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Grande Guerra, Pillola 85: over the top, la prima battaglia della Somme fotogallery

Per gli inglesi la Somme cominciò come una battaglia già perduta, dati i presupposti: la conquista di 12 chilometri di territorio era costata 420mila perdite a cui si aggiunsero i 200mila persi dai francesi.

Quando, la mattina del 1 luglio 1916, i primi fanti britannici balzarono dalle proprie trincee, in un settore compreso tra Gommecourt e l’ala settentrionale dello schieramento francese, poco sotto Montauban, tutto si può dire tranne che i tedeschi fossero stati presi di sorpresa: nessun provvedimento di intelligence era stato adottato, per evitare che ovunque, dai caffè alle cartoline, si parlasse da tempo della grandiosa offensiva che avrebbe dato una scossa al fronte occidentale; se a questo aggiungiamo gli otto giorni di bombardamento preliminare, solo un bambino avrebbe potuto credere che i difensori non si aspettassero l’attacco.

A volte, l’eccessiva prudenza, in guerra produce disastri: altre volte, come in questo caso, l’eccesso di fiducia. Se si vuole trovare una ragione preminente degli scarsissimi successi del BEF in questa offensiva, a dispetto delle energie messe in campo, è qui che la si deve, probabilmente, individuare: la Somme cominciò come una battaglia già perduta, dati i presupposti.

Non a caso, i progressi maggiori furono quelli ottenuti a sud, dove i francesi, con un bombardamento preliminare molto più breve e grazie ad una sottovalutazione del loro potenziale offensivo da parte di Falkenhayn, ottennero un certo effetto sorpresa, che altrove mancò del tutto: tra l’altro, essi attaccarono a piccoli gruppi, come avevano imparato a fare nell’inferno di Verdun.

I britannici, invece, che mossero in massa verso le linee avversarie, vennero falciati dal fuoco delle mitragliatrici germaniche addirittura al primo sbalzo dai parapetti o nella terra di nessuno, subendo perdite catastrofiche. I fanti britannici avanzavano lentamente, per non perdere il collegamento con le successive ondate, sorpresi da una resistenza che non avrebbe dovuto esserci, nelle loro aspettative, e divennero un bersaglio perfetto per gli esperti mitraglieri tedeschi.

Soltanto in quel giorno da tregenda, il BEF perse 58.000 uomini: questo, tuttavia, non smosse di un millimetro l’imperturbabile Haig, che ragionava, come molti suoi colleghi, soprattutto in linea teorica, con cartine e bandierine, lontano dalla linea del fuoco, e che volle insistere per giorni nella medesima conduzione dell’azione.

L’avanzata degli attaccanti fu ovunque molto lenta e, in ogni caso, alla fine, anche le magre conquiste territoriali vennero di nuovo riprese dai contrattacchi tedeschi: i soldati di Rawlinson raggiunsero la prima linea germanica soltanto l’11 luglio, al costo di un numero enorme di perdite, e non riuscirono a mantenere la posizione conquistata, se non in rari casi.

La prima battaglia della Somme

Intanto, per magra soddisfazione, i tedeschi, effettivamente, alleggerirono la pressione su Verdun, spostando molti uomini a nord: la brutta notizia è che questa operazione raddoppiò il numero dei difensori sulla Somme; al generale Von Gallwitz fu affidata la difesa del settore, oltre al comando dell’ala meridionale dello schieramento, denominata il 19 luglio, ex novo, 1a armata. In sostanza, si stava ripetendo quello che era già accaduto a Verdun: entrambi i contendenti credevano che i rispettivi avversari fossero sul punto di cedere, e la battaglia si trasformò in un sanguinoso braccio di ferro, che durò fino a novembre, senza risultati di rilievo per gli attaccanti, tranne qualche modesta acquisizione, come nel caso della conquista di Pozieres, da parte di 2 divisioni Anzac, a luglio.

