BergamoNews.it - Quotidiano online di Bergamo e Provincia

Italia squadra operaia ma con un’anima: merita applausi nonostante l’amarezza

L'amarezza per aver abbandonato l'Europeo è tanta ma l'Italia di Antonio Conte ha dimostrato di poter tener testa ai campioni del mondo in carica: solo la lotteria dei calci di rigore ha condannato una squadra battagliera, partita senza i favori del pronostico ma che ha saputo far ricredere anche i più scettici.

Più informazioni su

Lo spumante (o se preferite lo champagne) resta nel frigo e anche il calice di Bordeaux alla fine è amaro. Perché “azzurri, grazie lo stesso” l’avevamo già detto dopo la prima partita, celebrando la vittoria al debutto degli Europei di questa Italia brutta sporca e cattiva. Scarsa come mai era capitato, si diceva. Eppure tanto sorprendente e soprattutto tanto umile e dignitosa da superare in carrozza il girone di qualificazione, con due vittorie nelle prime due partite.

Un’Italia bella con il Belgio all’esordio, più ragioniera con la Svezia, apatica con l’Irlanda (però a qualificazione già avvenuta), di nuovo entusiasmante con la Spagna. E poi… la scalata dell’Everest con la Germania: fine della favola, fine del sogno. Dopo nove calci di rigore per parte, bravi i tedeschi a sbagliare meno, o meglio a non sbagliare proprio nella serie a oltranza. Perché i cinque regolari erano finiti due a due, praticamente una serie a ciapanò.

Peccato. Le lacrime di Buffon, l’amarezza di Bonucci per non parlare della delusione di Conte rispecchiano lo stato d’animo dei giocatori, del ct e dei tifosi che, arrivati a quel punto, avevano creduto davvero di poter coronare il sogno. Fa male perché la Germania non è stata superiore agli azzurri se non per quel tiro dal dischetto in più. Ma la squadra schiacciasassi campione del mondo ci temeva e l’ha dimostrato schierando un assetto prudente e non è dal possesso palla, insistito fino alla noia, che puoi giudicare la superiorità dei panzer rispetto agli azzurri. I quali hanno fatto quel che hanno potuto, certo meno garibaldini che in altre partite, più attenti a difendere e meno decisi e precisi nel costruire gioco e occasioni da gol.

C’era una grande attenuante, per questa Italia davvero molto rimaneggiata: un centrocampo improvvisato, per cui alla poca qualità che già tanti attribuivano a questa squadra si aggiungeva l’emergenza del momento, la rinuncia forzata a Thiago Motta (visto dai tifosi come un palo della luce, ma forse sarebbe stato utile anche lui da fermo, in mezzo al campo) e più ancora di De Rossi, per dare geometrie a un centrocampo rattoppato. Oltretutto contro una Germania diventata negli anni più furba, più…italiana, cioè attenta all’organizzazione di gioco, alla difesa e ad esporsi poco. Primo non prenderle e infatti la squadra di Loew arrivava con la porta imbattuta alla sfida con quella di Conte.

Però. Se andate a rivedere la partita, in realtà a parte il gol di Ozil l’unico vero tiro in porta a Buffon è arrivato da Chiellini, ancora sull’1-0 per la Germania, una deviazione per anticipare Mario Gomez su cui solo la bravura del capitano azzurro ha evitato l’autogol. Poi nient’altro, tanta pressione e qualche mischia ma nessun tiro, mentre l’Italia aveva raddrizzato su rigore con Bonucci una partita a scacchi, che non aveva designato un vero vincitore.

Giusto andare ai supplementari e poi ai calci di rigore. La famosa o famigerata lotteria dei rigori, che ricordiamo volentieri pensando alla festa dei Mondiali 2006, ma molto meno se pensiamo ai rigori con la Spagna negli Europei 2008 o il rigore sbagliato da Roberto Baggio (proprio lui) nel 1994 nella finale mondiale col Brasile, quelli di Donadoni e Serena a Italia 90, o di Gigi Di Biagio ai Mondiali del 98 contro la Francia.

Insomma, non ci hanno mai portato molto bene. E a questo punto si scatena l’ironia e la rabbia dei tifosi contro qualcuno, Pellè in particolare, per la leggerezza dimostrata in un momento decisivo: nel suo curriculum aveva già un rigore segnato col cucchiaio agli Europei Under 21 del 2007 nello spareggio per le Olimpiadi contro il Portogallo. Ci ha riprovato in maniera maldestra e ha ciccato la palla. Ma prima di lui aveva sbagliato Zaza, primo errore per gli azzurri dal dischetto e poi Bonucci, il meno “colpevole” se guardiamo al gol sempre su rigore nei minuti regolamentari. Fino al decisivo errore di Darmian.

Inutile però fare processi sui rigori mancati. Applaudiamo questa Italia che ha dimostrato di avere un’anima, tenendo testa fino all’ultimo ai campioni del mondo. Ci voleva anche un pizzico di fortuna, che stavolta non ha aiutato gli azzurri.

Ma Conte può essere orgoglioso di questa squadra operaia che ha comunque dato tutto quel che aveva. Francia 2016 per l’Italia è tutt’altro che una Corea, non ci saranno pomodori ad accogliere gli azzurri, ma solo la consapevolezza di aver onorato l’impegno e anche di aver saputo coinvolgere tanti tifosi e critici scettici. Si sa, quando partiamo battuti sappiamo tirar fuori qualità che vanno oltre la tecnica e la tattica. E gli avversari ci rispettano, come è successo a questi Europei di Francia. Vedremo se la Germania può essere a questo punto la vera favorita, intanto onore all’Italia: il bicchiere è mezzo vuoto, è vero, ma l’indice di gradimento è alto.

E questa è l’eredità più bella che lascia Antonio Conte per l’Italia prossima… Ventura.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.