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Tribunale, medici, servizi sociali insieme per tutelare i minori

Un protocollo d'intesa per la gestione dei casi, in carico al Tribunale Ordinario, nei cui giudizi siano coinvolti dei minori, al fine di garantirne la tutela: definisce concretamente modalità di intervento condivise nei procedimenti riguardanti il diritto di famiglia.

Un protocollo d’intesa per la gestione dei casi, in carico al Tribunale Ordinario, nei cui giudizi siano coinvolti dei minori, al fine di garantirne la tutela: è quanto è stato sottoscritto giovedì 7 luglio dal Tribunale Ordinario di Bergamo, l’Ordine degli Avvocati, la sezione bergamasca dell’Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i minori, l’Associazione Provinciale Forense, Camera Civile, Consiglio di Rappresentanza dei sindaci, Ats di Bergamo e le ASST della provincia.

Sono complessivamente dieci i soggetti istituzionali coinvolti nel progetto che ha mosso i primi passi nel marzo 2013 e che ora definisce concretamente modalità di intervento condivise nei procedimenti riguardanti il diritto di famiglia che comportano grave pregiudizio allo sviluppo psico-fisico dei figli minori. 

“E’ stato un lavoro lungo e complesso – sottolinea il presidente del Tribunale di Bergamo Ezio Siniscalchi -. Operiamo nel campo dei diritti di famiglia: divorzi, separazioni, casi di gestione dei minori in situazioni difficili. Il giudice può dirimere le questioni ma, in realtà, esse sono molto più complesse: per questo le strutture del territorio devono intervenire”.

Un intervento ora coordinato, a più livelli, con prassi e strumenti comuni: “E’ uno strumento semplice ma che ha l’obiettivo altissimo della condivisione delle responsabilità e del superamento dei linguaggi delle singole strutture – commenta Mara Azzi, direttore generale dell’Ats di Bergamo – È indispensabile lavorare insieme, e la cooperazione è già un ottimo: rispetto al tema dei minori c’è attenzione a capire come gli effetti delle separazioni certificate in tribunale si ripercuotano poi su altre strutture”.

Sulla stessa linea anche il direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII Carlo Nicora che, dopo aver sottolineato l’importanza di aver riunito 10 soggetti di rilievo del territorio per raggiungere un obiettivo comune, ha evidenziato anche un aspetto cardine del protocollo: “Non interviene solo quando bisogna mettere in atto un’azione riparativa in situazioni di crisi ma ha anche una funzione di prevenzione e promozione di condizioni sociali che portino il minore a crescere nelle migliori condizioni possibili. Come medici ci siamo ritrovati nella metodologia di intervento, divisa in quattro punti: informazione, elaborazione delle strategie di intervento, sostegno e accompagnamento, vigilanza e controllo”.

E’ l’aspetto multidisciplinare del protocollo ad essere eletto ad elemento innovativo e maggiormente caratterizzante: “Questo è già un grande obiettivo raggiunto – spiega la presidente del Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci Maria Carolina Marchesi – In questo modo tutti i servizi per i minori dei Comuni hanno una strada tracciata verso i percorsi migliori: la richiesta d’aiuto è sempre più crescente ma le risorse rimangono sempre le stesse. Avere una chiarezza nella gestione del percorso permette di non perdere tempo e di non commettere errori che peggiorerebbero la situazione”.

 

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