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Strage Isis in Bangladesh: mercoledì in Italia la salma della bergamasca Maria fotogallery

Nel frattempo per chiarire cosa sia successo ci sono due sospettati nelle mani della polizia. Gli attentatori erano tutti originari del Bangladesh, provenivano da famiglie benestanti, avevano un alto livello di istruzione

Arriveranno in Italia tra martedì notte e mercoledì mattina le salme dei nove italiani uccisi in Bangladesh nell’assalto jihadista messo a segno nella serata di venerdì 1 luglio nel ristorante Holey Artisan Bakery di Bacca, in cui sono morte 20 persone, tra cui 9 italiani. Tra loro anche la bergamasca Maria Riboli, mamma 33enne originaria di Vigano San Martino ma che abitava da qualche anno a Solza.

Per il rimpatrio delle salme è già arrivato in Bangladesh un aereo inviato dal nostro Governo su cui hanno viaggiato membri dell’Unità di crisi della Farnesina e dello staff di Palazzo Chigi, giunti a Dacca proprio con il compito di sostenere l’ambasciatore italiano Mario Palma nello sbrigare le pratiche necessarie per prendere in consegna i feretri.

Dopo l’interruzione del suo viaggio in America Latina, ci sarà anche il presidente Sergio Mattarella ad accogliere le salme, alle quali (insieme con quelle delle altre vittime straniere) ha voluto rendere omaggio anche il governo bengalese con una cerimonia funebre organizzata nello Stadio dell’Esercito del quartiere Banani di Dacca.

Lunedì la premier bengalese, Sheikh Hasina, ha presieduto a Dacca l’omaggio alle vittime. L’evento, tenuto nello stadio militare della zona di Banani, è iniziato intorno alle 10 ora locale, quando in Italia erano le 6 di mattina. Hasina ha rivolto un saluto ai familiari delle vittime (presenti solo i bengalesi) e ai rappresentanti dei Paesi di origine: per l’Italia c’era l’ambasciatore.

Quindi la premier ha deposto una corona di fiori su un piccolo palco allestito in onore dei morti, con le bandiere del Bangladesh e degli altri quattro Paesi coinvolti (Italia, Giappone, India e Stati Uniti). Hasina, circondata da enormi misure di sicurezza, ha lasciato lo stadio subito dopo.

I rappresentanti diplomatici e i familiari delle vittime hanno reso omaggio ai 9 italiani, 7 giapponesi, lo statunitense e l’indiana rimasti uccisi. Le salme dei due poliziotti sono già state sepolte.

Nel frattempo per chiarire cosa sia successo ci sono due sospettati nelle mani della polizia. Partono dai due in stato di fermo e da questo profilo gli investigatori per cercare di capire chi ha voluto e organizzato l’attentato.

Gli attentatori erano tutti originari del Bangladesh, provenivano da famiglie benestanti, avevano un alto livello di istruzione, ottenuta in università private. Sei di loro sono stati uccisi durante il blitz.

L’Isis ha rivendicato l’attacco, ma potrebbe essere semplicemente il tentativo di intestarsi un atto di violenza partito localmente. Gli attentatori infatti “erano tutti membri di Jamaeytul Mujahedeen Bangladesh”, un gruppo radicale locale, bandito dal Paese da oltre dieci anni.

Maria Riboli, uccisa dall'Isis in Bangladesh

Maria Riboli si trovava a Dacca per lavoro, per mantenere la famiglia dopo che il marito Simone Codara era rimasto disoccupato e nel frattempo curava la loro piccola Linda di 2 anni e mezzo.

Secondo quanto ricostruito,  sembra che la 33enne fosse seduta a un tavolo del bar con altre cinque persone quando i terroristi hanno fatto irruzione nel locale. C’è chi parla di una granata lanciata proprio sotto il loro tavolo, con un’esplosione che ha provocato la morte dei sei, tra cui la bergamasca.

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