secondo l’impresario di Grumello, Moro pretese quella tangente per oliare il pagamento della Baldassini Tognozzi, nel 2009 in causa con il Comune di Bergamo.

Marcello Moro ha sempre negato. E fuori dall’aula di tribunale si sfoga: “Questa inchiesta mi ha distrutto la vita, ho dovuto cambiare Paese, quel Marcello non sono io”. Marcello. Quel nome spunta in un’intercettazione tra Locatelli e l’immobiliarista Francesco Fiorini, 76 anni. Versione confermata dallo stesso Fiorini che ha testimoniato in aula lo scorso giugno.
I fatti. Il 19 novembre del 2011, Fiorini e Locatelli sono all’inaugurazione in grande stile della palestra dell’Istituto Imiberg. C’erano l’allora presidente della Regione Roberto Formigoni e diversi politici bergamaschi. Fiorini, a quanto racconta a processo, incrocia Moro che lo saluta in malo modo, quindi telefona a Locatelli.
In quel periodo il costruttore di Grumello è intercettato in un’altra inchiesta e chi li ascolta ipotizza che si riferiscano a Marcello Raimondi, allora assessore regionale. Sarà poi Locatelli che interrogato indicherà in quel Marcello della telefonata l’assessore comunale Marcello Moro.

È così che una costola dell’inchiesta tra Milano e Brescia arriva a Bergamo. A processo Fiorini conferma la versione: racconta che si riferiva a Marcello Moro, perché Locatelli si era già confidato con lui sulla richiesta dei 50.000 euro. Ma secondo Moro non è andata così. In tribunale Moro dovrà spiegare anche quel milione di euro che il pm Giancarlo Mancusi gli ha sequestrato nel novembre del 2014, ai fini della confisca che scatta in caso di condanna. Il conto è di una fiduciaria in Svizzera, ma il mandato è di Moro. È venuto a galla quando ha ordinato alla società di trasferire 300 mila euro dal conto di Lugano al conto intestato a lui alla Bank of the West di Beverly Hills. I sigilli scattano per chi è accusato di corruzione ed è chiamato a dimostrare che può permettersi tutti quei soldi. Intanto il pm ha annunciato un’integrazione di indagine su quel conto tramite rogatorie in Svizzera. Se ne parlerà alla prossima udienza fissata per il 13 settembre.

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