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Bangladesh, agguato Isis al ristorante: ecco le 9 vittime italiane fotogallery

La Farnesina informa che i connazionali deceduti nell’attacco terroristico a Dacca sono Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Riboli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti.

Almeno venti civili, italiani e giapponesi, sono stati uccisi nell’assalto jihadista al caffè di Dacca, in Bangladesh. Le vittime sono state sgozzate. Un altro degli ostaggi tratti in salvo durante il blitz ha raccontato che i jihadisti avrebbero risparmiato chi dimostrava di saper recitare il Corano, mentre gli altri sono stati torturati.

Ecco chi sono i nostri connazionali morti nell’assalto

Cristian Rossi, 47 anni, imprenditore, sposato e padre di due gemelline di 3 anni, era stato manager alla Bernardi. Dopo alcuni anni si era messo in proprio. Era in Bangladesh per motivi di lavoro. A Feletto Umberto (Udine), dove l’uomo abitava con la famiglia, la notizia si è diffusa già questa mattina.

Adele Puglisi uccisa a vigilia rientro – Stava per rientrare a casa Adele Puglisi. Probabilmente la cena a cui ha partecipato era per salutare una sua amica, Nadia Benedetti, anche lei uccisa dai terroristi, prima di partire dal Bangladesh per la Sicilia. Il suo rientro a Catania era previsto tra stasera e domani, e suo fratello e i suoi amici si stavano organizzando per accoglierla.

Fratello Tondat, dolore immenso dopo notizia – “Stiamo vivendo un dolore immenso”. Lo ha affermato Fabio Tondat, fratello di Marco, l’imprenditore di 39 anni ucciso a Dacca. Marco Tondat era nato a Spilimbergo (Pordenone), ma viveva a Cordovado. “Ci eravamo sentiti ieri mattina – ha riferito il fratello – doveva rientrare in Italia per le ferie e abbiamo concordato alcune cose, lo aspettavo per lunedì. Era un bravo ragazzo, intraprendente e con tanta voglia di vivere”. Il fratello di Tondat ha quindi detto che Marco “era partito un anno fa, perchè in Italia ci sono molte difficoltà di lavoro e ha provato ad emigrare. A Dacca era supervisore di un’azienda tessile, sembrava felice di questa opportunità. A tutti voglio dire che quanto accaduto deve far riflettere: non è mancato per un incidente stradale. Non si può morire così a 39 anni”.

Amico Benedetti, Nadia era grande imprenditrice – “Era una grande imprenditrice, ha fatto sempre bene il suo lavoro. Dedicarsi al lavoro era la sua fonte di vita, ci dedicava tutto il suo tempo, tutta se stessa. È una tragedia molto grande per noi”. Così un amico di Nadia Benedetti ricorda l’imprenditrice viterbese scomparsa nell’attentato di Dacca. “Nadia non era sposata e non aveva figli – dice con un nodo alla gola -. Da più di 20 anni si era trasferita in Bangladesh ma tornava spesso in Italia a trovare i parenti che vivono ancora a Viterbo”.

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