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La passerella, Christo e il Sebino: un piccolo lago nello sguardo del mondo

Il miracolo è avvenuto. L'ha fatto Christo (e chi se no?). Arte, installazione da "oooohhh" di meraviglia, clamore mondiale, un ponte giallo che ha colpito il mondo. Per poco... ma nel nel profondo. Adesso è il momento di raccogliere i frutti.

Un piccolo lago. Così piccolo che spesso non è neppure citato e nemmeno disegnato sulle cartine dell’Italia. A scuola, una volta, alle elementari si insegnava che i laghi alpini della Penisola settentrionale erano quattro: Garda. Maggiore, Como, Iseo. Ma l’Iseo, cioè il Sebino, era anche “dimenticabile” e il voto, se non lo ricordavi, non s’abbassava.

Già il Sebino piccino piccino: una sessantina di chilometri di perimetro, con i paesi rivieraschi disposti su due provincie, quella di Brescia e quella di Bergamo. Poca spiaggia, acque non sempre cristalline. Anzi, non balneabili fino a pochi anni fa. Poi, grazie al mega-depuratore, man mano nell’ultimo decennio la qualità è migliorata anche se gli scarichi delle fabbriche lungo l’Oglio in Valcamonica ancora creano qualche problema.

Le fabbriche, già. Han dato e ancora danno cibo e sostentamento agli abitanti dei paesi lacustri: al nord, a Costa Volpino e Lovere, la Dalmine e l’Italsider (oggi Tenaris e Lucchini), al Sud, a Sarnico, Villongo e dintorni, le più piccole, ma non meno importanti aziende del distretto della gomma, oltre ai rinomati cantieri Riva, nel mezzo la Cementeria di Tavernola.

Insomma, uno specchio d’acqua che non ha mai fatto grande audience a livello nazionale per le sue bellezze, che pure ci sono e sono innegabili. Che non ha scommesso fino in fondo (anche se con piacevoli eccezioni) su cultura, turismo, show. Da tempo però c’è chi prova a inviare messaggi accattivanti, a fare politiche di “altro” marketing: il Sebino è bello, affascinante, un po’ selvaggio ma ricco di opportunità. Esempi? L’Accademia Tadini di Lovere, il Buskers Festival di Sarnico, l’Arsenale di Iseo, i vini della Franciacorta…

Ottimi biglietti da visita, anche se c’è ancora una mentalità secolare da ribaltare per attirare un turismo oltreconfine.

Serviva un miracolo per far esplodere le potenzialità di questo laghetto con l’isola lacustre più grande d’Europa.

E il miracolo è avvenuto. L’ha fatto Christo (e chi se no?). Arte, installazione da “oooohhh” di meraviglia, clamore mondiale, un ponte giallo che ha colpito il mondo. Per poco… ma nel profondo.

Un paio di mesi di preparazione, due settimane di realtà. Con la passerella nella testa, nello sguardo, nel cuore di tanti, tantissimi, una marea potremmo dire se non fosse che qui si parla di lago.

E adesso? Adesso è il momento di raccogliere i frutti. Bisogna esserne capaci: trovare l’equilibrio tra cultura e spettacolo, coltivare i consensi arrivati da chi ha scoperto, oltre il giallo, i colori di un paesaggio da fiaba. Di chi non si è fermato al pur intrigante ponte solare traballante sulle acque, ma ha ammirato il blu e il verde, e ha colto lì intorno fascino e discrezione.

Resta un piccolo lago, da non snaturare. Un piccolo lago da far amare. Per quello che è.

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