Agli inizi di settembre, la 10a armata francese del generale Micheler attaccò a sud, mentre, quasi contemporaneamente (il 15 settembre), i britannici della 4a armata andarono all’assalto delle linee germaniche a nord-est, in quella che, comunemente, è nota come battaglia di Flers-Courcelette (la battaglia della Somme fu così lunga e vasta da necessitare di ulteriori toponimi per individuarne le fasi) e che fruttò agli attaccanti meno di un chilometro lineare di avanzata.

Un dato importante di questa fase dello scontro sulla Somme è la registrazione dell’esordio nel conflitto di una nuova arma, destinata ad un’enorme fortuna futura: il tank. Si trattava dei goffi, lentissimi e poco affidabili Mk.1: su 50 tank, solo 24 parteciparono agli scontri, perché gli altri ebbero inconvenienti meccanici di ogni genere. Tuttavia, la comparsa di questi mostri antidiluviani, che superavano sferragliando i crateri e ed i reticolati nella terra di nessuno fecero una notevole impressione sui difensori; si trattava solo di casematte mobili, che avanzavano a passo d’uomo, proteggendo la fanteria, i progenitori degli infantry tanks, contrapposti ai cruiser tanks, più veloci e leggeri, nati per avanzare autonomamente nelle linee avversarie, ma furono da subito un nemico temibile per i fanti tedeschi.

Nonostante il numero davvero esiguo e la scarsa efficienza, i tank di Rawlinson permisero alla fanteria di conquistare alcune posizioni tedesche, altrimenti inespugnabili: i canadesi occuparono Courcelette, a nord-ovest della rotabile Albert-Bapaume, appoggiati da 7 tanks e, poco più a sud, gli scozzesi presero Martinpuich con l’aiuto del loro unico mezzo corazzato.

Ai carri britannici andò peggio a sud-est, tra i boschi, dove molti di loro vennero distrutti dal fuoco germanico o, addirittura, si persero, finendo per sparare sulle proprie fanterie: il tank si dimostrava inadatto ad operare in scenari che non fossero in campo aperto, insomma. Più ad est, il villaggio di Flers venne conquistato dai soldati inglesi, grazie all’apporto di 4 tanks, di cui uno solo giunse all’obbiettivo.

Nonostante le perdite e gli scarsi progressi, Haig decise per un nuovo attacco in quel settore, tra il 25 ed il 27 settembre: ne nacquero le battaglie di Morval e di Thiepval Ridge, con avanzate risibili ed immediati contrattacchi tedeschi. Tra l’1 ed il 20 di ottobre, i britannici rinnovarono i tentativi (battaglie di Transloy e delle colline d’Ancre), mentre, a sud, anche i francesi ripresero l’offensiva intorno a Chaulnes e a Morval: erano, però, tentativi piuttosto velleitari, fatti sulle medesime direttrici e con le medesime modalità di quelli precedenti e, inevitabilmente, ottennero solo l’effetto di allungare l’elenco delle perdite.

Joffre, le cui forze a Verdun stavano avanzando, voleva che il BEF continuasse ad attaccare, per impedire che gli avversari spostassero truppe dalla Somme al fronte della Woevre, così Haig ordinò alle sue truppe esauste un altro tentativo: il 13 novembre, i soldati britannici andarono un’ultima volta all’assalto nella battaglia dell’Ancre, conquistando la fortificazione di Beaumont-Hamel ed inziando ad avanzare lentamente ma costantemente, fino a quando il maltempo non li costrinse a sospendere l’azione, il 18 dello stesso mese.

Si concludeva così la prima battaglia della Somme: la conquista di 12 chilometri di territorio era costata ai britannici 420.000 perdite, tra cui gran parte dei battaglioni di giovanissimi volontari, i cosiddetti “Pal’s “, mentre i francesi avevano perso circa 200.000 uomini. Dall’altra parte, i tedeschi ebbero perdite stimate intorno alle 500.000 unità.

Agli alleati, la Somme era costata quasi 52.000 soldati al chilometro.

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