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Il 3 luglio 1971 moriva Jim Morrison, poeta maledetto del rock

Leader carismatico e frontman di una delle più famose band statunitensi, fu uno dei più importanti esponenti della rivoluzione culturale degli anni Sessanta, nonché uno dei più grandi cantanti rock della storia.

Il 3 luglio 1971, a Parigi, moriva Jim Morrison, voce e anima dei Doors. Quella sera, Morrison rientrò nel suo appartamento con la moglie Pam, dopo una notte a base di cinema e di alcool. A casa, in forte stato di ebrezza, affrontò l’ultimo viaggio: una micidiale dose di eroina che entrò in simbiosi con l’alcool bevuto, provocandogli un edema polmonare che lo stroncò in poche ore.

Leader carismatico e frontman di una delle più famose band statunitensi, fu uno dei più importanti esponenti della rivoluzione culturale degli anni Sessanta, nonché uno dei più grandi cantanti rock della storia. Impetuoso “profeta della libertà” e poeta maledetto, è ricordato come una delle figure di maggior potere seduttivo nella storia della musica e uno dei massimi simboli dell’inquietudine giovanile. Era soprannominato il Re Lucertola e venne paragonato a Dioniso, divinità del delirio e della liberazione dei sensi.

La sua morte resta ancora oggi avvolta dal mistero, tant’è che nel corso degli anni sono state formulate innumerevoli ipotesi, compresa quella di un complotto mirato a spegnere una voce considerata scomoda e pericolosa dal governo americano. La sua tomba è ancora oggi meta del pellegrinaggio dei fan presso il cimitero monumentale Père Lachaise di Parigi.

tomba morrison

La miscela di blues e psichedelia della musica dei Doors, il gruppo fondato con i compagni Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore, è entrata di diritto nella storia della musica rock. L’omonimo album d’esordio, uscito nel 1967, è considerato ancor oggi uno degli esordi più folgoranti di sempre. Tra le canzoni più famose dei Doors ricordiamo la celeberrima “Light my Fire”, “The End”, “L.A. Womam”, “Riders on the Storm” e “Roadhouse Blues”.

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