BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Dalmine, 72 anni fa il bombardamento: morirono 278 persone

Sono trascorsi 72 anni ma la città di Dalmine non dimentica le sue 278 vittime di quel tragico bombardamento che distrusse lo stabilimento della Dalmine, al secolo Tenaris, azienda leader per la costruzione di tubi in tutto il mondo.

Si trattò di un tragico avvenimento che colpì in maniera indelebile sia fisicamente che psicologicamente tuta la comunità di Dalmine, la cui storia è più antica rispetto alla nascita del Comune che venne costituito nel 1927 con l’aggregazione dei tre preesistenti comuni di Sabbio, Mariano e Sforzatica, oltre che della borgata di Dalmine.

L’insediamento dello stabilimento siderurgico avvenne nel luglio del 1908 e si rivelò come impatto decisivo sia per la storia della comunità che per i paesi della pianura bergamasca.

Lo stabilimento infatti, fin dalla sua edificazione è stato fondamentale nel dare una svolta occupazionale a molte famiglie bergamasche che fino ad allora basavano la propria esistenza sui frutti dell’economia agricola, non a caso i nostri nonni rassicurano le proprie famiglie sostenendo che chi aveva il posto alla Dalmine aveva assicurato “ol pa a eta”.

Accanto al nuovo stabilimento sorsero cosi’ i nuovi quartieri residenziali Garbagni e Leonardo da Vinci, l’edificio sede del Comune, la chiesa parrocchiale di San Giuseppe, le diverse tipologie di scuole, il Dopolavoro e la colonia oltre alla creazione di aree verdi.

Rievochiamo di seguito le principali tappe che hanno portato al bombardamento. L’Italia entra in guerra del 10 giugno 1940, in un verbale del Consiglio di Amministrazione della Dalmine, datato 1941 si apprende che “La nostra produzione è ormai per il 95% d’impiego bellico, in analogia alla destinazione bellica dei prodotti di gran parte dell’industria siderurgica”.

Il crescente fabbisogno di prodotti della siderurgia (ed in particolare del prodotto tubolare) della Nazione in guerra, ha indotto il Fabbriguerra a dover contare sulla “Dalmine” pe produzioni settoriali, fino ad ora prerogativa di altri complessi siderurgici: dalla fabbricazione di proiettili, a quella di collettori per caldaie marine, fino alla produzione di serbatoi per siluri, nata dal fabbisogno dell’alleata Marina Germanica”.

L’8 settembre 1943 venne dichiarato l’armistizio tra l’Italia e gli anglo-americani. I tedeschi immediatamente disarmarono le truppe italiane ed occuparono il nord ed il Centro Italia.

Il Paese si trovò diviso in due e in fabbrica si respirava un forte spirito antifascista che si coagulava attorno alla “Commissione clandestina dello stabilimento”.

Alla “Dalmine” la situazione si presentò particolarmente seria, tanto che vennero improvvisamente sospese le forniture belliche sia dirette che indirette, che costituivano ormai la quasi totalità della produzione. Lo stabilimento si trovò così privo di lavoro e fu costretto a fermare una settimana la produzione, dopo di che i tecnici tedeschi e un commissario del consiglio nazionale fascista delle corporazioni, il dottor Massimino, assunsero il pieno controllo dell’azienda.

Il 6 ottobre 1943 l’incaricato tedesco per la produzione siderurgica in Italia Heinrich e il Direttore generale ella Dalmine ingegner Vincenzo Zampi siglarono un protocollo con cui “veniva assicurata la produzione d’acciaio e di prodotti laminati piani per le necessità belliche tedesche ed italiane. Alla “Dalmine” venne assicurata la protezione del Ministero per l’armamento e la produzione bellica per l’intera durata della guerra. Contemporaneamente fu l’ing. Zimmermann, gia’ direttore dello stabilimento di Komotau della Mannesmann a portare avanti le sorti dello stabilimento.

La “Dalmine” venne cosi’ a trovarsi in poco tempo, a trovarsi inserita nel quadro dell’economia tedesca, ma continuo’ ad alimentare il mercato nazionale nella misura di oltre il 20% della produzione. L’8 giugno 1944,a un mese dal bombardamento, la Dalmine potenzia la produzione siderurgica installando il 4° forno Martin e due forni elettrici.

Il 6 luglio 1944 la tragedia sic consuma. Il 99° Gruppo Bombardieri comandato dal colonnello Ford J. Lauer e i l463° Gruppo Bombardieri comandato dal Comandante Frank Kurtz vengono incaricati di eseguire “l’operazione 614” le acciaierie della Dalmine. 27 aerei sorvolano prima gli altipiani veneti per poi dirigersi verso Sarnico, individuato come punto inziale dell’attacco.

Vengono scaricate tonnellate di bombe, la sirena d’allarme rimase muta, Si contarono 800 feriti ma purtroppo le vittime furono 274, di cui 244 dipendenti, oltre a 13 dipendenti di altre aziende e 13 civili, su 4000 persone presenti sul luogo della disgrazia. Oltre adaver causato all’azienda qualcosa come 600 milioni di danni.

I soccorsi furono immediati per spirito di abnegazione rivolto a portare soccorso ai feriti e al recupero delle vittime. Per non dimenticare, mercoledì 6 luglio, la città di Dalmine come da tradizione, commemora questo drammatico avvenimento con una messa alle 10 nella Parrocchiale di San Giuseppe celebrata dal Vicario Generale mons. Davide Pelucchi. mentre alle 21, nella piazza “Caduti 6 luglio ‘44” si terrà il “grande concerto” per Dalmine, che in caso di pioggia sarà trasferito all’interno dell’Oratorio San Giuseppe.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.